Programmi 2008
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"Lo spirito bachiano nel romanticismo di Mendelssohn"
Salmi e Mottetti nella produzione vocale sacra di
Felix Mendelssohn Bartholdy

Il Romanticismo rappresenta un nuovo periodo della civiltà. La sua patria d'origine fu la Germania, ma rapidamente dal mondo tedesco esso si diffuse in tutta Europa, anche se ogni popolo nell'accoglierlo lo adattò alle proprie tradizioni e lo illuminò di una particolare luce. In realtà erano già apparsi in tutta l'Europa spiriti e forme che enunciavano il grande moto romantico e ne erano una lenta preparazione. La Germania fu dunque per il Romanticismo ciò che la Francia era stata per l'Illuminismo: il centro del vasto movimento. Si può dire che le prime voci del Romanticismo già si fanno sentire verso gli ultimi decenni del '700, l'epoca in cui noi viviamo è forse ancora profondamente legata all'età romantica e si muove essenzialmente entro le sue linee. Tutte le manifestazioni della vita europea sono animate nell'età romantica da un comune atteggiamento spirituale, nessuna attività, nessuna opera umana si sottrae a questo comune colore del nuovo periodo. Il Romanticismo nelle sue espressioni più evidenti si manifesta anzitutto come opposizione all'Illuminismo, anche se in sostanza ne fu uno sviluppo e conservò molte delle conquiste ideali divulgate dagli enciclopedisti. Per questo motivo nell'età romantica l'attenzione sarà rivolta al sentimento più che alla ragione perché i sentimenti appariranno un personalissimo possesso, sembra che gli uomini scoprano allora nei moti dei loro cuori l'unico vero titolo di una propria nobiltà, e si abbandonino al sentimento come alla sola guida della loro esistenza. Questa impetuosa affermazione dei valori individuali spiega la frequente apparizione nell'età romantica di figure eroiche, di uomini dalla tempra eccezionale, di spiriti ribelli e passionali che vogliono sollevarsi al di sopra dei limiti stessi della realtà umana e affidare il loro nome e le loro opere all'eternità.
E' difficile tentare di definire univocamente il pensiero romantico in quanto questo è costituito da caratteri apparentemente contrastanti. L'idea centrale del Romanticismo, comune invece a tutti i grandi poeti, scrittori, filosofi e musicisti di questo secolo, è quella di abbracciare, attraverso il pensiero e l'espressione artistica, l'infinito.

Nel linguaggio musicale il genere che persegue tale aspirazione è quello della musica strumentale, proprio perché non avendo bisogno di un testo si può prestare meglio ad esprimere sensazioni non determinate bensì assolute. Ed in effetti una larghissime parte della produzione romantica è strumentale. Nello stesso tempo, però, non va misconosciuta, sotto differenti aspetti, l'importanza della musica vocale di cui l'alfiere, il portabandiera è il Lied. L'importanza del Lied va ricercata nell'origine letteraria del Romanticismo e nel potere di trasfigurazione lirica che ha la poesia.
La sintesi nel segno della musica assoluta, tra espressione strumentale e valore poetico, si ha con il poema sinfonico che traduce in termini squisitamente strumentali un romanzo o un poema in versi. Anche l'opera non è trascurata dai compositori romantici, anche se questa è quanto di più lontano si possa immaginare dalla musica assoluta; e tuttavia essa si adegua alle idee romantiche assumendo argomenti naturalistici e magici, esaltando i caratteri nazionali di ciascun popolo attraverso la celebrazione dei miti e delle leggende, affrontando così i grandi temi della vita dell'uomo.
Altra contraddizione apparente del Romanticismo è la tendenza verso composizioni di breve respiro affianco a quelle di smisurate dimensioni. La prima, specialmente pianistica, sembra la più tipica del Romanticismo proprio perché riesce a concentrare, in quadretti molto caratterizzati in un breve lasso di tempo, in modo da conservare intatta tutta la tensione, l'emozione che il compositore intende esprimere. Il fine, dunque, di queste opere è quello di comunicare, al di là della struttura e dello schema formale, uno stato d'animo, una sensazione spesso improvvisa e inafferrabile. Corrispondono in pieno a questo principio gli "improvvisi", i "momenti musicali", gli "scherzi" ed altre forme ancora generalmente nello schema A-B-A (detto forma lied ma che non ha attinenze con il lied vocale).
Ma il Romanticismo è anche il tempo delle grandi sinfonie, delle opere sterminate, degli oratorii lunghissimi e degli imponenti poemi sinfonici; anche nella musica pianistica e da camera si trovano pezzi di ampie dimensioni. Almeno per quanto riguarda le opere in forma sonata, la presenza di brani notevolmente ampli è una diretta conseguenza dello "spirito geometrico" ereditato dalle forme classiche che imponevano schemi espositivi e di sviluppo predeterminati. Ed infatti molti sono gli aspetti in comune tra il linguaggio musicale classico e quello romantico; non v'è distacco netto tra le due epoche ma trasformazione graduale e compenetrazione dell'una nell'altra.
Basti pensare, a sostegno di ciò, che se la musica romantica per eccellenza è quella strumentale pura, sia Haydn che Mozart ne composero in grandissima quantità. La forma sonata, pertanto, non tramonta nell'800, anzi si continua ad adottarla spesso con caratteri più regolari di quanto non facessero gli stessi Haydn e Mozart. Nell'ambito di forme che abbiamo visto ereditate dal '700, v'è comunque una evoluzione, sia in senso armonico sia melodico, mediante un uso sempre più libero e spregiudicato del cromatismo e della modulazione improvvisa.

A differenza di molti altri grandi compositori, Felix Mendelssohn fu, come il suo nome di battesimo sembrava augurargli e presagire, estremamente fortunato e felice durante l'intero corso della vita. "Prima ero figlio di un padre, adesso sono padre di un figlio".
Può sembrare un assurdo gioco di parole, ma aveva un arguto significato di verità, poiché a dirlo era Abraham Mendelssohn, figlio del celebre filosofo Moses e padre di Felix. Il musicista nasce ad Amburgo il 3 febbraio 1809 da una famiglia di agiate condizioni finanziarie e di elevata estrazione: far parte della famiglia dei Mendelssohn equivale a crescere e svilupparsi in un ambiente di alta cultura umanistica e musicale, quale si trovava in Germania tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento.
Mendelssohn, fin dalla giovane età, viene quindi educato alla cultura umanistica, circondato dalla musica e dalle arti più raffinate; vive sempre in un ambiente sereno e scevro da gravi preoccupazioni. Lavora sodo applicandosi alle materie predilette: ogni mattina alle cinque si alza e inizia la sua laboriosa giornata dedicata allo studio del pianoforte, del violino, del disegno e delle lingue straniere. A dodici anni ha al suo attivo varie graziose composizioni scritte nelle forme più diverse. Ben presto le straordinarie doti di compositore di Felix Mendelssohn si rivelano, quasi a compensare qualche momento difficile per la famiglia dovuto anche all'antisemitismo diffuso negli anni intorno al 1819.
In quel periodo i Mendelssohn adottano il secondo cognome Bartholdy da un parente battezzato; vengono battezzati essi stessi divenendo cristiani protestanti. Intanto tra il 1821 ed il 1823 Felix Mendelssohn compone dodici Sinfonie per archi (l'undicesima anche con strumenti a percussione), Concerti per violino ed archi, per due pianoforti, per pianoforte e violino. Davanti a questo talento il padre rinuncia a farne un uomo d'affari, tanto più dopo che Luigi Cherubini, allora direttore del Conservatorio di Parigi e autorità musicale di fama europea, aveva dato al ragazzo un giudizio positivo.
La carriera di Felix Mendelssohn prosegue fulminea e versatile, con giovanile freschezza e ammirevole sapienza e con un attivismo tipico dell'educazione israelitico-puritana. Con la sua musica non solo raggiunge presto rinomanza mondiale in qualità di compositore, ma riusce anche a realizzare pienamente quella che era la sua più grande ambizione: richiamare l'attenzione dell'ambiente musicale, allora piuttosto negligente, sulle opere, da troppo tempo cadute nell'oblio, di uno dei massimi maestri della composizione musicale: Johann Sebastian Bach.
Nel 1829, con l'attore Eduard Devrient, Mendelssohn organizza la riscoperta della "Passione secondo San Matteo" di Bach e la dirige in versione ridotta e ritoccata nella strumentazione, ma meglio adatta a essere assimilata dal gusto di allora; l'esito sarà trionfale e darà il via alla graduale rinascita Bachiana. La musica di Mendelssohn si impone come un esempio di grande nitidezza, dove l'afflato romantico trova un equilibrio d'invidiabile classicità, pur in forme talvolta originali, come nelle sei "Sonate per organo". Grandiose linee hanno gli oratori "Paulus ed Helias" e gli otto volumi di "Lieder ohne Worte" (Romanze senza parole), che inanellarono brevi, preziose pagine.
La musica sacra di Felix Mendelssohn Bartholdy risente di due principi opposti fra loro: come seguace di Hegel il musicista era propenso a dar risalto alla musica in se', incurante della liturgia: come seguace del teologo Schleiermacher egli considerava la religiosita' come "sociale" (l'unione degli uomini attraverso l'amore) e tendeva a mettere in risalto nella musica i valori religiosi che elevassero i sentimenti della comunita'. Non c'e' dubbio che Mendelssohn cercasse di recuperare lo spirito del corale luterano, attraverso i generi dell'oratorio e della cantata (concertanti) e dei salmi e mottetti (a cappella), sintetizzando felicemente il contrappunto barocco - che lui riporto' in luce agli occhi dell'ascoltatore dell'ottocento - unito a soluzioni armoniche di carattere piu' moderno, il tutto fuso in uno stile per la musica da chiesa assolutamente personale e nuovo.

Il programma sara' articolato e proporra' al pubblico composizioni per coro a voci pari maschili, voci pari femminili e voci miste: nel caso specifico delle voci maschili, verranno eseguiti gli unici tre mottetti facenti parte della produzione corale sacra di Mendelssohn.
Il primo e' il famoso Vespergesang - Adspice domine, per coro, soli e violoncello. Il responsorio e l'inno op. 121 di Mendelssohn sono datati 1833 ma la loro pubblicazione venne approntata solo dopo la morte dell'autore.
La composizione, per tre e quattro voci maschili, prevede un basso continuo sostenuto dal violoncello e dall'organo. Come le corali-cantate di Bach, Mendelssohn sviluppa prima di tutto le tre parti del coro in forma di fuga. Segue una preghiera arricchita con la tecnica contrappuntistica dei maestri italiani del XVII sec. Il testo del responsorio, affidato ad una voce di basso, conduce all'inno finale armonizzato secondo le regole del corale protestante.
Il secondo, Beati mortui, - per coro a voci scoperte - e' un mottetto a quattro voci virili composto nel 1833 ed esprime il senso della serena contemplazione della morte: il testo è tratto dall'Apocalisse di S. Giovanni Apostolo: "Beati i morti che muoiono nel Signore, già fin d'ora lo Spirito dice che si riposino in pace, perchè le loro opere li accompagnano.
Nel brano Periti Autem - ancora per coro a voci scoperte - l'uso del contrappunto rende vivida l'immagine dei giusti che risplenderanno come folgore eterea e simili alle stelle per tutta l'eternità. In questo modo il compositore ci restituisce la sua personale visione della fede attraverso un romanticismo che evita i contrasti più accesi e per questo definito il romanticismo felice.
Il presente progetto prevede la collaborazione con il Coro Femminile Multifariam di Ruda, diretto dalla maestra Gianna Visintin, affermata didatta e direttrice ed esperta interprete del repertorio romantico.
Il progetto verrà presentato al pubblico regionale in una serie di concerti che toccheranno le quattro provincie in sedi da definire, ma che dovranno essere necessariamente di grande respiro.


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"Esequie Musicali per la Morte de l'Nobilissimo
Imperator Carlo V"


Cristóbal de Morales

"...una notizia degna di rilievo è del 28 maggio del 1539, giorno nel quale vengono celebrate in S. Pietro le esequie solenni per la morte dell'imperatrice Isabella di Portogallo, moglie di Carlo V.
Risulta che Morales vi partecipò, ma non sappiamo se vennero eseguite sue musiche. E' lecito però pensare alla Missa pro defunctis a 5 che, anche se pubblicata solo nel 1544, potrebbe essere stata composta per quella particolare, e memorabile, circostanza.
Successivamente, viene riportato che la Messa da Requiem e l'Oficio di difunctos furono eseguiti per la cerimonia funebre in onore di Carlo V a Città del Messico nel 1559".


L'Officium defunctorum é la liturgia extraeucaristica riservata alla celebrazione dei defunti, in cui prevale una lettura musicata dei salmi, appositamente scelti per ricordare il significato cristiano della morte. Le fonti storiche sono avare di indicazioni: "la Messa da Requiem (non specifica quale delle 2) e l'Oficio de difunctos eseguito (riferimento quindi solo all'Officio) per la cerimonia funebre in onore di Carlo V a Città del Messico nel 1559".
Si tratta ovviamente di frammenti tratti dall'ufficio, sufficienti comunque a rappresentare ed esprimere efficacemente gli splendori musicali, in particolare della Cappella pontificia di cui Cristobal de Morales fu cantore negli anni quaranta del XVI Secolo. Il programma apre con lo splendido mottetto Circumdederunt me introito proprio della domenica di Septuagesima, quasi un richiamo alle vicissitudini di Cristo ed ormai un'introduzione verso i temi della Passione.
Segue l'esecuzione dell'invitatorio del Mattutino Regem cui omnia vivunt, parte sostanzialmente priva di processi imitativi, alternata alla "cantillazione", affidata alla schola gregoriana, del salmo 94: un susseguirsi di recitativi molto intensi e solenni, che presentano struttura sillabica semplice, atta ad esaltare il dato timbrico e, attraverso questo, a porre in evidenza -con severa linearità- il testo biblico.
La lectio III In Manus Tuae viene affidata alla voce falsettistica solista del cantus supportato dagli strumenti. Una scarna struttura contrappuntistica caratterizza i responsori IV e VII del Mattutino.
In particolare in Ne recorderis viene proposto l'alternatim monodia/polifonia, affidando gli incipit alle strutture polifoniche a quattro voci (cantores), alternate alle monodiche fioriture melismatiche del chorus, come del resto era prassi ricorrente all'epoca.
Ne risulta un insieme antifonico dai forti contrasti espressivi, carico di struggente mestizia.

La Missa pro defunctis è chiamata anche Messa da Requiem in quanto comincia con l'introito Requiem Aeternam. Il testo della Messa da Requiem è analogo a quello della Messa ordinaria. Vengono eliminati i momenti più gioiosi come il Credo e il Gloria viene invece inserita la sequenza Dies irae.
Nel nostro caso Morales ne musica le strofe finali Piae Jesu Domine. La Missa pro defunctis, composta dal musicista andaluso durante la sua permanenza in Roma in qualità di cantore della cappella pontificia, è tratta dall'opera Missarum liber secundus (V. e L. Dorico, Roma, 1544), dedicata al pontefice Paolo III.
Uno degli elementi tradizionali che Morales porta alle estreme conseguenze è il modo di realizzare il discorso musicale. Ovviamente è un discorso per imitazione, però nella particolare accezione iberica, dove imitazione fantastica e imitazione icastica sono poste di fronte. Morales compone con una scrittura a 5 parti analoga a quella di Antoine Brumel, meno raffinata ma al tempo stesso anche meno rigida, più evoluta e disinvolta, con salti melodici più frequenti e presenza della terza nelle triadi conclusive.
Appresa la lezione dei grandi della scuola franco-fiamminga del XV Secolo, in particolare di Josquin Desprez (ma anche -pare- da Nicolas Gombert), Morales dimostra di interpretare le nuove tendenze della musica rinascimentale verso una minore densità polifonica e una maggiore trasparenza formale.
Egli anticipa i temi ed i motivi tipici del periodo post tridentino, dimostrando particolare cura per il testo e per la sua chiarezza verbale. Del resto le voci maschili, ricche di coloriture forti e di armonici, esaltano tale dato espressivo, portandolo a risultati poetico-retorici davvero splendidi.
Mentre la voce falsettistisca del controtenore, spinge la linea melodica verso guglie espressive mai estreme, fornendo all'insieme il giusto contrappeso timbrico.

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Partecipazione al 43° Concorso Nazionale Corale
Trofei "Città di Vittorio Veneto"


Il coro parteciperà a 43° Concorso Nazionale Corale trofei "Città di Vittorio Veneto", con il progetto monografico dedicato al compositore andaluso Cristobal de Morales "Esequie Musicali per la morte de l'Nobilissimo Imperator Carlo V".
Con questo impegno l'Officium Consort intende continuare coerentemente lo studio e la ricerca musicale che lo hanno sempre caratterizzato fin dalla fondazione. In questo caso, però, va riscontrata la profonda novità di una scelta artistica innovativa e coraggiosa: quella di proporsi in una veste inedita dal punto di vista dell'organico, con l'aggiunta, alle tradizionali sezioni tipiche dei gruppi virili a voci pari - tenori primi e secondi, baritoni e bassi - della quinta voce rappresentata dal cantus dei controtenori. Tale innovazione rappresenta un autentico "turning point" espressivo, in quanto muta radicalmente gli esiti sonori e timbrici del "canto in voce".

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Partecipazione al 56° Concorso Polifonico Internazionale "Guido d'Arezzo"
Programma di canto monodico cristiano



L'Officium Consort intende partecipare al 56° Concorso Polifonico Internazionale "Guido d'Arezzo", nella sezione dedicata al canto monodico cristiano, dopo la positiva esperienza maturata nel 2004, in occasione della quale il coro ha vinto il secondo premio alle spalle del Consortium Vocale di Oslo, diretto da Alexander Schweitzer.
Il materiale da presentare al Concorso sarà selezionato all'interno del progetto "VITA HOMINIS, VISIO DEI", contenitore prezioso in termini di interpretazione semiologica del canto monodico sacro: gregoriano, ambrosiano, beneventano, romano antico, aquileiese, sangallese, metense - Forme tratte dal Repertorio dell'Ufficio, del Graduale, dell'Antifonale monastico, e altre fonti. E' disponibile con le integrazioni e completamenti del caso ad essere presentato durante tutti i tempi liturgici, sia in concerto che in celebrazioni e paraliturgie.
Umano e Divino s'incontrano nel Canto Gregoriano. Nato dalla Parola che rivela il mistero di Dio all'uomo, il Canto Gregoriano resta per sempre uno strumento che si è evoluto fino a poter cogliere tutta la dimensione emozionale della rivelazione. E' così che il Canto Gregoriano, in un progressivo affinamento, ha raggiunto le più alte vette dell'arte vocale. Culto e Cultura si fondono nel Canto Gregoriano. E' un canto dunque che appartiene all'umanità e non soltanto ad un popolo. Sua caratteristica essenziale è la capacità di introdurci a contemplare la Parola di Vita. Dio condivide la nostra storia, si fa solidale con noi, muore e vive per noi. Nel Canto Gregoriano è testimonianza la segreta gioia di una simile scoperta: canta il progetto del Padre che si rivela in Gesù di Nazareth, unico salvatore; che nella parola chiama; che nella passione offre la vita; che nella Pasqua vince; che nel dono dello Spirito salva e raduna in comunione. E' il canto della Chiesa, ma è anche semplicemente il canto dell'uomo.


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Partecipazione come Coro Laboratoro al
Corso di Formazione per Maestri di Coro

Promosso dall'USCI Pordenone e dall'USCF Udine

Dopo il positivo consenso ottenuto nel 2007, USCI Pordenone e USCF Udine, in collaborazione con USCI Friuli Venezia Giulia, intendono proporre l’attività di formazione per direttori anche per il 2008, articolando le lezioni in quattro moduli, frequentabili anche separatamente, che verranno realizzati a Spilimbergo, Pordenone e Passons di Pasian di Prato e che saranno tenuti dai docenti Maria Dal Bianco, Vera Marenco e Adriano Martinolli d’Arcy. Il corso è rivolto sia a direttori con esperienza che a principianti; le lezioni avranno modalità di lavoro pratica, di taglio laboratoriale, grazie alla presenza di cori laboratorio. Agli iscritti saranno fornite le copie dei brani oggetto di studio.

L'Officium Consort è invitato come Coro Laboratorio al modulo Nr.2, relativo alla conduzione della prova e che sarà tenuto dalla Maestra Maria Dal Bianco.
Le lezioni saranno rivolte all’approfondimento delle problematiche relative alla gestione della prova, a partire dai criteri di scelta del repertorio da attuare in base alle caratteristiche della formazione corale, fino alla verifica finale dei risultati ottenuti. Verranno affrontate, in particolare, tematiche relative alla lettura e all’analisi della partitura, all’intonazione melodica e armonica, alla dinamica e alla timbrica del gruppo come fattori determinanti per la crescita consapevole, sul piano interpretativo ed esecutivo.







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Programma dei concerti:
voci pari maschili Beati mortui - Op. 115 3
  Periti autem 2
  Adspice Domine - Op. 121 11
   
voci pari femminili Tre Mottetti Latini Op. 39
  Veni Domine 3'4
  Laudate pueri
  Surrexit pastor noster
   
voci miste Psalm 43 "Richte mich Gott" - Op. 78 Nr.
  Herr, nun lässest du - Op. 69 Nr.1
  Jauchzet dem Herrn alle Welt - Op. 69 Nr.2
  Zum Abendsegen - Op. 115
  Psalm 91, "Denn Er hat seinen Engeln befohlen"
  Hör mein Bitten
   











































































































































































































Programma: Officium Defunctorum et Missa pro Defunctis
Introitus Circumdederunt me
Invitatorium Regem cui omnia vivunt
Lectio III Manus tuae
Responsorium IV Ne recorderis peccata mea
Responsorium VII Peccantem me quotidie
   
Introitus Requiem aeternam
Missa Kyrie
Graduale Requiem aeternam
Sequentia Dies irae
Offertiorium Domine Jesu Christe
Missa Sanctus
Missa Benedictus
Missa Agnus Dei
Communio Lux aeterna
Antiphonae In paradisum





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 






























Programma che verrà presentato al concorso:
Introitus Circumdederunt me
Introitus Requiem aeternam
Missa Kyrie
Missa Sanctus
Missa Benedictus
Missa Agnus Dei
Communio Lux aeterna














































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