Hanno scritto...
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CLASSICA. Esecutori dislocati in diversi punti con suggestivo effetto
VOCI E SUONI NELLO SPAZIO DAL RINASCIMENTO AD OGGI
L’organista Pier Damiano Peretti e i raffinati cori Coenobium Vocale e Officium Consort ad Arzignano

Il nudo cemento della Chiesa di San Giovanni Battista al Villaggio Giardino ad Arzignano è stata giovedì scorso la perfetta cornice per il “suono dello spazio", ovvero“Spatium"concerto di cori maschili, organo e percussioni. Ultimo appuntamento di “Altro Clima", ciclo di incontri organizzato dall'associazione di impegno civico Arzignano Futura, nonostante le condizioni meteo sfavorevoli, il concerto è stato un successo: oltre 300 spettatori hanno seguito attenti e curiosi l'alternanza delle esecuzioni vocali dei cori maschili Officium Consort e Coenobium Vocale, diretti rispettivamente da Danilo Zeni e Maria Dal Bianco, e le musiche d'organo e percussioni eseguite da Pier Damiano Peretti e AlessandroZucchi. «Per il filosofo medievale Severino Boezio, la musica è l'emblema della harmonia mundi - ha detto introducendo la serata Paolo Cassan, presidente di ArzignanoFutura-ed èproprio la musica vocale adessere considerata il migliore archetipo del pensiero divino. Il suono vive dello spazio, delle sue cavità, dei suoi vuoti e dei suoi pieni, riempiendo i silenzi dei templi». Il concerto ha voluto essere, dunque, il racconto degli spazi del suono, e i cori hanno eseguito i diversi brani secondo la tecnica della spazializzazione, scomponendosi in vari gruppi, dislocati in diversi punti della chiesa.
Inizio rinascimentale con i brani a doppio coro e a cori battenti dei musicisti veneti Giovanni Croce e Giovanni Matteo Asola. A seguire, è stato Pier Damiano Peretti, professore d'organo alla Universität für Musik di Vienna, ad emozionare il pubblico suonando all'organo Mascioni le Variazioni Canoniche sopra il corale natalizio “Dall' alto dei cieli io discendo" di J.S. Bach. È stata quindi la volta del repertorio contemporaneo: l'Ave Maria del compositore tedesco Franz Xavier Biebl, il “Crux Fidelis" di Giovanni Bonato, musicista scledense. Potentemente evocativo il “De profundis" del musicista estone Arvo Pärt, un'opera per coro maschile, percussioni e organo dall'atmosfera minimalistama di fortepotenza. Poi ancora l'organo e le percussioni per l'Epiphaniai di Michael Radulescu, opera complessa e coinvolgente, dai cambi ritmici e timbrici imprevedibili, eseguita con maestria da Peretti e Zucchi. Infine le metafisiche dissonanze del giovane autore americano Eric Whitacre con il brano “Lux Aurumque" e ancora la musica di Giovanni Bonato con il suo "Genuit puerpera", per il bis, eseguito dai due cori sulle cantorie del piano superiore della chiesa, avvolgendo così il pubblico di suoni ancestrali.

Il Giornale di Vicenza - Spettacoli, lunedì 27 dicembre 2010
Silvia Castagna


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CHORALIA - SCAFFALI


L'Officium Consort (già coro maschile dell'USCI Pordenone) è un gruppo vocale che sin dalla sua fondazione nel 2001 mostra una notevole ampiezza di vedute e una ricerca di nuovi stimoli e nuovi repertori.
Nato da un progetto formativo dell'USCI di Pordenone, progetto che vantava un padrino d'eccezione, il compianto Piergiorgio Righele, l'ensemble vocale si dedica sin da allora all'interpretazione del canto corale a voci pari, solo maschili. Il repertorio affrontato dal gruppo comprende il canto gregoriano, la prepolifonia sino ai mottetti rinascimentali. Dopo Righele la direzione è stata affidata a Giorgio Mazzucato, passando poi nel 2003 a Danilo Zeni che, dopo il diploma in pianoforte, ha approfondito la preparazione direttoriale con entrambi.
I diciotto membri dell'Officium Consort hanno presentato quest'anno un CD dal titolo Francesco Corteccia: Passione di Christo secondo Giovanni.
Come leggiamo nel libretto accluso, le cui note storiche sono state curate da Umberto Berti, si tratta della prima passione cinquecentesca pervenutaci. Il fiorentino Francesco Corteccia è stato sia maestro di cappella nella cattedrale di S.maria del Fiore sia musicista presso la corte medicea. Come giustamente nota il Berti si tratta di una Passione "potentemente descrittiva", resa ancor più viva dalla scelta di affiancare alle parti cantate la narrazione dell'Historicus o Chronista in "lingua Thoscana".
I testi declamati provengono da una traduzione coeva della Bibbia di Santi Marmochini (Venezia, 1546). Quindi l'ascolto del CD procede in un intreccio di testo declamato fiorentino e parti cantate a più voci in latino.
Si dipana alle nostre orecchie la storia ben conosciuta della passione di Cristo che continua ad avvolgerci con la sua drammaticità anche e soprattutto grazie alla qualità delle esecuzioni e della registrazione.
Oltre ai membri dell'Officium Consort hanno partecipato alla registrazione Raffaele Giordani (cantus), Gian Paolo Fagotto (altus), Marco Scavazza (tenor) e Walter Testolin (bassus). La parte narrante è stata affidata alla bellissima e calda voce di Giuseppe Paolo Cecere.
A incastonare la Passione del Corteccia due inni gregoriani, il Vexilla regis prodeunt e il Crux fidelis. Il CD si presenta come un approfondimento del repertorio, curato sia nei particolari esecutivi, di grafica e di presentazione.
Ciò che è estremamente interessante è che il prodotto finale è frutto del lavoro interpretativo integrato tra professionisti e dilettanti: ciò a dimostrazione che le giuste sinergie tra i due mondi creano prodotti pregevoli e di qualità.

Choralia (61) - settembre 2010
Luisa Antoni


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MUSICA ANTICA: UN NUOVO CD DEL CORO OFFICIUM CONSORT
La Passione di Cristo secondo Giovanni musicata nel '500 registrata dal coro pordenonese nell'Antica Pieve di Vito d'Asio

A testimoniare il fatto che da tempo la ricerca musicale offre nel territorio pordenonese proposte di assoluto interesse, anche quando coinvolge risorse in parte amatoriali e persino nel raffinato ambito della ricerca filologica, è uscito quest'anno un nuovo cd prodotto per l'etichetta milanese "La bottega discantica" dall'Officium Consort, coro pordenonese di voci virili diretto da Danilo Zeni. Si tratta della "Passione di Cristo secondo Giovanni", musicata dall'autore cinquecentesco fiorentino Francesco Corteccia (1502-1571), composizione che risulta una profonda meditazione polifonica sul tema del martirio del Messia.
La struttura del lavoro, introdotto e concluso dagli inni gregoriani Vexilla Regis prodeunt e Crux fidelis, è quella di un dialogo fra la voce narrante di Giuseppe Paolo Cecere e una parte cantata, affidata ora ai solisti Raffaele Giordani (cantus), Gian Paolo Fagotto (altus), Marco Scavazza (tenor) e Walter Testolin (bassus), ora alle diciotto voci dell'ensemble dell'Officium Consort. Il testo recitato, com'era prassi di allora in volgare, proviene da una traduzione in toscano della Bibbia datata alla metà del '500 ("Quando adunque hebbe udito questo parlare, Pilato maggiormente temette. Et di nuovo entrò nel pretorio et dice a Giesù: 'Onde sei tu?' Et Giesù non gli dette risposta"); si alterna alla narrazione la riflessione morale sul Mistero nel canto in latino, con le "turbe" affidate al coro e le "meditazioni" ai soli, in un tessuto drammatico di grande impatto, in cui spiccano per l'asciutta intensità espressiva passi come quello della "meditazione sesta", affidata alle quattro voci soliste ("Diviseruntsibi vestimenta mea: et super vestem meam miserunt sortem").
La scrittura musicale di Corteccia, in questo lavoro che risulta datato 1527 (agli inizi quindi della crisi luterana), appare molto attenta al valore religioso del testo, cui subordina l'edonismo sonoro a favore dell'aderenza al tema tragico del sacrificio. Poco spazio quindi al gioco contrappuntistico, nessuno a fioriture decorative, ma un procedere fondamentalmente isoritmico in cui è ovviamente ancora netta l'eredità del gregoriano e in cui le voci sono indirizzate a una ricerca che si concentra sull'effetto drammatico dei blocchi armonici.
Il lavoro si avvale della stimolante introduzione di Umberto Berti in un libretto completo di immagini, testi e traduzioni, e si fa apprezzare nella parte sonora per l'efficace narrazione di Cecere e per le qualità vocali di tutti i solisti, adeguate timbricamente e delicate nelle raffinate sfumature espressive. Anche il corposo contributo del coro, retto da un contributo amatoriale che ha evidentemente alle spalle uno studio accurato con buoni maestri, risulta all'altezza di un lavoro di qualità che si propone fra i prodotti eccellenti del territorio.
Non ultima ragione di interesse nell'ascolto di questo lavoro, la notevole efficacia di un'incisione che fa apprezzareappieno le riverberazioni dell'Antica Pieve di Vito d'Asio, in cui il lavoro è stato registrato nel 2009.

Il Momento - Periodico di informazione e cultura, luglio - agosto 2010
Andrea Busato

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Venezia. Quattro complessi a San Marco diretti da De Lucia
MONTEVERDI "FRIULANO"

E’ fermo nella memoria il ricordo del “Vespro della Beata Vergine” di Monteverdi in San Marco, sotto la direzione di Eliot Gardiner. Eppure la versione dell’altra sera, promossa dalla Fondazione Levi, con 4 complessi vocali e strumentali friulani (Ensemble Orologio, De Labyrintho, Officium Consort, Orchestra barocca Tiepolo) diretti da Davide de Lucia, sembra sul piano stilistico anche più vicina al pensiero del grande compositore marciano. Sotto le volte della Basilica il capolavoro sommo risuona in tutta la sua abbagliante creatività, anche per l’ampiezza e la qualità dell’organico sinfonico-vocale. I cori “spezzati”, i solisti e gli strumentisti sono disposti spazialmente anche nel presbiterio e sui due pulpiti. La polifonia vive nel canto e si risolve in solenni apoteosi; memorie madrigalesche convivono con un “recitar cantando” molto teatrale. C’è anche una scrittura strumentale particolarmente avanzata per il tempo, messa a fuoco sul piano esecutivo, dall’esaltazione virtuosistica degli archi, alle perorazioni degli ottoni, al suono trafittivo di chitarroni e arciliuti. La civiltà lagunare dello storico 1610 viene evocata dalle nostalgie rinascimentali e dalle accensioni protobarocche intensamente “affettive”. Una concezione filologica lontana dall’ascetismo di varie proposte attuali troppo stilizzate. Entusiasmo, un fuori programma.

Il Gazzettino - Cultura & Spettacoli, sabato 29 maggio 2010
Mario Messinis

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"PASSIONE DI CHRISTO SECONDO GIOVANNI" Francesco Corteccia

G.P. Cecere; R. Giordani; G.P. Fagotto; M.Scavazza; W.Testolin
Officium Consort - direttore Danilo Zeni
LA BOTTEGA DISCANTICA 214

Recensione - Giudizio: ottimo

Il fiorentino Francesco Corteccia ebbe modo di approfondire gli studi musicali con Bernardo Pisano, maestro di cappella in San Giovanni Battista e in Santa Maria del Fiore a Firenze, succedendo al maestro nel 1540 e dedicandosi alla composizione di musica profana (Intermedi, madrigali, musica per danza), oggi piu frequentata, senza per questo trascurare la produzione sacra, sempre di notevole qualita’ ma ancora tutta da esplorare. Da un documento autografo risulta che la sua Passio secundum Joannem venne composta nel 1527 (in Sancto Battista nel modo del Pisanello mio primo maestro di scrivere e saper Musica).
L'indicazione “nel modo del Pisanello” allude a uno stile particolarmente severo, caratterizzato da una scrittura prevalentemente omoritmica, “verticale”, priva totalmente di passaggi contrappuntistici o di fioriture melodiche, ma tale da far emergere una inedita sensibilita’ armonica: prende vita cosi un affresco assai austero, ma proprio per questo altamente suggestivo, grazie anche a una tinta globale densa e brunita, ricca di potenti chiaroscuri. Come aweniva nelle prime Passioni rinascimentali, la parte propriamente narrativa e’affidata a una voce recitante (in lingua volgare); per la musica dell'exordium, della turba e dell’Evangelium viene utilizzato come fonte un manoscritto cinquecentesco, mentre per le sette Meditazioni si fa ricorso ai Responsoria omnia dello stesso Corteccia. Per il testo recitato, infine, e’ripresa una traduzione della Bibbia in lingua toscana (pubblicata a Venezia nel 1546).
Un'operazione filologicamente coerente, tale da costituire un esclusivo punto di riferimento, grazie anche a una interpretazione calda e partecipata, oltre che attendibile dal punto di vista stilistico: I'Officium Consort, diretto da Danilo Zeni (che avevamo gia’ apprezzato a proposito del disco Adoramus te, Domine Jesu Christe, nel quale erano inclusi altri brani di Corteccia) da vita cosi a un percorso certamente assorto e meditativo, ma al tempo stesso assai vibrante per la connotazione globale intima e dolente (a tratti unita a una spiccata ieraticita’), per la particolare pregnanza degli impasti vocali, per l'assoluta coesione delle parti (efficaci, tra l'altro, i due canti gregoriani posti all'inizio e alla fine della Passione: Vexilla regis prodeunt e Crux fidelis). Notevole anche la recitazione dovuta a Giuseppe Paolo Cecere (strumentista, cantante oltre che efficace attore) e interessantissime le note di presentazione firmate da Umberto Berti.
Un disco che abbiamo apprezzato anche per l'elevata qualita’ della registrazione e la ricchezza degli apparati.

MUSICA 216- maggio 2010
Claudio Bolzan

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In uscita il terzo lavoro dell’Officium Consort
LA PASSIONE IN UN CD


Il cd "Passione di Christo secondo Giovanni" di Francesco Corteccia, in uscita in questi giorni, è per l’ensemble vocale virile pordenonese “Officium Consort”, il terzo lavoro discografico prodotto e pubblicato dall'etichetta milanese "La Bottega Discantica", famosa in Italia nel campo della discografia e dell'editoria musicale. «Per noi – spiega il presidente Marco Casonato - è il disco della "consacrazione", per importanza del contenuto e per il livello artistico e qualitativo raggiunto, grazie soprattutto alla collaborazione con un quartetto solistico professionista formato da Raffaele Giordani (cantus), Gian Paolo Fagotto (altus), Marco Scavazza (tenor) e Walter Testolin (bassus), tutti cantanti affermati in campo nazionale e internazionale. A questi si è aggiunta la voce di Giuseppe Paolo Cecere, protagonista della narrazione, mentre la direzione è affidata a Danilo Zeni». La peculiarità di questa produzione sta infatti proprio nel testo della narrazione, proposto per la prima volta nella sua forma originale, esattamente come riportato nella Bibbia tradotta in lingua “toscana” per maestro Santi Marmochini, nell'edizione di Venezia del 1546. Quella del fiorentino Francesco Corteccia (1502-1571) è la più antica Passione di un compositore italiano, già pubblicata 30 anni fa dalla Archiv/Deutsche Grammophon. Lo stile è semplice, declamatorio, di taglio quasi popolare, ma sono presenti già tutti gli elementi strutturali che si troveranno nelle successive Passioni, fino a Bach: la narrazione dell’Evangelista, i cori della folla che assiste al processo e alla crocifissione, le meditazioni dei fedeli. La Passione di Corteccia è capace di momenti di raccolta e profonda interiorità, di desolazione e senso di morte, come quelli che conducono all’atto finale, e giustifica appieno, anche sotto l’aspetto dei procedimenti compositivi, il ruolo importantissimo da lui ricoperto nella vita musicale fiorentina.
L’Officium consort, nato a Pordenone nel 2001 e diretto dal 2003 dal maestro Danilo Zeni, si dedica allo studio e alla diffusione della monodia antica e della polifonia cinquecentesca e seicentesca, con particolare riferimento a progetti e programmi diretti al recupero sia di testi che di autori meno frequentati. Una scelta impegnativa per un gruppo che rappresenta una rarità nel panorama della coralità amatoriale della provincia e della regione per gli obiettivi di ricerca vocale, stilistica, di prassi e di organico.

Il Gazzettino - Cultura & Spettacoli, domenica 4 aprile 2010
Clelia Delponte


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Registrato dall'Officium Consort
CD CON LA "PASSIONE DI CHRISTO" DI CORTECCIA


Proprio in concomitanza con la Settimana Santa è uscito un nuovo Cd dell’Officium Consort di Pordenone: questa volta l’ensemble - sempre diretto da Danilo Zeni - ha registrato la Passione di Christo secondo Giovanni di Francesco Corteccia. Fanno parte del Cd - prodotto e pubblicato dall’etichetta milanese "La Bottega Discantica", famosa in Italia da almeno trent’anni nel campo della discografia e dell’editoria musicale - anche gli inni gregoriani "Vexilla Regis prodeunt" e "Crux fidelis". Questo Cd costituisce per l’Officium Consort la "consacrazione", per importanza del contenuto e per il livello artistico e qualitativo raggiunto, grazie soprattutto alla collaborazione per la "Passione" di Corteccia con un quartetto solistico professionista formato da Raffaele Giordani (cantus),Gian Paolo Fagotto (altus),Marco Scavazza (tenor) e Walter Testolin (bassus), tutti cantanti affermati in campo nazionale ed internazionale; a questi si aggiunge la voce preziosa di Giuseppe Paolo Cecere, protagonista della narrazione. La peculiarità di questa produzione è da ricercarsi proprio nel testo della narrazione, proposto crediamo per la prima volta nella sua forma originale, esattamente come riportato nella Bibbia tradotta in lingua "thoscana per maestri Santi Marmochini", nell’edizione di Venezia del 1546. Francesco Corteccia (Firenze 1502-1571), talora latinizzato secondo la moda dell’epoca in Franciscus Corticius, fu organista, maestro di cappella e compositore attivo a Firenze nella prima metà del Cinquecento.
Nel 1531 ebbe la nomina a cappellano nella Basilica di S. Lorenzo, dove fu anche organista sino al gennaio 1532.Venne poi nominato organista in S.Giovanni e successivamente maestro di cappella in S. Giovanni Battista e alla Corte medicea, carica che conservò sino alla morte. Al tempo stesso fu maestro di cappella in S.Maria in Fiore. La sua produzione si muove lungo tre direttive: quella di autore di musiche per gli intermedi fiorentini, di musiche polifoniche profane e quella di musiche per uso liturgico o di ispirazione sacra, alle quali appartiene la Passione. Si tratta della più antica Passione di un compositore italiano, riscoperta una trentina di anni fa da Mario Fabbri e quindi pubblicata in un fortunato disco della Archiv/ Deutsche Grammophon.
In questa partitura, che presenta uno stile molto semplice, declamatorio, di taglio quasi popolare, sono presenti già tutti gli elementi strutturali che si troveranno nelle successive Passioni, su su fino a Bach: la narrazione dell’Evangelista, i cori della folla che assiste a processo e crocifissione, le meditazioni dei fedeli. La Passione di Corteccia presenta momenti di raccolta e profonda interiorità, di desolazione e senso di morte, quelli che conducono all’atto finale, e giustifica appieno, anche sotto l’aspetto dei procedimenti compositivi, l’importante ruolo ricoperto nella vita musicale fiorentina.

Il Popolo - Cultura & Spettacoli, domenica 4 aprile 2010

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Musica. Al Comunale di Monfalcone
OFFICIUM CONSORT, APPLAUSI CON PASSIONE

Con lieve anticipo sulla Settimana Santa, il direttore artistico della stagione musicale del Comunale di Monfalcone Carlo de Incontrera ha programmato una serata di musica sacra decentrando il concerto nella chiesa della Beata Vergine della Marcelliana. E un foltissimo uditorio ha accolto il complesso corale convocato per l'occasione, l'Officium Consort di Pordenone, che sotto la guida di Danilo Zeni ha preparato un programma incentrato sui maestri della polifonia cinquecentesca: Giovanni Pierluigi da Palestrina, lo spagnolo Tomas Luis de Victoria e il fiorentino Francesco Corteccia.
Con il "Salve Regina" di Palestrina la compagine virile ha aperto la serata, rivelando i suoi molti pregi e alcuni difetti: la conduzione di Danilo Zeni era fluida e riusciva ad alleggerire la verticalità modellando onde sonore grazie alla varietà dinamica ed espressiva, i momenti migliori si avevano nella fusione dei registri mediobassi, mentre le sezioni tenorili esibivano un canto a volte troppo "aperto", con una tendenza alla nasalizzazione - vizio o vezzo peraltro comune a molti ensemble che si dedicano alla musica antica.
La seria preparazione è emersa anche nell'intreccio delle parti solistiche del "Magnificat", e la tenuta vocale, salvo lievi sbavature nell'intonazione, è stata altrettanto ammirevole nei quattro brani del De Victoria.
Il pezzo forte della serata era la "Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Johannem" di Francesco Corteccia, la più antica Passione sinora conosciuta, che alternava la voce recitante di Giancarlo Cortesi agli interventi del coro: un dialogo tra l'italiano cinquecentesco del narratore e il latino del coro, ora impegnato in brevi incisi, ora in brani di più ampio sviluppo.
La tensione espressiva si faceva vieppiù serrata: a partire dal "Crucifige", il crudo e asciutto realismo della narrazione che non risparmia i particolari più cruenti trovava nel coro una massa dapprima assetata di sangue, poi progressivamente mossa a profonda compassione.
La sincera adesione degli interpreti è stata premiata da lunghi applausi.

Il Piccolo - Cultura & Spettacoli, venerdì 19 marzo 2010
Katja Kralj


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"OFFICIUM CONSORT... ALLA FONTE"

Cantare, cantare insieme, nel raccoglimento, come se l’anima non avesse massa… ma potesse trovarla in un gruppo di persone... Una decina di voci virili hanno deciso di cercare l’esser coro altrove, altrimenti, a Pordenone: nella formazione attuale (nove componenti fissi col direttore Danilo Zeni, cui aggiungere altri a progetto) “Officium Consort” si propone dal 2001. Cantare è cercare, ma non a un modo, il proprio principio. “Officum Consort” ha scelto di cercare alla fonte, a quel Verbo che si incarna e fluisce avvolgendo nei melismi il silenzio, l’orizzonte piano della mente pacificata: il canto prepolifonico, quello stupefacente “monoteismo” della nostra origine musicale monodica. Ma da lì origina anche la varietà che si aggrega in altre voci, per altre vie.
E l’Officium segue il mistero del sacro anche lì, da dove il canto si disgiunge fino a dove ogni voce diventa intreccio, fiorisce, dialoga dalla rappresentazione del silenzio al dilatarsi del confine umano. La strada che il gruppo sta facendo varia, di periodo in periodo, di progetto in progetto... dalla prepolifonia alla polifonia, appunto, senza escludere, tuttavia, ulteriori pagine musicali, per tenere ampio l’orizzonte, perché cantare è cercare, non aver trovato, è studiare sempre. Provano una volta la settimana, da qualche anno curano la preparazione vocale con Gian Paolo Fagotto. Di recente, nello scambio con lo svedese Hagerstens Kammarkor, a Stoccolma, hanno aggiunto un’altra esperienza di soddisfazione al loro attivo. Cosa fa di un gruppo di persone – chiedo – un organico che possa darsi l’appellativo di “corale”? Mi risponde Marco Casonato, uno dei fondatori, mi parla di passione comune, grande, e di approccio alla musica con rispetto, parla di volontà di diffusione, ritrovando il carattere saliente del testo e la funzione del repertorio studiato.
Sono tutti amatori, che studiano e cercano di restituire pagine pure piuttosto eseguite, ad esempio nel prossimo progetto Missa Aeterna Christi Munera e alcuni celebri mottetti di Palestrina, ma che non è frequente in concerto sentire con organico “storico” (son più abituali i cori misti). In effetti il Consort si caratterizza per questo organico “non troppo”, quindi capace, pur con le voci virili, di una sorta di leggerezza, di levità che dona trasparenza ai testi presentati. Un sacro, quello dal gruppo proposto e amato, privo di clamori ed eccessi d’enfasi, ma non per questo privo di cuore. Ed è il sacro il filo conduttore della loro ricerca, anche quando presentano pagine ottocentesche (quest’anno Mendelssohn per il bicentenario della nascita), o contemporanee (tra gli altri anche il pordenonese Carlo Berlese), come è accaduto di recente in Duomo a Pordenone, dove son passati attraverso i secoli, seguendo proprio quel filo. La voce corale contemporanea ben si accosta all’antico e se ne sente il bisogno: scrivere oggi per coro forse trova proprio un senso profondo nel restituire rifugio alle nostre inquietudini. Forse in questo filo che ci annoda al canto antico, una parte importante dell’esperienza corale, immergendosi nelle sonorità del nostro tempo, riesce a dispiegare piena e rinnovata funzionalità umana, ritrovando un’origine in cui era parte essenziale del rito di vivere, non abbellimento. Ascoltare l’Officium è un’esperienza musicale, quindi impossibile a tradursi a parole, capace di compostezza ed essenzialità. I temi della ricerca di questi cantori ben si coordinano con un clima psicologico di raccoglimento e approccio rispettoso alla fonte. Cantare come leggere e riflettere: il palcoscenico non è ancora nato, il suono è condiviso sulla nuda terra, dove poggia solidamente la propria richiesta di elevazione.

Choralia (58) - dicembre 2009
Cristina Fedrigo

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"ADORAMUS TE DOMINE JESU CHRISTE" La Settimana Santa e la Pasqua nel canto antico

Officium Consort - direttore Danilo Zeni
LA BOTTEGA DISCANTICA 189

Recensione - Giudizio: ottimo

Confesso di essermi accostato a questo pur elegante CD un po' distrattamente, ritenendolo privo di particolare originalita': e invece, fin dalle note iniziali del brano di Giovanni Matteo Asola (1524-1609) che da il titolo all'intera silloge, sono rimasto letteralmente inchiodato alla poltrona dalla bellezza della musica e dall'efficacia dell'esecuzione, qualita', entrambe, pienamente valorizzate da una registrazione di livello eccezionale per naturalezza, presenza e spazialita' (anche se un tantino aggressiva nella dinamica).
Concepito - in termini assai suggestivi- come "un percorso liturgico della settimana santa, realizzato con citazioni del testo dell'ordinario, accostando appunto il canto fermo alla polifonia" (Umberto Berti), il disco permette di ascoltare brani rarissimi di autori a cavallo tra Cinquecento e Seicento, dando vita ad un autentico viaggio musicale e spirituale (in ambito controriformistico) di suggestione assoluta, a cominciare dalla Lamentatio Jeremiae Prophetae di Ludovico Grossi da Viadana (1560 ca- 1627) per culminare negli impressionanti Judas Mercator di Tomas Luis de Victoria (1548 ca-1611) e, soprattutto, Tenebrae factae sunt di Francesco Corteccia (1502-1571), autore quest'ultimo che meriterebbe una maggior diffusione e valorizzazione.
Questo percorso e' proposto dal coro di voci maschili Officium Consort di Pordenone diretto da Danilo Zeni. Omogeneita' e pregnanza timbrica (notevolissimo il riverbero brunito ottenuto in alcune pagine e negli stessi canti gregoriani), compattezza e precisione nel dipanare gli intrecci contrappuntistici, ricchi di sfumature dinamiche possono essere considerati i pregi dell'esecuzione qui offerta: anche per questo avrei desiderato una piu' ricca presenza di brani polifonici (di Asola, Victoria e Corteccia, ad esempio).
Se un appunto si puo' fare sul versante interpretativo, questo riguarda l'impostazione severamente ieratica dell'approccio globale, laddove sarebbe stata auspicabile, invece, una maggior flessibilita', un'ulteriore varieta' di accenti e di impostazione allo scopo di ovviare, alla lunga, a una certa uniformita'.
In ogni caso, una bella incisione, arricchita da un fascicolo contenente note informative ampie e dettagliate.

MUSICA - settembre 2009
Claudio Bolzan

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PASSIONE IN LATINO E FIORENTINO

L’antica Basilica di Sant’Eufemia è stata la stupenda cornice dell’ottavo concerto del festival Musica Cortese . Protagonista dell’evento, il coro Officium Consort, diretto da Danilo Zeni, che ha presentato la Passione de Christo secondo Giovanni , una sacra rappresentazione composta nel 1527 dal fiorentino Francesco Corteccia, «col sacro Testo tradotto fedelmente in lingua Fiorentina ove no si chanta.. e.. col sacro Testo in lingua latina né punti dati alla musica» , come si legge nell’incipit del testo originale. Una versione della Passione , quindi, che ha la particolarità di mescolare il volgare fiorentino, recitato dall’ historicus , con la lingua latina e che si può quindi considerare un lavoro di relativa novità per l’epoca, anche, e soprattutto, perché questa Passione rappresenta il primo tentativo di dare una veste polifonica a tale genere.
La scelta del coro maschile è dettata dalla sua maggiore capacità, secondo Corteccia, di rendere atmosfere più scure e introspettive. La Passione diventa qui una meditazione fatta attraverso l’uso del più immateriale e duttile degli strumenti, la voce umana, che spoglia la Sacra Rappresentazione di tutti gli orpelli del contrappunto dei maestri fiamminghi, raggiungendo un’essenzialità che riesce a penetrare, con la compenetrazione fra parola ed espressione musicale, nella sofferenza del figlio di Dio, che è uomo, con tutte le sue debolezze, paure e sofferenze. L’interpretazione che l’Officium Consort dà di questo splendido lavoro (che abbiamo potuto apprezzare negli anni grazie al coro Monteverdi di Ruda) è improntata a un’estrema semplicità vocale. La dizione è chiara e precisa (non dobbiamo dimenticare che il Rinascimento è l’epoca in cui si va affermando una concezione dei rapporti fra musica e parola secondo cui – come dirà qualche decennio dopo Monteverdi – «la musica deve essere serva dell’orazione»), la conduzione vocale, sotto la sapiente direzione di Zeni, è semplice, scevra da eccessi di vocalità. L’impasto delle voci è di grande suggestione, grazie a un’intonazione priva di smagliature e di un grande equilibrio fra le parti e fra i solisti. L’esecuzione raggiunge così livelli di alta e nobile espressività e di grande coinvolgimento emotivo che viene salutato nel finale da sinceri e sentiti applausi, ai quali l’Officium Consort risponde con la riproposta del commovente Tenebrae facte sunt.

Messaggero Veneto, lunedì 3 agosto 2009
Sergio Zolli

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DISCHI L’etichetta milanese La Bottega Discantica ha realizzato il compact disc "Adoramus Te, Domine Jesu Christe"
TESTIMONIANZA PERMANENTE DEL'OFFICIUM CONSORT

Pordenone. È stato presentato prima di Pasqua, nella chiesa del Cristo, a Pordenone, un nuovo disco dell’ensemble vocale virile pordenonese Officium Consort, diretto da Danilo Zeni. "Adoramus Te, Domine Jesu Christe", questo il titolo del Cd, è stato registrato nell’Antica Pieve d’Asio con la direzione artistica di Gian Paolo Fagotto e pubblicato dall’etichetta milanese "La Bottega Discantica". Il disco raccoglie un interessante progetto articolato sul repertorio della Settimana Santa e della Pasqua, alternando la purezza del canto monodico alla polifonia di grandi compositori quali Giovanni Matteo Asola, Costanzo Porta, Lodovico da Viadana, Tomàs Luis de Victoria, Marc’Antonio Ingegneri, Francesco Corteccia e Jacobus Gallus.
«Con questa registrazione - dice il presidente del gruppo vocale, Marco Casonato - l’Officium Consort, ha voluto realizare una testimonianza permanente che costituisse una sintesi delle proprie scelte artistiche, frutto dell’attività portata avanti in questi anni».
Il disco è corredato da un libretto che si apre con interessanti note sul programma proposto: un excursus storico dalla musica gregoriana al "prebarocco"; quindi cenni sugli autori, il curriculum del coro e del direttore.

Il Gazzettino, sabato 18 aprile 2009

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VERBUM RESONANS:
UNA SETTIMANA DI CANTO GREGORIANO
I CONCERTI

Anche quest'anno Verbum Resonans, l'iniziativa sorta nell'ambito dei Seminari Internazionali dell'Abbazia di Rosazzo, ha portato a Trieste un gruppo specializzato nel canto gregoriano. Il coro Officium Consort di Pordenone, che ha sempre ben meritato nel suo campo negli ultimi anni, e che abbiamo già avuto occasione di ascoltare lo scorso anno nella Cattedrale di San Giusto.

Quest'anno il programma del gruppo, diretto da Danilo Zeni, è apparso impostato esclusivamente sull'esecuzione vocale, e si è articolato in una sorta di ideale celebrazione della vita di Cristo, vista dall'iniziale annuncio dell'Avvento alla glorificazione della Resurrezione e alla venuta dello Spirito, e vissuta come parallelo della vita umana e delle sua esaltazione nella visione divina (Vita Hominis Visio Dei).
L'idea di un tema unitario, che appare un pò come caratteristica comune nei concerti di canto gregoriano, è in realtà una soluzione quasi obbligata, dal momento che il gregoriano non è nato come musica da concerto, e ha trovato fin dalle origini la sua collocazione all'interno di una liturgia. Nell'impossibilità di proporre sempre brani di notevole levatura musicale e vocale all'interno di un loro naturale contesto liturgico, ben venga dunque il programma "a tema", che permette di cogliere la peculiarità del canto gregoriano ed il suo "farsi preghiera" al di là delle sollecitazioni concertistiche.
L'Officium Consort ha tenuto quest'anno il suo concerto triestino nella chiesa dei Padri Cappuccini di Montuzza, alle pendici del colle di San Giusto. Il pubblico, invero non numeroso (quanto difficile è talvolta far cogliere la vera essenza del canto gregoriano e toglierlo dalla sua nicchia dedicata agli aspecialisti...), ma attento e sensibile alla raffinata proposta del gruppo, ha seguito il percorso proposto come itinerario spirituale, attraverso alcuni dei più noti brani tratti dal repertorio della Messa e dell'Ufficio, tra i quali possiamo ricordare come esempio l'Introito Gaudete in Domino della III Domenica d'Avvento, l'Introito e il Graduale della Messa della Notte di Natale, il toccante Communio della festa del Corpus Domini, o il Communio della risurrezione di Lazzaro, Videns Dominus flentes, vero e proprio piccolo dramma liturgico nell'articolazione del testo e dell'espressione musicale.
Accanto a questi, a proporre il Tempo della passione, morte e resurrezione e il Tempo dello spirito, altri brani notissimi, come l'Introito Resurrexi e la Sequenza Victimae Paschali, dalla Messa del giorno di Pasqua, oppure l'Introito del giorno di Pentecoste Spiritus Domini. A sottolineare la vocazione e il mandato degli Apostoli, nel Tempo dello Spirito, è stato proposto anche il Graduale In omnem terra, dal Commune Apostolorum.
Sono apparsi particolarmente convincenti l'affiatamento del gruppo e la ricerca della fusione e della vocalità adeguata all'esecuzione dei brani, oltre al rigore nell'adesione alla semiologia gregoriana ed alla cura nel tradurre in canto vivo l'articolata struttura dei segni neumatici. In un gruppo specializzato nel canto gregoriano ciò presuppone, indubbiamente, oltre alla preparazione specialistica del direttore, anche un'adesione consapevole, da parte dei singoli cantori, non soltanto all'impostazione tecnica vocale e musicale, ma anche alle scelte interpretative maturate sullo studio accurato della notazione neumatica e del significato del testo liturgico.
Oltre a tutto il gruppo e al suo direttore, un plauso particolare è andato al solista Marco Della Putta, che ha interpretato i versetti salmodici in modo chiaro e scorrevole.

Choralia (53) - settembre 2008
Fabio Nesbeda


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CRONACA
VITTORIO VENETO 2008

Un concorso ricco di premi la quarantatreesima edizione del Concorso Nazionale ed Internazionale
Corale di Vittorio Veneto. Ma andiamo con ordine. Partiamo una volta tanto dai programmi presentati. La Categoria A Progetto-programma...
...Variegate comunque le proposte in questa categoria. Suggestivo il programma presentato dall'Officium Consort di Pordenone, una delle ormai rare formazioni maschili in Italia con la presenza dei controtenori generalmente impegnati nell'esecuzione del cantus firmus. Il Consort ha eseguito un programma che comprendeva: le Esequie Musicali per la morte dell'imperatrice Isabella di Portogallo, il Mottetto Circumdederunt me gemitus mortis e alcuni passi della Missa pro defunctis a 5 voci di C. de Morales, uno dei maggiori polifonisti del rinascimento spagnolo.
A nostro giudizio l'Officium Consort meritava di salire di più nella graduatoria. Il gruppo esprime un bel colore vocale duttile nel fraseggio anche se è pur vero che non sempre è riuscito a trasmettere una compattezza equilibrata di suono soprattutto nella parte superiore. Ben articolato il programma del "Sette Torri": una proposta tutta rivolta...

Choraliter, N.8 2008 - maggio/agosto
Sandro Filippi


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DOPPIO DISCO ESEMPLARE
DAL GREGORIANO ALL'ORGANO - FRANCESCO FINOTTI E L'OFFICIUM CONSORT

Non sono rari i casi di grandi scrittori o filosofi che, tra le pareti severe di un convento o le svelte colonnine di un chiostro, hanno trovato perfetti momenti di tregua al vivere quotidiano e di meditazione scevra da tentazioni terrene. Assai particolare, però, ci sembra il caso di un sommo scrittore che era anche segreto e finissimo musicista, quell'André Gide che capitò, appunto, nelle ombre riposate di un celebre monastero per dare respiro al suo laicismo nel pacato confronto con un padre filosofo dialetticamente agguerrito e, guarda caso, dotato di grande sensibilità musicale.
Ciascuno rimase nelle proprie posizioni e l'incontro avvenne (c'era da dubitarne?) invece attraverso la musica, con Gide che sulla tastiera di un vecchio e scordato pianoforte ritrovava gli echi dei canti gregoriani che il religioso accennava a mezza voce, magari inseguendo le parvenze di una toccata di Frescobaldi o di un corale bachiano.
Con ben altro fervore e perfetta misura un doppio disco, pubblicato di recente dalla "Bottega Discantica", propone qualcosa di analogo e cioè il passaggio dal canto gregoriano allo strumento attraverso la meditazione di un grande musicista. Il titolo, "Concordia Discors", è significativo, ma ancora più significativa è la scelta musicale, che propone singolari rapporti tra otto inni e tredici composizioni di J.S. Bach, Liszt, Satie, Duprè, Messiaen e Langlais.
Ulteriore fondamento e sostanza vengono dagli interpreti, che sono l'Officium Consort diretto da Danilo Zeni e l'organista Francesco Finotti, di origini polesane. Il fatto è che questo doppio disco (per la durata di un'ora e mezza abbondante) si prospetta in più direzioni, che non sono soltanto quelle di ragione strettamente musicologica, per acquistare un riscontro storico e critico che vanno ben oltre i canti e le composizioni organistiche presentate. Ecco, tanto per fare un esempio, che l'Acceptabis Communio, previsto per la decima messa dopo Pentecoste, viene accostato a una pagina colossale come la Passacaglia bachiana che ne riprende l'incipit proiettandolo in una continua sovrapposizione di linee, che lo trasformano da una variazione all'altra, fino a riproporlo come tema della fuga grandiosa che ci accompagna alla conclusione. Il tutto verrà poi trascolorato nel Kyrie dalla Messe des Pauvres che Eric Satie compose alla fine del XIX secolo in stile volutamente "gotico". Ma ad offrire altre e non meno efficaci suggestioni, ecco "Mors et resurrectio" di Jean Langlais che è una vera e propria parafrasi gregoriana e che sconfina nel canto per la comunione Lux aeterna, che viene ripreso da un postludio da Requiem di Liszt che lo riporta, appunto, alla sua funzione originaria nella messa per i defunti.
Il rischio di un'operazione di questo genere è la prevalenza dell'elemento culturale rispetto a quelli che fanno memorabile l'ascolto. Ma a mettere in fuga anche un accenno di perplessità c'è l'esecuzione straordinaria della compagine corale pordenonese diretta con profonda partecipazione da Danilo Zeni e la suprema padronanza strumentale e stilistica di Francesco Finotti, che riesce, in ogni momento, a rivelarci la struttura interna della pagina, evidenziandone lo stretto rapporto con l'ispirazione religiosa e dando tutto il respiro necessario al potente organo del duomo di San Lorenzo di Abano Terme, realizzato dalla ditta Tamburini-Bonato e revisionato nove anni fa dallo stesso Finotti, che con questa registrazione ci ha consegnato un nuovo capitolo della sua lunga e appassionata parabola interpretativa. Da non dimenticare, infine, le esaurienti e interessanti note di presentazione di Franco Rossi.

Il Resto del Carlino, domenica 15 giugno 2008
Sergio Garbato

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DISCHI SACRA
CONCORDIA DISCORS, VOLUTE D'ORGANO E MISTICI ECHI DI CANTO GREGORIANO

«Echi gregoriani nella musica d’organo» è l’eloquente e suggestivo sottotitolo del doppio cd Concordia discors (pubblicato da Bottega Discantica e distribuito da Ducale), progetto discografico di altissimo profilo che, all’interno di un variopinto e affascinante programma, avvicina la più antica e solenne tra le forme di preghiera musicale, il canto gregoriano, al sovrano degli strumenti, l’organo, 'voce' senza tempo di pievi e cattedrali, ma anche 'orchestra' in miniatura che da sempre accompagna le assemblee dei fedeli durante le funzioni liturgiche.
Il centro gravitazionale di questo disco va individuato nella tensione ideale con cui musica e spirito entrano in contatto e insieme concorrono alla ricerca di un punto di incontro risolutivo: nell’evidente tentativo di riaffermare quei nessi costitutivi dell’individuo attraverso i quali l’espressione artistica più profonda diventa autentica esperienza mistica.
Su queste tracce si sono dunque mossi l’ensemble vocale Officium Consort – diretto da Danilo Zeni – e l’organista Francesco Finotti, esecutore sensibile e raffinato che fa risuonare 'in alternatim' ad alcuni inni del repertorio gregoriano le relative composizioni per tastiera 'a tema', come le parafrasi e le elaborazioni del sommo Johann Sebastian Bach (la Passacaglia e Fuga BWV 582 e il corale Komm, Gott, Schöpfer, Heiliger Geist BWV 667), gli adattamenti di Franz Liszt ( Lux aeterna e Les Morts), le opere di Marcel Dupré (lo straniante Pange lingua) e quelle di Erik Satie (il 'Kyrie' dalla Messe des Pauvres), i brani di Jean Langlais ( Mors et resurrectio) e quelli del grande Olivier Messiaen (la visionaria Apparition de l’Église Éternelle).
Echi, spunti, evocazioni, rimandi e fonti di ispirazione che s’intrecciano tra loro in un abbraccio che ripercorre secoli di storia e che sembra riagganciare alla chiesa ciò che illustri interpretazioni estetizzanti e incisioni discografiche patinate ci hanno da tempo abituato a sentire staccato; e il 'canto' dell’organo, possente cassa di risonanza di istanze creative sperimentali e di struggenti tensioni spirituali, trova il suo contrappunto ideale nel 'suono' offerto dalle severe intonazioni gregoriane, strumento privilegiato con cui l’uomo innalza le proprie lodi a Dio.


L'Avvenire, domenica 3 febbraio 2008
Andrea Milanesi
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CONCERTI
LA SONTUOSA MESSA DI UN LONTANO NATALE

Spilimbergo. Evento di raro spessore culturale, il cui unico difetto è stato l'eccessiva lunghezza: la Missa Prima in Nativitate Domini, eseguita sabato sera nel Duomo di Spilimbergo e replicata ieri in quello di Venzone, con due ore e un quarto di musica ininterrotta ha messo alla prova la resistenza del foltissimo e pur attentissimo pubblico, che comunque le ha decretato un calorosissimo successo. Presentata come cerimonia religiosa, era di fatto una ricostruzione e rievocazione storica di una messa cattolica del 16. secolo, operata con estrema competenza e cura da Davide De Lucia, che ne ha diretto l'esecuzione con grande sicurezza e risultati di notevole livello artistico.
Una rievocazione suggestiva che induce a una riflessione sulla ritualità pomposa della celebrazione eucaristica dell'epoca, lontanissima da quella dei nostri giorni, palesemente intesa per una élite di fedeli, ecclesiastici e nobili in primis, in cui la musica era parte integrante se non esclusiva della liturgia, fino ad essere unica espressione di preghiera e nel contempo fonte di ispirazione spirituale ed ascetica. Ma si deve anche considerare come la musica sacra cattolica mai abbia toccato vette artistiche così alte come in quel periodo immediatamente successivo al Concilio di Trento. La Missa prevedeva dunque il rito completo che iniziava con il Notturno, per proseguire con l'Ingresso, l'Introito, le Letture, l'Offertorio, il Prefazio della Natività, la Comunione e il Proprio dell'Immacolata Concezione. Gran parte dei mottetti erano di due dei massimi musicisti del Cinquecento, il fiammingo Orlando Di Lasso, riconoscibilissimo nel superbo uso di una scienza contrappuntistica raramente eguagliata, e il veneziano Giovanni Gabrieli, celebre per la solenne magnificenza dei suoi Mottetti a doppi e tripli cori, pensati per i riverberi sontuosi della Basilica di S. Marco. Forse eccessiva, come dicevamo, è stata l'intermissione di brani strumentali e Intonazioni organistiche, vere e proprie lunghe improvvisazioni.
Particolarmente ampio l'impiego di esecutori: dal Praecentor (il bravo Sandro Bergamo), all'ottima Schola gregoriana Officium Consort (diretta da Danilo Zeni), al doppio coro dell'Ensemble Orologio (non sempre ottimamente equilibrato), ad un quartetto di solisti (un po' alterni nella resa), alla Bandantica La Pifarescha, gruppo strumentale di eccezionale levatura artistica, in cui spiccavano i quattro cornetti e l'ottetto di tromboni.

Il Gazzettino, lunedì 10 dicembre 2007
Eddi De Nadai
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IN DUOMO A VENZONE
Ottima prova dell'Officium Consort, dell'Ensemble Orologio e del controtenore Carmignani
MESSE FUNEBRI IN MEMORIA DI CARLO V

Venzone. Esequie musicali per la morte de l'nobilissimo imperator Carlo V. Questo il titolo del primo di due appuntamenti in programma nel duomo di Venzone, protagonisti l'Officium Consort diretto da Danilo Zeni, coro che ha sempre posto particolare attenzione all'interpretazione del canto gregoriano, della prepolifonia e dei mottetti rinascimentali, l'Ensemble Orologio, gruppo specializzato in pagine del Sei e del Settecento con strumenti antichi o copie, e il controtenore Alessandro Carmignani. Un'agguerrita compagine strumentale e vocale che trova in Davide De Lucia il maestro di concerto e nell'andaluso Cristobal de Morales (1500-1553), del quale si eseguono parti dell'Officium Defunctorum e la Missa pro Defunctis, l'autore di riferimento.
L'apertura è con lo splendido mottetto Circumdederunt me, un inizio strumentale che vede il bellissimo cornetto di Matthew Jennejohn indiscusso protagonista assieme a un meraviglioso quartetto di viole da gamba, mentre il coro, disposto in fondo, si muove verso l'altare e si dispone attorno alla compagine strumentale. L'impasto fra strumenti e voci è perfetto, le sonorità sono morbide ed esaltano la polifonia del brano. E' poi la volta di Regem cui omnia vivunt, in cui l'Officium Consort propone un ottimo saggio di schola gregoriana, mentre nel successivo Manus tuae il controtenore Alessandro Carmignani, egregiamente supportato dal cornetto di Jennejohn e dal trio di tromboni, esibisce un timbro che non si può non definire angelico e un'espressività davvero degna di nota.
Negli ultimi due brani dell'Officium Defunctorum, Ne recorderis peccata mea e Peccantem me quotidie, l'alternarsi di monodia e polifonia crea un contrasto mesto e struggente, splendidamente reso dall'ensemble.
La Missa pro Defunctis - che ha una struttura simile a quella della messa normale, ma dalla quale si tolgono i momenti più gioiosi, come il Credo e il Gloria, e in cui si inserisce il Dies Irae -, tratta dal Missarum Liber secundus dedicato a Paolo III, fu composta da de Morales mentre era cantore della cappella pontificia. Dopo una breve introduzione affidata alla tromba naturale di Diego Cal, s'inizia l'Introitus con l'esecuzione del meraviglioso Requiem Aeternam, dove l'Officium Consort e l'Ensemble Orologio, magistralmente diretti da Zeni e De Lucia, si producono in una fusione di suoni che commuove ed esalta: le voci maschili dimostrano una particolare cura per la chiarezza del testo e vengono ben bilanciate nell'impasto dal bellissimo timbro del controtenore. Le stesse osservazioni valgono anche per il successivo Kyrie e il secondo Requiem Aeternam. Una Missa interpolata, per scelta degli esecutori, da un intermezzo in cui gli strumentisti dell'Ensemble Orologio offrono all'ascolto una bella canzone di autore spagnolo anonimo intitolata Que la lavarè.
Riprende poi la Pro Defunctis (Dies Irae, Domine Jesu Christe, Sanctus, Benedictus e Agnus Dei) fino ad arrivare alla seconda interpolazione, la bella Sobre el canto llano del caballero di Antonio de Cabezòn, suonata da un delicatissimo quartetto di viole. La Missa si conclude con il commovente Lux Aeterna e il gregoriano In Paradisum, suscitando il vivissimo apprezzamento del pubblico.
Secondo e ultimo appuntamento venzonese, domenica prossima alle 18, con l'esecuzione della Missa prima in Nativitate Domini di Giovanni Gabrieli e Roland de Lassus.


Il Messaggero Veneto, martedì 4 dicembre 2007
Sergio Zolli
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Classica
MAGIA DEL SUONO D'ORGANO

Che le tradizioni siano un fitto intrecciarsi di tensioni, di temi e frammenti, anche in campo musicale, lo ricorda questo doppio Cd dell'Officium Consort diretto da Danilo Zeni e all'organo Francesco Finotti. Musiche d'organo, talune non facilmente reperibili, sono intramezzate dal gregoriano in una fitta serie di rimandi ed espansioni.
In questo senso musiche organistiche di Liszt, Messiaen, J.S. Bach, Satie, Duprè, Langlais, sono ricondotte e accostate al Plasmator hominis, Veni Creator, Acceptabis communio, Requiem aeterna, Lux aeterna, Pange lingua e così via. Alla cristallina purezza del gregoriano risponde una carrellata di stili e di epoche in una mai sopita e unitaria tensione. La registrazione è stata fatta sull'organo Tamburini/Bonato del Duomo di San Lorenzo di Abano Terme con il concorso della Fondazione Crup e della Regione Friuli Venezia Giulia ed è un bell'esempio di valorizzazione non solo delle tradizioni di spiritualità europea e del patrimonio fonico degli organi antichi e moderni che la Discantica con le sue collane da parecchi anni persegue, ma anche un'intelligente operazione musicale ed esecutiva nella mappatura delle tradizioni.

Il Giornale, mercoledì 24 ottobre 2007
Amedeo Anelli
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A Martinengo "Missa pro defunctis" di Cristobal de Morales col gruppo vocale Officium Consort
QUELLA MUSICA ECCELSA PER LE ESEQUIE DI CARLO V

II penultimo appuntamento del Festival internazionale di Musica Antica e' stato interamente dedicato ad un eccelso polifonista della scuola romano-spagnola del XVI secolo. Con l'intento di ricostruire le esequie musicali di Carlo V d'Asburgo, il piu'grande sovrano del '500, venerdi sera, nel suggestivo santuario della Madonna della Fiarnma di Martinengo, e' stata eseguita la Missa pro defunctis di Cristobal de Morales. Protagonista della serata e'stata la compagine vocale Officium Consort, con un punto fermo del suo coerente percorso di studio e di ricerca musicale. La perfetta adesione alla splendida, quanto struggente, partitura di de Morales ha implicato una scelta artistica innovativa e coraggiosa: quella di proporsi in una veste inusuale dal punto di vista dell'organico, con l'aggiunta, alle tradizionali sezioni tipiche dei gruppi virili a voci pari - tenori primi e secondi, baritoni e bassi - della quinta voce rappresentata dai controtenori.
La versione della formazione friulana si e' cosi' rivelata tra le piu' toccanti e commoventi che si potessero ricreare. Affidata alle sole voci maschili, con una netta prevalenza dei registri profondi, la tessitura polifonica si e' basata su un'intensa trama timbrica nella quale le linee vocali hanno fluito naturali, senza escursioni estreme. La partitura, vergata per le "imperiali onoranze funebri", presenta infatti una scrittura musicale che non richiede grande virtuosismo vocale, ma un'intonazione molto precisa ed uno spiccato senso della spazialita' del suono, oltre che una forte sensibilita' dinamica. L'adesione alla volonta artistica di de Morales, da parte del gruppo 0fficium Consort, e' stata semplicemente disarmante, data la scelta di valorizzare la fluidita' del suono mediante attacchi morbidi e precisi e di affidare ogni elemento espressivo all'accentuata struttura armonica, per altro molto rarefatta e priva di forzature drammatiche.
Appresa la lezione dei grandi della scuola franco-fiarnrninga del XV secolo, de Morales dimostra di interpretare le nuove tendenze della musica rinascimentale verso una minore densita' polifonica e una maggiore trasparenza formale. Egli anticipa i temi cari al Concilio di Trento, dimostrando particolare cura per il testo e per la sua chiarezza verbale.
Le voci maschili delllOfficium Consort, ricche di forti coloriture e di armonici, hanno esaltato tale fattore espressivo, portandolo a traguardi poetico-retorici davvero splendidi, mentre le voci falsettistische dei controtenori, spingendo la linea melodica verso guglie espressive mai estreme ed acute, hanno fornito all'insieme il giusto contrappeso timbrico. Una pagina in cui esiti estetici e trasporto mistico-spirituale si fondono in modo geniale.

L'Eco di Bergamo, domenica 7 ottobre 2007
Stefano Cortesi
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DAL 16 AL 21 LUGLIO LA TREDICESIMA EDIZIONE DEI SEMINARI INTERNAZIONALI DI CANTO GREGORIANO, CHE SI AVVALGONO DELLA COLLABORAZIONE DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE STORICHE E DOCUMENTARIE DELL'UNIVERSITA' DI UDINE, HANNO RIUNITO A ROSAZZO DOCENTI DI FAMA EUROPEA E UN NUMERO CONSIDEREVOLE DI CORSISTI PROVENIENTI DA TUTTA ITALIA.
UN CALENDARIO DI CONCERTI E DI MESSE DOMENICALI HA FATTO DA COROLLARIO AI SEMINARI CHE SI PONGONO ORMAI COME PUNTO DI RIFERIMENTO PER LO STUDIO E L'APPROFONDIMENTO DI QUESTO PREZIOSO PATRIMONIO MUSICALE.
VERBUM RESONANS 2007
I Concerti

L'"Officium Consort" di Pordenone, diretto da Danilo Zeni, gruppo maschile titolato, premiato nel canto gregoriano per ben due volte al Concorso Internazionale di Arezzo e fascia di eccellenza a "Corovivo" 2005, ha scelto un titolo singolare per i suoi concerti nell'ambito di Verbum Resonans 2007, Concordia discors. Un ossimoro, dal punto di vista retorico, ma in realtà lo svolgimento del programma chiariva senza problemi l'enigma del titolo stesso, soprattutto nella collaborazione fra il gruppo vocale e l'organista Francesco Finotti. La presenza dell'organo, infatti, e di un musicista di grande esperienza strumentale e di vasta cultura, hanno suggerito l'idea di un Canto Gregoriano affiorante ovunque nella produzione musicale, anche laddove il contesto della scrittura polifonica e del virtuosismo strumentale sembrano allontanarsi dall'assunto originale della monodia. Ecco quindi che nel concerto eseguito nella Cattedrale di San Giusto a Trieste - presentato poi anche nella Basilica di Sant'Eufemia a Grado - si alternavano brani gregoriani a composizioni organistiche, nel senso di una ripresa, di una sorta di commento, oppure di un apparente allontanamento della scrittura strumentale dall'assunto monodico, in realtà fonte ispiratrice del brano.
Nell'opera di Marcel Duprè, grande fondatore della scuola organistica francese del '900, si può riscontrare l'interesse per la melodia gregoriana, inserita in uno contesto di brillante scrittura strumentale, e nel concerto triestino bene venivano incorniciati un suo Pange lingua ed una sua tuccata sull'inno Placare Christe sensulis dall'esecuzione vocale dei corrispondenti inni monodici.
Un altro importante riferimento al rapporto fra Canto Gregoriano e scrittura organistica scaturiva dall'esecuzione dell'inno allo Spirito Santo Veni Creator Spiritus, subito seguita dal Choralvorspiel bachiano Komm Gott, Schopfer, Heiliger Geist, a testimone della presenza della melodia gregoriana anche nella tradizione liturgica luterana, assunta da Bach nella trasposizione organistica.
Al centro del programma figurava l'esecuzione di una composizione alquanto singolare, il Kyrie dalla Messe des Pauvres di Erik Satie, in cui coro e organo si uniscono sposando, comunque, un canto rigorosamente monodico alla struttura accordale della scrittura organistica. Erik Satie è stato a lungo conosciuto come un musicista originale e bizzarro, a causa delle sue asserzioni caustiche sulla musica e sui musicisti suoi contemporanei ed anche a motivo dei titoli apposti alla gran parte delle sue composizioni, con influssi dei generi musicali più diversi, non esclusa la canzone di consumo ed il pezzo caratteristico in funzione caricaturale e satirica. Un elemento fondamentale per la comprensione di Satie e della sua opera è quello del rinnovamento del linguaggio musicale in funzione dapprima antiromantica e antiwagneriana, poi antiimpressionista, alla ricerca di una purezza sonora e formale portata sovente ad evidenziare le linee essenziali del discorso.
La Messe del Pauvres (Messa dei poveri), scritta nel 1895, risente ancora dell'iniziale formazione del compositore presso la "Schola Cantorum" parigina, sopprattutto nella scrittura neo-modale e nel carattere mistico. Si tratta di una serie di brani per organo ai quali si associa il coro, dal linguaggio volutamente semplice e "povero" nel senso intellettuale e spirituale della parola, e pertanto antiromantico ed assolutamente privo degli effetti spettacolari che la scrittura organistica di un Franck o di un Saint-Saens ricercavano in quel periodo sullo strumento.
Lunghe sequenze di accordi in ritmo libero, evocanti il canto gregoriano - proprio allora recuperato in Francia dai monaci solesmensi nel suo antico splendore - conferiscono alla Messe di Satie un singolare sapore insieme arcaico e assolutamente moderno, quasi una sorta di ponte fra ultimo '800 e '900 avanzato, nella ricerca di un linguaggio provocatoriamente essenziale.
Il coro ha proposto inoltre due brani dalla struttura più complessa, il Responsorio graduale Requiem aeternam, in modo VIII, e il Communio Acceptabis sacrificium iustitiae della Domenica XVI per annum, rivelando scorrevolezza nella conduzione del discorso monodico e fusione nelle voci, qualità del resto già ampiamente dimostrate nell'esecuzione degli altri brani.
Concludeva brillantemente il concerto triestino Francesco Finotti con l'esecuzione della grande Passacaglia e Fuga in do minore di Johann Sebastian Bach.

Choralia (49) - settembre 2007
Fabio Nesbeda

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INCISIONE MUSICALE - DOPPIO CD PRODOTTO DA LA BOTTEGA DISCANTICA
L'ESTRO DI CONCORDIA DISCORS
Coro Virile e organista veneto riuniti

Trattandosi di un'incisione musicale, l'ossimoro del titolo, "Concordia discors", suggerisce quel frammento eracliteo secondo il quale dagli opposti discende "bellissima armonia". E in effetti è davvero un bel risultato, il doppio cd recentemente prodotto da La Bottega Discantica, con protagonisti il coro virile pordenonese Officium Consort diretto da Danilo Zeni e l'organista veneto Francesco Finotti. Registrato nel Duomo di Abano con il gran suono del Tamburini - Bonato e sottotitolato "Echi gregoriani nella musica d'organo", il lavoro costruisce un percorso dialogico (solo nel Kyrie di Satie le due componenti sono impegnate insieme) fra l'antico gregoriano e la sua eco emergente da pagine organistiche recenti. Come il Barocco luterano di Bach, ma soprattutto l'Ottocento di Liszt e la transizione al Novecento di Satie, Dupré, Langlais, Messiaen. Originale il percorso, ben illustrato da un sintetico ma efficace commento di Franco Rossi nel libretto, che offre l'occasione per apprezzare pagine lisztiane meno popolari di molte pianistiche ma di grandissima intensità (per tutte, Les Morts) o la tensione tragica del contemporaneismo francese, alternati a un gregoriano che dalla sua epoca lontana si rivela nella sua assoluta modernità, quando la pratica musicale non è solo fine a se stessa ma strumento di meditazione.
Curata nel timbro, la formazione vocale pordenonese è guidata da Zeni a interpretazioni duttili, morbide nel fraseggio e di ampia sonorità; di assoluto livello le esecuzioni di Finotti, bravo nei numerosi passi virtuosistici come nell'evocatività del recitativo lisztiano.
Sulla base di questo livello esecutivo, l'apprezzabile qualità tecnica della registrazione confeziona un risultato apprezzabile, significativo debutto discografico per la giovane formazione pordenonese.

Il Gazzettino, domenica 19 agosto 2007
Andrea Busato

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NUOVA PRODUZIONE DI OFFICIUM CONSORT
ANTIPHONAE, CANTO E STRUMENTI TRA MONODIA E POLIFONIA


Il flautista Stefano Bet e l'Officium Consort di Pordenone hanno prodotto un nuovo programma dedicato al tema Antiphonae, canto e strumenti tra monodia e polifonia. Tale programma prevede l'esecuzione di Missa Regina Coeli di Jacobus de Kerle e Der Fluyte Lust Hof di Jacob van Eyck. La Missa "Regina Coeli" di de Kerle, scritta in uno stile sobrio e controllato, proteso nello sforzo di rendere chiara e comprensibile la declamazione delle parole liturgiche nel contesto del tessuto polifonico, sarebbe, secondo l'opinione del musicologo Otto Ursprung, "la primissima messa riformata conformemente ai requisiti voluti dal Concilio di Trento". Nonostante essa indichi il 1562 quale data di pubblicazione, la sua composizione sarebbe posteriore a un'altra famosa e importantissima opera del Kerle: le Preces speciales pro salubri generalis Consilii successu, 4 v. (Venezia 1562) che - com'è noto - rappresentano il primo tentativo concreto di tradurre attraverso il linguaggio polifonico i dettami del Concilio tridentino in materia di musica sacra soprattutto per quanto attiene l'verba intelligerentur. A parte queste marginali considerazioni, la Missa "Regina coeli" lascia trasparire le peculiari caratteristiche dello stile compositivo di Kerle: magistero contrappuntistico di ascendenza fiamminga armoniosamente coniugato con la semplicità di scrittura e la chiarezza formale della polifonia "romana". Basti osservare come la melodia gregoriana dell'antifona Regina coeli da cui la messa trasse ispirazione tematica, non divenga mai pretesto per sterili artifici contrappuntistici, ma si stemperi nel fluido progredire del contrappunto che, per molti aspetti, risente l'influenza dello stile palestriniano. Non a caso la famosa Missa Papae Marcelli, emblema del nuovo stile "riformato", risale al 1562-63. La realizzazione dell'edizione moderna della Missa "Regina coeli"è stata condotta sull'esemplare conservato nell'Archivio Musicale Lateranense.
Jacob van Eyck nacque nel 1590 a Heudsen, una piccola città vicino Den Bosch, nella provincia del Brabante (Olanda). I genitori, provenienti da due antiche nobili famiglie olandesi, si sposarono nel 1576 ed ebbero cinque figli, l'ultimo fu Jacob. Proprio in quel periodo la città acquistò una serie di campane per il carillon della chiesa, fatto probabilmente incuriosì e appassionò subito alla musica il piccolo Jacob. Egli era cieco dalla nascita, ma ebbe una carriera davvero notevole in quanto la sua grave menomazione fu compensata, in una certa misura, da una brillante intelligenza, un udito molto sviluppato e da una gran determinazione. Fu suonatore d'organo e carillon presso il Duomo di Utrecht, teorico, accordatore e scienziato (ancora oggi le suo accordature riecheggiano nei circa 200 carillon presenti in tutti i Paesi Bassi e le Fiandre) ma anche suonatore di flauto, tanto che nel 1648 il suo stipendio fu aumentato di 20 fiorini a condizione che nei mesi estivi suonasse nel chiostro adiacente la Chiesa di San Giovanni. "Der Fluyten Lust-Hof" è un opera unica nel suo genere, una delle più importanti nell'ambito del repertorio per strumento monodico, oggi sicuramente una delle più amate e studiate dai flautisti di mezzo mondo. Pubblicata parecchie volte (tra il 1644 ed il 1656) dall'editore e amico Paulus Matthisz, egli stesso suonatore di flauto, copie delle edizioni antiche sono custodite presso gli archivi di Amsterdam, L'Aia, Bruxelles, Londra e Berlino, fatto che ne dimostra il successo in molti ambienti musicali. La raccolta comprende 150 brani con variazioni basate su 120 temi tra i più famosi del tempo: Salmi, Preludi, Fantasie, Corali, Arie e Balli di varia provenienza (italiana, tedesca, svizzera, francese, inglese, scozzese, spagnola, olandese, sacra e profana). Van Eyck ha creato il suo "Der Fluyten" improvvisandolo nel senso antico del termine, utilizzando cioè le molteplici tecniche di diminuzione del Rinascimento europeo (veneziana, friulana, inglese, svizzera, spagnola, olandese), le sue improvvisazioni, pazientemente annotate dall'editore, erano più o meno vicine, almeno come ispirazione, agli assoli dei più grandi jazzisti del secolo passato.

Il Popolo, sabato 8 aprile 2007
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MUSICA
AD ARZIGNANO IL DIFFICILE E RAFFINATO CONCERTO DI FRANCESCO FINOTTI RIEMPIE LA CHIESA DI MICHELUCCI
Trascendente gregoriano
L’organo illumina le anime. Pensieri a Turoldo

Arzignano. I concerti, più sono difficili, più sono raffinati, e più riempiono le chiese. E sabato, alla fine, il miracolo: centinaia di persone a intonare il Kyrie della Messa degli Angeli con le felici e comunicative chironomie di Danilo Zeni. Possiamo ancora sperare. Subito Marcel Dupré, il grande organista francese, l’Allegro deciso dal Poema sinfonico “Evocation”. Francesco Finotti attacca “alla Finotti”. Il suono limpido e possente dell’organo a torre invade ogni angolo della bellissima chiesa di Giovanni Michelucci. Primo fremito alla vigilia delle Palme.
Poi i “ragazzi” di Pordenone, eleganti in nero essenziale, intonano l’Inno all’Ottavo Modo “Plasmator hominis”. S’innalza il discanto in quarta: ottime voci timbrate. Beatitudine. Secondo fremito nella sera che ha concluso la pioggia dell’ultimo marzo. Erik Satie, il provocatore. Nella grande villa di Piazzola sul Brenta, pochi anni fa, hanno proposto “Ventiquattro ore di Satie il Grande”. Erano in tanti, i musicisti venuti da tantissimi dove. Un viavai di ebbrezze dalla sera alla sera. Gente bellissima e colta, anche sereni omosessuali. Oggi la nostra ipocrisia li vorrebbe emarginati. E nei conventi? E nel mondo dell’Arte? Quando Elton John, propriamente Reginald Dwight, ha sposato il suo ragazzo, l’Inghilterra ha sorriso. Ma perché siamo così perdutamente lontani dalle esemplari democrazie? La Messe des Pauvres per organo e due voci alternate è un profondo mistero. A Satie piacevano le quarte e seste e i colori tenui. Il Kyrie dura minuti e minuti: un tormento d’amore. Danilo Zeni conduce i suoi prodigiosi nell’espressività che respira le piccole frasi intervallate dall’organo. Finotti “cerca alla francese”, instancabile. Stupore. Veni Creator Spiritus, Mentes tuorum visita. Delizia. Questo è il melodiare della perfezione. Poi Finotti dispiega il Grande Corale di Lipsia “Komm Schöpfer, heiliger Geist”: prima la mano destra sostenuta dalle fioriture, poi il possente pedale. La Torre di Mascioni, con soli sedici registri, illumina e sazia le anime: Mentes tuorum visita. Dio mio, il graduale dei Defunti! in Modo secondo. Qui il gregoriano trascende. Piergiorgio Righele, che ci credeva, trasmetteva a quanti e quanti i segreti dei neumi: quilisma, oriscus, strophicus, pressus, salicus… Danilo Zeni è il più fedele righeliano. Francesco Finotti, il vincitore del Premio Liszt. L’Ode funebre “Les Morts” si domanda “dove sono, i morti, dove saranno?”. Si può stare con Turoldo: “Che dunque si spenga ogni rumore, perché abbia la certezza di udirti, e più l’anima è deserta, più tu m’invadi”. Queste parole dell’ultimo respiro sono state raccolte dal nostro padre Francesco Rigobello, proprio il nostro organista che a Milano grida invano “ma perché la Chiesa non dice che la pena di morte è peccato mortale?”. Ancora il gregoriano di Jesu redemptor omnium; ancora Dupré con la “Sinfonia Passione”, l’Allegro agitato. “Chi volta le pagine a Finotti?”, ha chiesto un filologo dei flagioletti. “Gli angeli musicanti”. Il Communio dalla Messa dei Defunti: La luce splenda per loro, o Signore, con i tuoi santi in eterno. Stamattina, Montecchio e Arzignano hanno ricordato i Quattro Martiri, i quattro innocenti operai della Pellizzari torturati e uccisi il 30 marzo del 1944. I nazisti sceglievano i “luoghi suggestivi” per lo sterminio, per le torture: Birkenau, o delle betulle; Buchenwald, o dei faggi, Lindenau, o dei tigli. E qui, il cortile del Castello di Giulietta e Romeo. Franz Liszt e il suo breve, intenso postludium dalla Messa pro Organo. Poi, tutti insieme a intonare la Messa degli Angeli. Ancora Turoldo: “Bisogna avere sempre il coraggio di sperare”.

Il Giornale di Vicenza, mercoldì 4 aprile 2007
Bepi De Marzi

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IL BUON GREGORIANO ANTIDOTO SUBLIME ALLE MESSE DI CORSA
Arzignano.


Chissà se questo Papa riuscirà a debellare le chitarre in chiesa, anzi, la musica che è stata generata dall'uso delle chitarre in questi ultimi quarant'anni: la musica e i testi. Perché la chitarra, se usata bene, è uno strumento delicato e prezioso, invitante, utile al canto specialmente solistico. Ma è il genere conseguente a questo uso, che è diventato intollerabile, con i testi da campeggio o da deambulazione, "quanta strada, mio Signor". Anche Maria è stata messa in perenne cammino, che se fosse una metafora potrebbe anche intenerire, ma che nei vari contesti sa molto di trekking. Se n'è andato in pensione, finalmente, sua eminenza il Ruini, che per la dignità della liturgia non ha mai espresso un pensiero, preoccupato solo di interferire nella politica e nell'alcova. E questo bavarese di pochi sorrisi, che pare suoni bene Bach e Mozart, dopo un anno di silenzio sull'arte, ha timidamente raccomandato il canto gregoriano. Chissà se l'avrà detto anche ai "prediletti ciellini" riuniti domenica sotto la pioggia in Piazza San Pietro, proprio loro che hanno prodotto uno dei repertori sacri più vacui e banali. Sono tornate le messe da catena di montaggio. In cattedrale si può gustare una messa in trentacinque minuti, tutto compreso. E gli organisti, preparati e generosi, possono tentare un rapido "pirulì" se il celebrante ha il raffreddore e si soffia il naso, guadagnandosi spesso, però, un'occhiataccia o un gesto che indica l'orologio. Non canta più nessuno, o quasi; anche la schola cantorum pare volatilizzata, nella nostra cattedrale, dove monsignor Dalla Libera portava i suoi seminaristi a cantare Palestrina, Bach, Perosi, Bartolucci. E tanto, ma tanto gregoriano. Ci aspettiamo tra poco, nelle feste solenni, un sottofondo preregistrato, una "base" musicale come nei servizi telegiornalistici o nei documentari. Dal Vaticano vengono segnali desolanti. Fatto fuori il direttore perpetuo (!) della Cappella Sistina, tutto è stato messo nelle mani di strani maestri e compositori da Zarzuela. E per le centinaia di migliaia di parrocchie italiane è caduto subito il riferimento principale che per secoli ha illuminato e rassicurato. È questo il vero relativismo. Ma non si può dire.
Così, se qualche credente rimasto volesse ascoltare sia il canto gregoriano, sia la grande musica d'organo eseguita senza l'angoscia degli orari, bene inserita nei profondi pensieri di fede, venga ad Arzignano sabato sera prossimo, alla vigilia delle Palme. Nella chiesa di San Giovanni Battista al Villaggio Giardino, la stupenda costruzione dell'architetto fiorentino Giovanni Michelucci, potrà vivere l'intensità del canto gregoriano proposto da un gruppo di stupende voci friulane, l'Officium Consort di Pordenone. Organista sarà il grande Francesco Finotti. Del gregoriano verranno eseguiti Inni, Responsori, Antifone, Graduali che hanno ispirato i più grandi compositori. Tematica gregoriana, dunque, proprio quella che ha caratterizzato le opere di Domenico Bartolucci, l'obliato dalla Chiesa. Inizio alle 21. L'Officium Consort è diretto da Danilo Zeni, un fedele discepolo di Piergiorgio Righele, il che è già una sicurezza di grande arte e severa professionalità. Il complesso propone il gregoriano "all'italiana", caldo, nutrito di ottimo suono, melodiosamente appassionato. Finotti, si sa, è da tempo nel novero dei più grandi organisti del mondo. Suonerà Bach, Liszt, Dupré e Satie, il bizzarro compositore parigino che nel suo tempo, e si preparava la guerra in Europa, veniva perfino deriso come "lo stupido pacifista". Di Satie verrà proposto il Kyrie dalla Messe des Pauvres, una delle sue opere sacre più suggestive e misteriose.


Il Giornale di Vicenza, martedì 27 marzo 2007
Bepi De Marzi

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OFFICIUM CONSORT IN CONCERTO
Un disco uscirà nel 2007

"Gaudete Christus est natus": questo l'annuncio gioioso del Natale, ma anche il filo conduttore del concerto l'Officium Consort terrà domenica 23 dicembre a Pasiano. Il concerto è suddiviso in tre parti: la prima comprende antiphone gregoriane e brani polifonici del Palestrina e del Gallus, nonchè alcuni discanti tratti dall'archivio capitolare di Cividale. La parte centrale raccoglie una serie di laudi (laudario di Cortona, "Quarto libro delle laudi" raccolte da Francesco Soto, Roma 1591). La terza ed ultima parte del concerto è più popolare, con due brani tratti dalle Piae cantiones ed alcune elaborazioni di Colombotto e Casagrande, sempre incentrate sui temi del Natale e dell'Epifania.
Il complesso canoro "Officium Consort" ha appena terminato una produzione discografica al fianco dell'organista Francesco Finotti, dal titolo Concordia discors - Echi gregoriani nella musica d'organo, che raccoglie una serie di composizioni di celebri maestri (Bach, Duprè, Listz, Satie) ispirati dall'innologia gregoriana. Il disco metterà a confronto i due aspetti. E' poi in fase di conclusione un altro importante lavoro discografico "Adoramus te, Domine Jesu Christe", che vede impegnato l'Officium Consort in una registrazione di brani gregoriani e polifonici dei più grandi compositori rinascimentali (Viadana, Ingegneri, Gallus, Corteccia, De Victoria), incentrati sul tema della settimana santa e della Pasqua.

Il Popolo, sabato 24 dicembre 2006

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PROPOSTI DALL'OFFICIUM CONSORT
Proposti dall'Officium Consort Lamentazioni e Responsori della Settimana Santa

"Meditazione musicale - Lamentazioni e Responsori della Settimana Santa" è la proposta musicale dell'Officium Consort, il coro maschile dell'USCI di Pordenone diretto da danilo Zeni. Ad aprire il ciclo sono stati i "Responsori del Sabato Santo" la scorsa settimana nelle chiese di San Vito al Tagliamento e di Rauscedo: si è trattato della prima esecuzione moderna integrale dei responsori del Sabato Santo di Alessandro Scarlatti. Protagonisti dell'operazione l'Officium Consort di Pordenone, diretto dal maestro Danilo Zeni, e il maestro Marco Rossi, curatore assieme a Emanuele Nocco della trascrizione in chiave moderna dell'intero corpus dei responsori per la Settimana Santa del compositore palermitano. Per l'occasione, il maestro Marco Rossi si presenterà all'organo in veste di continuista, affiancato da Francesco Galligioni al cello. Solisti saranno Paola Crema, soprano, Francesca Da Ros, contralto, Fabrizio Da Ros, tenore e Carlo Roni, basso. Per i prossimi giorni sono in programma, venerdì 14 aprile (ore 20.30) nel duomo di San Giorgio a Porcia, con letture e canti propri del Venerdì Santo; mentre per lunedì 17 aprile (ore 17) nel duomo di San Lorenzo ad Abano Terme è in programma il "Concerto di Pasqua" con Francesco Finotti all'organo.
L'Officium Consort di Pordenone è il risultato di un progetto formativo...

Il Popolo, sabato 15 aprile 2006
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RIVIVONO I RESPONSORI DI ALESSANDRO SCARLATTI

Sarà presentata sabato 8 aprile alle 20.45 e domenica 9 aprile alle 18.30, rispettivamente nel duomo di San Vito al Tagliamento e nella Chiesa parrocchiale di Rauscedo, la prima esecuzione moderna integrale dei responsori del Sabato Santo di Alessandro Scarlatti. Protagonisti dell'operazione l'Officium Consort di Pordenone, diretto dal maestro Danilo Zeni, ed il maestro Marco Rossi, curatore assieme a Emanuele Nocco della trascrizione in chiave moderna dell'intero corpus dei responsori per la Settimana Santa del compositore palermitano (pubblicato dalla casa editrice EurArte). Per l'occasione, il maestro Marco Rossi si presenterà all'organo in veste di continuista, affiancato da Francesco Galligioni al cello. Solisti saranno Paola Crema, soprano, Francesca Da Ros, contralto, Fabrizio Da Ros, tenore e Carlo Roni, basso. L'ingresso ai due concerti è libero.

Il Gazzettino, venerdì 7 aprile 2006
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A SORA E CASAMARI
Canto Gregoriano e concerto d'organo con il maestro Francesco Finotti

Due serate all'insegna del canto gregoriano e della musica organistica, con la straordinaria partecipazione dell'organista Francesco Finotti, artista internazionale. La manifestazione organizzata con il sostegno della Provincia e del comune di Sora si snoderà in due giorni: il primo sabato 10 dicembre alle ore 18 nella chiesa di San Domenico a Sora; il secondo domenica 11 dicembre nella suggestiva abbazia di Casamari nel comune di Veroli sempre alle ore 18 (alle ore 17 prima del concerto sarà celebrata la messa cantata tutta in gregoriano). Sarà l'Officium Consort....ad introdurci in questi due giorni affascinanti e ad un percorso sconosciuto ai più. Nella prima serata dal titolo "In omnem terram exivit sonus - un legame fecondo, nel tempo, fra tradizione monodica e letteratura organistica", i dodici uomini del coro dell'Officium Consort, sempre diretti dal maestro Danilo Zeni, saranno accompagnati dall'organista Francesco Finotti, maestro di fama mondiale, autentico fiore all'occhiello per l'evento musicale. Nella seconda serata....
......Due occasioni uniche per ascoltare dal vivo l'origine della musica occidentale in luoghi assolutamente eccezionali dal punto di vista artistico e mai, come in questo caso, adatti a ricreare le atmosfere del tempo.

Il Messaggero, Frosinone - venerdì 9 dicembre 2005
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MUSICA, IL PREMIO COLOMBO ALL'ORGANISTA LEONHARDT
La consegna del riconoscimento nella sala consiliare della
Provincia che ha organizzato la terza edizione dell'iniziativa
assieme all'Associazione per la musica sacra

Straordinario Gustav Leonhardt: la presenza di questo grande della musica mondiale ha richiamato pubblico nella nuova sala consiliare della Provincia. L'occasione è stata il conferimento del premio organistico internazionale "Vincenzo Colombo" (terza edizione), quest'anno....
......Tesi suffragate dai concertisti che si sono esibiti: il Collegium Musicum Naonis (tre ottimi virtuosi: i clavicembalisti Pietro Pasquini e Beppino Delle Vedove, l'organista Antonio Piani) e l'Officium Consort, un solidissimo coro di voci maschili diretto da Danilo Zeni.

Il Gazzettino, lunedì 5 dicembre 2005
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COROVIVO, CINQUE GRUPPI ECCELLENTI
Premiati Officium Consort, "Renato Portelli", Ansib,
"Jacopus Gallus" e "Igo Gruden"

L'Officium Consort di Pordenone, il coro "Renato Portelli" di Mariano del Friuli, il gruppo vocale "Ansib" di Monfalcone.......sono i cori giudicati eccellenti dalla giuria della decima edizione di Corovivo 2005....
......L'Officium Consort di Pordenone, diretto da Danilo Zeni, ha proposto una vera e propria meditazione sulla passione e morte di Cristo, alternando mottetti di Ingegneri, da Victoria e Palestrina ai responsori gregoriani. La "laicità" dell'Auditorium forse poco si intonava alla proposta musicale sacra, ma la perfezione del gruppo non poteva non essere premiata.....

Il Gazzettino, martedì 1 novembre 2005
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IL "VESPRO DELLA BEATA VERGINE"
DI CLAUDIO MONTEVERDI TRIONFA IN DUOMO A SPILIMBERGO

Nel 150. anniversario dell'istituzione del dogma dell'Immacolata Concezione, l'esecuzione del grandioso polittico monteverdiano del "Vespro della Beata Vergine" nel Duomo spilimberghese .......

......Davide De Lucia, ideatore, preparatore e direttore di questo enorme lavoro, ha guidato con trasporto e assoluto dominio dello stile e della forma musicale la grande compagine esecutiva, che lo ha seguito con notevole concentrazione. Se n'è ammirata la precisione degli attacchi e la chiarezza di articolazione nel contorto ordito polifonico. Ottima la prova dell'Officium Consort, impegnato nelle antifone gregoriane, mentre tra i solisti si sono distinti in particolare i due soprani Anna Simboli e Laura Antonaz. Consenso calorosissimo da parte del pubblico che ha gremito la chiesa e ha seguito con intensa attenzione le oltre due ore di musica.

Il Gazzettino, venerdì 10 dicembre 2004
Eddi De Nadai
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CRONACHE ARETINE

Non si è ancora spenta l'eco della bella vittoria ottenuta dall'"Ars Cantica Choir & Consort" di Buccinasco (Mi) diretto da Marco Berrini, che già il Concorso Polifonico Guido D'Arezzo ci ha riservato, nell'edizione 2004, un nuovo appuntamento....
La coralità nazionale non se ne è andata comunque a mani vuote, potendo vantare l'ottimo secondo posto ottenuto nella categoria Canto Monodico Cristiano conquistato dall'Officium Consort di Pordenone diretto da Danilo Zeni, ed il terzo...
Di buon livello la categoria Canto Monodico Cristiano che come dicevamo ha visto assegnare il secondo posto all'Officium Consort di Pordenone, segnale del buon lavoro fatto anche dall'USCI Friuli Venezia Giulia con i Seminari di Canto Gregoriano che da un decennio organizza presso l'abbazia di Rosazzo (Ud) sotto la direzione del prof. Nino Albarosa...

Choraliter, N.15 - settembre/dicembre 2004
Andrea Venturini
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52° CONCORSO POLIFONICO DI AREZZO

Dedicata a Francesco Petrarca nella ricorrenza del settimo centenario della sua nascita, si è svolta dal 26 al 29 agosto 2004 la 52^ edizione del Concorso Polifonico Internazionale Guido D'Arezzo....
Canto monodico cristiano - L'alto livello dei cori in corso in questa edizione mette ancor più in evidenza l'ottimo risultato dell'Officium Consort di Pordenone che si è visto precedere solamente dal "Consortium Vocale" di Oslo (Norvegia) diretto da Alexander M. Schweitzer, nome prestigioso già membro della giuria nelle passate edizioni e che quest'anno si è presentato alla guida del gruppo vocale della cattedrale di Oslo....

Choralia, N.38 - dicembre 2004
Andrea Venturini
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PREMIATO AL CONCORSO DI AREZZO
Officium Consort secondo in gregoriano

Il coro OFFICIUM CONSORT di Pordenone diretto dal maestro Danilo Zeni ha ottenuto un risultato prestigioso al 52° Concorso Polifonico Internazionale "Guido d'Arezzo" di Arezzo, aggiudicandosi il secondo premio nella categoria di Canto Monodico Cristiano, vinta dal Consortium Vocale di Oslo. L'ensemble pordenonese, risultato alla fine il miglior coro italiano piazzatosi al Concorso, è il risultato di un progetto formativo iniziato qualche anno fa, dedicato all'interpretazione del canto corale ad indirizzo polifonico, particolarmente rivolto alla vocalità virile, tenuto dal compianto maestro Piergiorgio Righele. Sotto la direzione sicura e competente del maestro Zeni, il coro ha così messo a frutto un lungo periodo di preparazione e studio della semiologia e della vocalità applicata al canto gregoriano, suscitando, tra l'altro, vivo interesse ed entusiastici apprezzamenti da parte dei numerosi convenuti alle esecuzioni del Concorso. Già nel 1999 il coro si era aggiudicato il secondo posto (primo non assegnato) nella categoria di canto gregoriano al 38° Concorso Internazionale di Canto Corale "C.A. Seghizzi"di Gorizia.
Dallìestate 2003 l'Officium Consort è diretto dal maestro Zeni, diplomato in pianoforte presso il Conservatorio "G.Tartini" di Trieste e che ha approfondito la propria preparazione nel campo della direzione corale con i maestri Piergiorgio Righele e Giorgio Mazzucato. Attualmente è componente della Commissione Artistica dell'U.S.C.I. di Pordenone (Unione Società Corali della Provincia di Pordenone) e membro della Commissione per la Musica Sacra della Diocesi di Vittorio Veneto. Esercita l'attività di docente di pianoforte presso alcuni Istituti Musicali e collabora frequentemente, come cantore, con importanti cori nazionali. E' direttore, fin dalla fondazione, del Coro "San Tomaso" di Caneva. La scelta dell'impegnativo percorso artistico è sostenuta dalla consapevolezza che l'Officium Consort rappresenta una rarità nel panorama della coralità amatoriale del Friuli Occidentale e dell'intera regione per gli obiettivi di ricerca vocale, stilistica, di prassi e di organico.

Il Popolo, sabato 18 settembre 2004
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(ANSA) - AREZZO, 30 AGO - Sono andati a due cori di Oslo i premi 'Polifonia' e 'Canto monodico cristiano' per il 52mo Concorso internazionale 'Guido d'Arezzo'. Hanno gareggiato nella citta' toscana 26 cori (piu' due ospiti, dal Sud Africa e dal Sudan) provenienti da 13 nazioni. Nella categoria 'Canto monodico cristiano' si e' imposto il Consortium vocale di Oslo (Norvegia), seguito da Officium Consort di Pordenone. Per la 'Polifonia' ha invece vinto il gruppo norvegese Kammerkoret Nova.
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Gregoriano

L' OFFICIUM CONSORT di Pordenone diretto dal maestro Danilo Zeni ha ottenuto un risultato prestigioso al 52° Concorso Polifonico Internazionale "Guido d'Arezzo", vincendo il secondo premio nella categoria di Canto Monodico Cristiano (miglior coro italiano), vinta dal Consortium Vocale di Oslo. Il gruppo, sotto la direzione attenta e competente del maestro Zeni, ha messo così a frutto un lungo periodo di preparazione e studio della semiologia e della vocalità applicata al canto gregoriano, suscitando, tra l'altro, vivo interesse ed entusiastici apprezzamenti da parte dei numerosi intervenuti alle esecuzioni del Concorso. Da tempo l'Officium Consort si dedica allo studio e alla diffusione della monodia antica e della polifonia cinquecentesca e seicentesca con particolare riferimento a progetti e programmi diretti al recupero sia di testi che di autori meno frequentati, vuoi per la peculiarità del prodotto, vuoi per la necessità di organico specifico. Già nel 1999 si è aggiudicato il secondo posto (primo non assegnato) nella categoria di canto gregoriano al 38° Concorso Internazionale di Canto Corale "C.A. Seghizzi".

Il Gazzettino, giovedì 2 settembre 2004
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CONCERTI.
L' OFFICIUM CONSORT A PORDENONE

La vocalità "antica" tra colto e popolare

Tra i numerosi progetti avviati dall'Unione delle Società Corali della Provincia di Pordenone, quello rivolto in particolare ai direttori dei cori e che era stato voluto dallo scomparso maestro Righele, si è recentemente concretizzato in una formazione che prende il nome di "Officium Consort". Tale complesso, di undici voci virili tra le quali quella del direttore Danilo Zeni, si è esibito l'altra sera nell'ex Convento di San Francesco a Pordenone, nell'ambito di una serata dedicata all'Associazione italiana per la Tutela della Salute mentale.
Le due parti del concerto hanno corrisposto ad altrettante linee di ricerca del gruppo. Già la prima, che sul tema della "manifestazione" si è mossa tra il gregoriano e la polifonia cinquecentesca di Palestrina e Gallus, ha permesso di apprezzare come le qualità tecniche di questa formazione vadano al di là del normale livello amatoriale cui pur essa appartiene. Le voci sono apparse individualmente curate per qualità timbrica e intonazione, requisiti fondamentali per poter affrontare un repertorio così difficile come il canto monodico, così come curata si è dimostrata la resa d'assieme. La vocalità gregoriana in particolare si è dimostrata il punto principale di riferimento, avendo l'esecuzione dei polifonisti rinascimentali sottolineato più il legame con la tradizione passata che l'anticipazione di forme espressive successive. Ancora sui temi legati al Natale, la seconda parte si apriva ad un ventaglio cronologico più ampio, indagando il versante del "popolare" su due fronti: quello della forma comunque ancora elaborata e colta della lauda, e quello del canto popolare vero e proprio, con la proposta di brani in armonizzazioni anche novecentesche. Ma la suggestione sonora era caratterizzata ancora dalla vocalità "antica", con l'effetto di sottolineare quanto pesi quella tradizione anche sul repertorio più recente e apparentemente meno colto. Buono nel complesso il successo di pubblico.

Il Gazzettino, domenica 21 dicembre 2003
Andrea Busato
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