"Il primato della sontuosità"
Musica Sacra a Venezia tra tardo rinascimento e primo barocco: lo stile a cappella, la policoralità e il ruolo emergente della musica strumentale
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Premessa

L'Officium Consort ha già esplorato lo scorso anno la Scuola rinascimentale romana avvicinandosi al suo maggiore e più geniale e prolifico esponente con l'allestimento del progetto musicale "Giovanni Pierluigi da Palestrina, l'alfabeto gregoriano nella polifonia della Scuola Romana". Il programma prevedeva lo studio della Messa "Aeterna Christi munera", costruita sul celebre omonimo inno gregoriano e vari altri mottetti, che tendevano a dare un'idea del recupero del canto gregoriano e della sua funzione ispiratrice, ma anche del suo evidente ruolo "strumentale" quale matrice dei nuovi paradigmi tridentini in materia di chiarezza verbale nella musica sacra, sostanziatosi in seguito nell'opera di revisione dell' "Editio Medicea" curata dal grande maestro romano.
Ora, rimanendo nell'alveo della sua specializzazione, è giunto il momento per il gruppo di guardare a tradizioni coeve geograficamente (e fors'anche culturalmente) più prossime, avvicinandosi al tardo rinascimento veneziano: quello che parte dai "fondatori" oltremontani (Willaert, De Rore), per passare attraverso insigni esponenti di una scuola che costituì uno dei grandi poli di attrazione della musica rinascimentale e barocca in Italia e nell'intera Mitteleuropa. La ricerca sarà indirizzata oltre la sontuosità policorale della tradizione marciana (che pare argomento quasi totalizzante quando si tratta di Scuola veneziana) per approdare invece ad un discorso più generale di produzione sacra relativo anche alle altre chiese veneziane (Redentore, San Rocco, Santo Stefano, Frari, ecc.) o, comunque, posto in quel contesto ambientale caratterizzato da una fecondità artistica e una pregnanza di contenuti e innovazioni musicali di portata rivoluzionaria. Quindi troveranno spazio anche autori meno insigni, meno conosciuti e meno frequentati rispetto ai maestri di cappella e agli organisti di San Marco.
Naturalmente non potranno essere trascurati autori che a Venezia probabilmente non misero mai piede, ma che con tutta evidenza trassero ispirazione o vennero condizionati nelle loro composizioni da quella grande epopea musicale.

Le peculiarità nazionali

All'interno del panorama internazionale, le varianti della musica rinascimentale riflettono inevitabilmente le specifiche realtà storiche e sociali: si va così dalla serena, equilibrata polifonia controriformistica del romano Palestrina, alla mistica sensualità dello spagnolo Tomás Luís de Victoria, fino allo splendore cerimoniale dei veneziani Andrea e Giovanni Gabrieli. Le differenze si fanno ancora più nette a nord delle Alpi: William Byrd era in contatto con gli italiani, mentre Heinrich Schütz (ma anche Hans Leo Hassler) aveva studiato a Venezia con i Gabrieli e, più tardi, con Claudio Monteverdi. Discorso a parte merita la genialità e l'originale creatività di Lassus. In Italia la musica si trovava a dover rispondere a tendenze contraddittorie. Da una parte vi erano le pressioni del concilio di Trento e della Controriforma, e il tentativo della Chiesa cattolica di dare una risposta efficace alla sfida protestante: ciò portò, ad esempio, all'elevazione delle opere di Palestrina allo status di canone ufficiale. Dall'altra, l'accettazione della musica come espressione e leva delle passioni dell'anima finiva inevitabilmente per minare l'equilibrio tipico dello stile rinascimentale: ne è un esempio il cromatismo sensuale dei madrigali del tardo Cinquecento, riscontrabili anche in talune produzioni sacre (Gesualdo da Venosa). Non possiamo trascurare tuttavia la "valenza civica" che la musica sia vocale che strumentale ebbe a Venezia in quel periodo, ove tutte le manifestazioni, anche le meno solenni e sontuose, sia in ambito civile-istituzionale che in contesto religioso - rituale prevedevano l'accompagnamento, il commento, la presenza, la semplice sottolineatura, comunque gli interventi di cappelle o di consorzi strumentali o di entrambe. In un tale ambiente così ricco e intriso di momenti musicali diviene scontata l'attrazione della città verso i musicisti più dotati e prolifici nel resto d'Europa. Ma anche altrettanto scontata è l'eco che gli eventi veneziani riverberano in particolare nell'Italia del Nord ma anche nella Germania, in Danimarca, piuttosto che in Austria e nella Boemia imperiale.

Uno spaccato della musica veneziana in San Marco e i Gabrieli

A S. Marco a Venezia si formò un repertorio sacro molto diverso dalla scuola romana, di cui abbiamo accennato in precedenza: più dello stile a cappella, pur coltivato, erano apprezzate le composizioni nelle quali alle voci si mescolavano gli strumenti, che potevano essere sia i due organi di cui era fornita la basilica, sia strumenti a corda e a fiato quali viole, cornetti, tromboni. Inoltre l'esecuzione a doppi cori divisi, ripresa dal Willaert ( i cori spezzati o battenti ), si realizzò in composizioni policorali, nelle quali due, tre, quattro gruppi cantavano e suonavano insieme, ma su cantorie contrapposte e in spazi distanti all'interno della chiesa. Le musiche veneziane rilevano caratteri di fastosità, di colore, di ricchezza sonora; le loro motivazioni profonde vanno ricercate nelle tradizioni di San Marco, in cui le esecuzioni pubbliche in modi solenni erano associate -come si è detto in precedenza- ad eventi non solo sacri ma anche politici. Tra la basilica e il Palazzo Ducale, eretti uno di fianco all'altra, tra la chiesa veneziana e il potere dogale i rapporti erano strettissimi; la cappella musicale dipendeva, anche finanziariamente, dal doge. E' doveroso rammentare, al riguardo, che San Marco divenne Cattedrale soltanto nel 1804, durante la dominazione napoleonica. La cattedra patriarcale in precedenza era collocata presso la chiesa di San Pietro in Castello. L'usanza di mottetti celebrativi del Treccento a Venezia era stata conservata e si era accentuata; era la cappella musicale che, in S. Marco, ma anche fuori, quando ne era richiesta, celebrava gli avvenimenti che riguardavano la vita della Repubblica, i suoi successi, le sue ricorrenze, e rendeva onore alle visite dei regnanti stranieri. In laguna, già a partire dal XIV secolo, è documentata l'attività della Cappella di San Marco, con l'assunzione di organisti e la creazione di una scuola di canto. La seconda metà del Cinquecento fu il periodo della grande affermazione di Venezia, che attrasse presso di sé importanti artisti e vide la presenza di celebri editori musicali (Petrucci, Scotto, Giordano, Giunti).
Fra i musicisti attivi a Venezia in quel periodo vi furono i fiamminghi della quarta generazione A. Willaert, maestro della cappella ducale dal 1527 al 1562, Cipriano De Rore e P. Verdelot, portatori di un bagaglio immenso di competenze musicali non solo nell'arte del contrappunto. L'immaggine che voleva dare di sè Venezia richiedeva anche che dovesse sostenere con lungimiranza la cappella più numerosa d'Italia, nella quale nel secolo XVI e in parte XVII operarono alcuni dei maggiori musicisti del tempo. Furono infatti maestri di cappella, tra i maggiori, dopo Willaert, Cipriano de Rore ( 1563 - 64 ), Gioseffo Zarlino ( 1565 - 90 ), Giovanni Croce detto il Chiozzotto ( 1603 - 09 ), Claudio Monteverdi ( 1613 - 43 ), poi Francesco Cavalli ( 1668 - 76 ) e Giovanni Legrezzi ( 1685 - 90 ); organisti, all'uno o all'altro strumento, Jaques Buus ( 1541 - 50, ), Girolamo Parabosco ( 1551 - 57 ), Claudio Merulo ( 1557 - 84 ), Annibale Padovano ( 1552 - 65 ), Andrea Gabrieli ( 1566 - 86 ), Giovanni Gabrieli ( 1584 - 1612 ), il già citato Francesco Cavalli ( 1639 - 68 ). Essi erano tra le personalità più avanzate del loro tempo, in ogni settore, dalla teoria ( Gioseffo Zarlino ) alla composizione di musiche da chiesa ( Willaert, Buus, Parabosco, Padovano, Merulo, i Gabrieli ) a quelle vocali profane ( ancora Willaert, Andrea Gabrieli, Croce, Monteverdi ), a quelle per più strumenti ( i Gabrieli ).
Fra i musicisti più eminenti vanno senz'altro ricordati i veneziani Gabrieli. Andrea è considerato il fondatore della scuola policorale veneziana, così chiamata perché fece ampio uso di cori divisi con funzione dialogica. Tale tecnica, già in parte adottata da Willaert, fu da Gabrieli ampiamente rielaborata, con frequente uso di voci soliste e con strumenti (archi, fiati) in rinforzo dei due organi accompagnati. I grandi lavori policorali (a "cori spezzati") sono contenuti nella raccolta pubblicata nel 1587 (Concerti), che comprende lavori analoghi del nipote Giovanni. Nello stile policorale Gabrieli scrisse anche molte composizioni profane e tra queste la Battaglia per sonar d'istrumenti a fiato (di cui resta un'elaborazione postuma del 1587, trascrizione di La guerre di C. Janequin) è giustamente famosa. Minore importanza rispetto alla musica vocale ha quella strumentale e la sua tecnica virtuosistica costituì uno dei presupposti per le esperienze di G. Frescobaldi. A. Gabrieli pubblicò un libro di messe a 6 voci (1572), 2 di mottetti a 5 (1565) e a 4 voci (1576), uno di Psalmi Davidici a 6 voci (1583), 7 libri di madrigali a 3-6 voci, 6 libri di composizioni per strumenti a tastiera e numerose altre pagine vocali, sacre e profane, in antologie dell'epoca. Postuma è la raccolta dei Chori in musica... sopra li chori della tragedia di Edippo Tiranno (1588), tradotti da O. Giustiniani ed eseguiti in occasione dell'inaugurazione del Teatro Olimpico di Vicenza di A. Palladio (1585).
Giovanni si mosse lungo le direttrici stilistiche individuate dallo zio, del quale fu però innovatore più profondo, soprattutto nel campo della musica strumentale pura, di cui è considerato il creatore. Egli estese a essa i principi della policoralità, della sovrapposizione e alternanza di cori e voci singole, perseguendo un possente e solenne gioco di contrasti da sviluppare, oltre che un sapiente dosaggio delle sonorità, con arditi procedimenti di sequenza, progressione e sovrapposizione. Nelle sue canzoni da sonar (fu il primo a usare sistematicamente il termine sonata) utilizzò un numero di voci variabile da 6 a 20: celebre, fra tutte, è la Sonata pian e forte a 8 (1597). Minore importanza hanno le composizioni per organo, mentre nella produzione vocale, sacra e profana, egli dimostrò una tecnica ancora superiore a quella di Andrea nel trattamento della coralità, integrata con ricchi cori di strumenti (in particolare ottoni) con funzione concertante. Fra le sue raccolte emergono le due Sacrae Symphoniae (1597 e 1615) contenenti rispettivamente 44 e 32 composizioni.


La musica sacra tardo rinascimentale in contesti extra-marciani

Se diamo uno sguardo alle altre chiese veneziane del periodo, una particolare attenzione va data a figure quali il famoso teorico Lodovico Zacconi di Pesaro che giunse a Santo Stefano nel 1577 e cantò nel coro diretto da Ippolito Baccusi. (quest'ultimo è attestato quale maestro di cappella in S. Stefano almeno nel 1574 e citato dallo stesso Zacconi) Pubblicò a Venezia la sua Prattica di musica. Nello stesso contesto agostiniano, nei primi anni del '600, troviamo il frate Carlo Milanuzzi, maestro di cappella ed organista in Santo Stefano, autore di significative pagine di musica sacra. Ma anche Giovanni Picchi (forse Venezia 1571 o 1572 - ivi, 17 maggio 1643) fu un compositore, organista, liutista e clavicembalista italiano del tardo rinascimento/primo barocco. Egli contribuì allo sviluppo di diverse forme musicali strumentali che iniziavano ad apparire, come la sonata e la canzona d'insieme; inoltre fu l'unico veneziano che nel suo tempo scrisse musica per danze per clavicembalo. Poco si sa sulla vita giovanile di Picchi, ma la sua data di nascita (1571 o 1572) è deducibile attraverso la registrazione della sua data di morte (17 maggio 1643), nella quale veniva specificata l'età al momento del decesso (71 anni). La prima documentazione pervenutaci che lo riguardi è un ritratto: appare inoltre come un liutista nel titolo di una pagina di un manuale di danze di Fabritio Caroso (Nobiltà di dame). Verso il febbraio del 1607 egli fu nominato organista della Chiesa dei Frari e dal 1623 fino alla morte fu anche organista della Chiesa della confraternita di San Rocco, la più prestigiosa confraternita veneziana. Nel 1624 fece richiesta di diventare secondo organista della basilica di San Marco, ma fu scelto Giovanni Pietro Berti. Non possiamo inoltre dimenticare la figura e l'opera di Pietro Andrea Ziani che fu organista in San Salvatore nel primo Seicento. Si ritiene opportuno citare anche Francesco Sponga, detto l'Usper, istriano di Rovigno, allievo di Andrea Gabrieli, organista nelle chiese di San Salvatore e in quella della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista. Né possiamo sottacere neppure che taluni nomi di spicco di San Marco, quali ad esempio Giovanni Croce, prestarono la loro opera in altre chiese veneziane (nell'esempio a Santa Maria Formosa) prima di approdare nella cappella ducale. Ma anche Andrea Gabrieli tiene lezioni di organo e di composizione a San Geremia. In seguito con la nomina in San Marco si stabilisce a San Samuele, dove continua l'importante attività didattica. Mentre il nipote Giovanni nel 1585 risulta anche organista nella Scuola Grande di San Rocco. L'elenco delle scuole, delle chiese e dei maestri che vi operarono in quel fantastico e irripetibile periodo di passaggio che corrisponde al tardo rinascimento e primo barocco veneziano, sarebbe lunghissimo e qui, anche per ragioni di spazio, dobbiamo limitarci a citare quelli di cui non manca qualche documentazione storica sufficiente.

A cura di Pio Francesco Pradolin



Officium Consort


Organico dell'Officium Consort:

Marco Rinaldi, Gianclaudio Martin, Nicolò Pasello, Claudio Zinutti, Moreno Siega Brussatin, Marco Della Putta, Sandro Giusti,
Stefano Giusti, Michele Morassut, Alessandro Drigo, Pio Francesco Pradolin, Carlo Roni, Marco Casonato, Francesco Del Bianco,
Pierluigi Manzoni, Fabio Zaccarin

Programma dei concerti:
Missa "La vaga pastorella" Claudio Monteverdi
   
Kyrie  
Gloria  
Credo  
Sanctus, Benedictus  
Agnus Dei  
  3'47"
Magnificat Claudio Monteverdi 5'24"
   
Adoramus te, Domine Jesu Christe Matteo Asola
   
Surrexit Christus Jacopus Gallus
   
Vexilla Regis Costanzo Porta
   
Stetit Jesus Cipriano de Rore
   
Veni Sancte Spiritus Adrian Willaert
   
Mirabile mysterium Adrian Willaert
   
Cantate Domine Giovanni Croce
   
Angelus ad pastores ait Hans Leo Hassler
   
Regina coeli Gregor Aichinger
   
O quam tu pulchra es Alessandro Grandi
   






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