THOMAE LVDOVICI
DE VICTORIA ABVLENSIS


OFFICIUM DEFUNCTORUM (EX EDITIONE ANNI 1605), IN COLLABORAZIONE CON ENSEMBLE OROLOGIO
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Missa pro defunctis


Viene considerato il più grande polifonista spagnolo del ‘500. La sua musica ha espresso in suoni (come la pittura di El Greco in immagini) lo slancio mistico dei santi spagnoli come Teresa d’Avila e Giovanni della Croce. Tomás Luis de Victoria (1548, Avila - 1611, Madrid) a dieci anni entra a far parte del coro della cattedrale della sua città natale. È così promettente che nel 1565 viene mandato a Roma per perfezionare i suoi studi, entrando così in stretto rapporto con le forze più vive della Riforma cattolica. Tra i suoi maestri annovera Palestrina ed entra a far parte dell’Oratorio di san Filippo Neri, il quale pratica una forma particolarmente lieta e festosa di cristianesimo, in cui la musica ha una parte importante. Nel 1575 viene ordinato sacerdote. Nel frattempo compone diverse opere, che vengono pubblicate nel 1585 in una edizione di lusso che suscita, pare, l’invidia dello stesso Palestrina. Ma Victoria concepisce la sua musica come servizio a Dio e alla Chiesa, non ambisce al successo, il suo unico desiderio è quello di ritornare in Spagna. Nel 1587 si trasferisce a Madrid, con l’incarico di Maestro di cappella nel convento delle Clarisse scalze, posto che occuperà fino al 1611, anno della sua morte.
Solo fra il 1592 e il 1594 fa ritorno a Roma, per sovrintendere a una nuova edizione delle sue opere e può così assistere al funerale del suo maestro Palestrina.
La produzione di Victoria è piuttosto scarsa, se paragonata a quella di Palestrina o di Lasso. Ma lo spagnolo ha un grande senso critico, lavora a lungo su ogni composizione e spesso ritorna su opere già compiute per correggerle e migliorarle. Compone solo musica sacra: Victoria vive profondamente l’esperienza religiosa, e concepisce la musica solo in funzione e come espressione di questa. Fra le opere pubblicate nel 1585 il posto d’onore spetta senza dubbio all’Ufficio per la Settimana Santa (Officium Hebdomadae Sanctae). Sono inni, mottetti, Improperi e, soprattutto, i diciotto Responsori e le nove Lamentazioni (rispettivamente sei e tre per ciascun giorno) che accompagnano la più suggestiva liturgia del triduo pasquale: la liturgia delle Tenebre, cantata al crepuscolo, al lume delle candele che vanno estinguendosi lentamente, fino a terminare nell’assoluta oscurità. La musica di Victoria è costituita, come quella di nessun altro, di luce e tenebre, di contrasti, di subitanei bagliori e repentine zone d’ombra. Ne è esemplare testimonianza Caligaverunt Oculi Mei (I miei occhi si sono oscurati), che è difficile ascoltare senza provare un brivido. Ma è un altro il capolavoro assoluto di Victoria. Nel 1603 muore l’imperatrice Maria, sorella di Filippo II, da tempo ritiratasi nel convento delle Clarisse Scalze in cui presta servizio Victoria. Due mesi dopo viene celebrata la solenne Messa per i defunti in memoria dell’imperatrice scomparsa. Il catafalco è collocato in mezzo al coro, circondato dall’imperatore (vestito di nero e argento) e da tutta la corte, in una scena che rimanda ad un quadro di El Greco. Per l’occasione Victoria scrive un nuovo Requiem, l’Officium Defunctorum, la sua opera più amata. Forse perché sembra in qualche modo il Requiem per un’epoca, per quel “Siglo de Oro” spagnolo, già al crepuscolo, che di lì a poco sarà definitivamente inghiottito dalla tragedia della guerra dei Trent’anni.

L'Officium defunctorum fu composto per i funerali dell'Imperatrice Maria, sorella di Filippo II di Spagna, figlia di Carlo V, moglie di Massimiliano II e madre di due imperatori: fu dedicato alla Principessa Margherita per "le esequie della vostra venerata madre". L'imperatrice Maria mori' il 26 febbraio 1603, le esequie solenni vennero celebrate il 22 e 23 aprile. Tomas Luis de Victoria fu cappellano personale dell'Imperatrice Maria dal 1586 al 1603, data della sua morte. Scitto per 6 parti corali (cantus I - cantus II - altus - tenor I - tenor II - bassus), include un intero ufficio dei defunti: oltre alla Messa, Victoria ha inserito anche un mottetto funebre extra liturgico (Versa est in luctum), una lectio appartenente al mattutino (Taedet animam mea) scritta per 4 parti corali (cantus - altus - tenor - bassus) non sempre inclusa nel programma di concerto e la cerimonia di Assoluzione che segue la Messa. Le parti polifoniche sono separate dagli incipit gregoriani stampati da Victoria stesso: al cantus II e' affidato il cantus firmus.
Victoria pubblico' undici volumi delle sue composizioni: l'Officium defunctorum, l'unico lavoro ad essere pubblicato separatamente, e' l'undicesimo volume e l'ultimo lavoro in assoluto pubblicato dal compositore spagnolo. La data di pubblicazione 1605 e' spesso inclusa nel titolo per differenziare le altre Messe da Requiem di Victoria (nel 1583 Victoria compose e pubblico' un libro contenente delle Messe, tra cui la Missa pro defunctis scritta per 4 parti corali). Secondo K. Proske, F. X. Haberl e P. H. Lang, l'Officium defunctorum e' da considerarsi il capolavoro ineguagliabile del Victoria, "la sua massima gloria artistica ed una delle più belle composizioni di tutta la letteratura musicale". Non soltanto i critici classici, da H. Collet, che sta all'inizio dell'alfabeto, a J. B. Trend e Wagner, che stanno alla fine, ma anche molti recenti musicologi, testimoniano che l' "essenza" di de Victoria e gli aspetti qualitativi che "gli assicurano un posto tra i grandi compositori", sono "la vigorosa concentrazione, l'incedere drammatico ed il tono di un crescendo estatico e tragico" caratteristici della sua musica colma di tristezza, aspetti questi compendiati nei mottetti della Settimana Santa, quali O vos omnes e Vere languores.


Struttura del concerto:

Lectio II ad matutinum
Taedet animam mea


Missa pro defunctis

Introitus
Requiem Aeternam

Kyrie

Graduale
Requiem Aeternam

Sequentia
Dies Irae

Offertorium
Domine Jesu Christe

Sanctus - Benedictus

Agnus Dei

Communio
Lux Aeterna

Motectum
Versa est in luctum

Absolutio
Libera me Domine

Tenebrae Responsorium

Feria V - In Coena Domini
Judas mercator

Una hora

Feria VI - In Parasceve
Tenebrae factae sunt

Sabbato Sancto
O vos omnes



Officium Consort & Ensemble Orologio


Organico dell'Officium Consort:

Cantus I: Alessandro Carmignani, Andrea Arrivabene, Matteo Pigato
Cantus II: Paolo Costa, Jacopo Facchini, Marco Rinaldi

Altus: Claudio Zinutti, Gianclaudio Martin, Peter Gus, Matija Faganel
Tenor I: Marco Della Putta, Sandro Giusti, Stefano Giusti, Francesco Polini, Moreno Siega Brussatin
Tenor II: Alessandro Drigo, Carlo Roni, Pio Francesco Pradolin, Pietro Santoro, Lorenzo Autero
Bassus: Marco Casonato, Francesco Del Bianco, Enrico Basello, Pierluigi Manzoni, Fabio Zaccarin

Organico dell'Ensemble Orologio:

Cornetto I: Doron Sherwin
Cornetto II: Josue Melendez
Trombone alto I: Mauro Morini
Trombone tenore II: Corrado Colliard
Trombone tenore III: Ermes Giussani
Trombone basso: David Yacus

Organo: Marco Ghirotti

Maestro di Concerto: Davide De Lucia



Ensemble "Orologio"

L'Ensemble Orologio è stato fondato da Davide De Lucia nel 2000 e deve il suo nome al massimo musicista del Rinascimento friulano: Alessandro Orologio. È un gruppo specializzato nell'interpretazione della musica del XVII e XVIII secolo con strumenti antichi o copie fedeli di essi. Attraverso lo studio filologico dei trattati dell'epoca, si propone di far riascoltare musica inedita e i grandi capolavori come probabilmente erano eseguiti dai loro stessi autori.




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