"Le Polifonie primitive in Friuli ed in Europa"
Il
cantus planus binatim nel XIV secolo a Cividale
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Nell'Europa
del Medioevo l'attivita' musicale del tutto predominante
fu il canto cristiano liturgico, l'imponente repertorio
di melodie che venivano quotidianamente cantate durante
l'azione liturgica - la Messa e la recitazione delle ore
canoniche, cioe' l'Ufficio - repertorio che viene comunemente
definito con il termine di canto gregoriano. Fu questa una
conseguenza del fatto che l'Europa era stata unificata da
Carlo Magno nel segno e per mezzo della religione cristiana,
all'insegna dell'autorita' papale, del vescovo di Roma.
Il Sacro Romano Impero, che rappresentava l'unita' politica
e temporale del continente, deriva esso pure il proprio
potere dal riconoscimento divino della sua autorita'. I
costanti rapporti tra potere spirituale e potere temporale
ebbero come conseguenza uno scambio fitto e continuato di
contatti e di interferenze tra una regione e l'altra dell'Europa;
questi scambi si realizzarono nei campi più diversi e a
tutti i livelli, da quello economico a quello culturale.
Quest'insieme di rapporti fu naturalmente più intenso soprattutto
in quelle zone che si trovano al centro delle correnti di
comunicazione, nell'occhio del ciclone della storia. Il
Friuli è una di queste zone vitali d'Europa, al confine
tra il mondo latino, quello germanico e quello slavo. La
storia del Patriarcato di Aquileia, massima autorità religiosa
e, nel Medioevo, anche politica del Friuli, riflette in
tutte le sue fasi queste vicende, e con la storia del Friuli
si identifica. Tutto cio vale, naturalmente, non solo per
le figure che si succedettero sulla cattedra, per i patriarchi
che si awicendarono nel reggere la sede, ma anche per la
storia della liturgia, che di questa autorita spirituale
del patriarca era manifestazione uficiale e pubblica. Molto
si e' discusso, anche in tempi recenti, sulla sostanza e
sull'autonomia di questo insieme di riti, e delle melodie
che l'accompagnano: ma non si e' tenuto bastantemente presente
che liturgia e musica liturgica, proprio perche' espressione
ufficiale del potere patriarcale, facevano parte esse stesse
di un piu' vasto e complesso sistema di rapporti e di scambi,
che si svolsero per piu' secoli e che ebbero - pur nel variare
degli eventi - alcune caratteristiche costanti.
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I patriarchi che si succedettero sulla cattedra
di Aquileia provenivano quasi sempre da quelle potenze che si
contendevano I'egemonia sul territorio friulano: da Paolino, scelto
da Carlo Magno tra i dotti che lo circondavano nella sua corte,
da Poppo, figlio di un conte bavarese, da Bertoldo di Merania,
figlio di un duca tedesco e all'epoca dell'elezione a Patriarca
arcivescovo di Calocsa in Ungheria, a Raimondo della Torre, figlio
e fratello dei signori di Milano, fino a Bertrand de Saint Geniks,
che prima di venire ad Aquileia era stato per vent'anni professore
di diritto all'Universita' di Tolosa, e' tutta una serie di personalita'
certamente non secondarie nella complessa storia dell'Europa medievale;
a questa storia essi prendono parte attiva, proprio come titolari
dell'altissima autorita' derivante dall'ufficio patriarcale. L'alternarsi
degli influssi esterni sul patriarcato si riflette anche nella
storia della sua liturgia, e quindi della sua musica. A proposito
della quale sara' bene metter subito un'altro punto fermo: anche
nelle fonti piu' antiche che di questo rito ci sono pervenute
si avverte gia' la presenza di questo alternarsi di diverse influenze,
e la fondamentale affinita' con il rito diffuso nell'intera Europa
e con le melodie che ad esso si accompagnano.
Come dice uno degli studiosi piu' autorevoli sull'argomento, Mons.
Giuseppe Vale, "I documenti del rito di Aquileia, che tuttora
si conservano negli archivi e biblioteche del Friuli, sono tutti
posteriori al sec.VIII; sappiamo pero' che, verso la fine di questo
secolo, sorse una questione, risolta davanti a Carlo Magno Imperatore,
se gli Aquileiesi dovessero seguire il rito ed il canto romano
oppure I'ambrosiano. Si ricorse al giudizio di Dio, e, avuto il
responso, il patriarca Paolino scelse il romano". E ancora: "L'anno
liturgico di Aquileia, dal secolo IX in poi, per le feste del
Signore, della Madonna e degli Apostoli, segue il calendario romano
quasi fedelmente, ma per le feste dei Santi, se eccettuiamo quelle
dei locali, tutte le altre vengono ad arricchire il calendario
per la devozione di particolari persone.
Gia' molte erano istituite ormai nel secolo XIII. Il rito aquileiese
si differenzia quindi dal rito romano soprattutto in momenti ed
aspetti non centrali all'azione liturgica: in alcune varianti
nell'ordine e nella dizione di preghiere, che hanno il loro corrispondenti
sul piano musicale nelle varianti delle melodie, in alcune cerimonie
particolari in feste solenni, e nel culto di alcuni santi, alcuni
dei quali aggiunti a canone dei patroni locali, e cioe' importati.
Uno degli aspetti salienti di queste forme di autonomia dal rito
romano e' costituito dalle 'prosae', o sequenze che si cantavano
durate la Messa: prima della lettura del Vangelo in occasione
dellle massime solennita' dell'anno liturgico, costruite su testi
poetici celebranti l'evento esaltato nella festa, e che generalmente
erano intonate sul lungo melisma dell'Alleluja che liturgicamente
precede il canto della sequenza; in altre parole, il testo poetico
costituiva un'aggiunta - o, per dirla con il linguaggio della
tecnica poetico-musicale del Medioevo, un "tropo" alla melodia,
anzi al melisma dell'AIleluja preesistente. Poteva anche avvenire
a volte che, per conferire alla celebrazione un ulteriore aspetto
di solennita' alla voce, o alle voci che cantavano la 'prosa'
se ne aggiungesse un'altra, che si muoveva del tutto di pari passo
con essa, cantando cioe' lo stesso testo con lo stesso ritmo ma
con una melodia differente.
E' ovvio che all'inizio una prassi di questo genere, oltre ad
essere del tutto rudimentale, doveva essere improvvisata, e certarnente
tale si mantenne anche quando - col passare del tempo e per ragioni
che sarebbe forse troppo lungo qui indagare - si decise di notare
sulla pergamena dei libri liturgici, all'interno dell'ordine liturgico
oppure in sezioni separate, o anche in fine del manoscritto, questi
canti a due voci, queste forme di polifonia rozze e primitive
- rozze e primitive soprattutto agli occhi del musicista moderno
che le riscopre, e che stenta a valutarle nella loro esatta posizione
storica, quale primo tentativo cosciente di mettere insieme due
voci differenti, e le giudica soltanto col metro scolastico del
"buon" o "cattivo" contrappunto nel quale e' stato educato.
Da qui appunto la definizione di "polifonie primitive" affibbiata
a questo repertorio; mentre, molto piu correttamente, il teorico
musicale Prosdocimo De Beldemandis (XIV-XV sec.) le chiama cantus
planus binatim, cioe' canto a due voci in ritmo libero, cosi'
com'e' libero il ritmo del cantus planus, cioe' delle melodie
liturgiche, del canto gregoriano.
I manoscritti che formano l'oggetto di questa ricerca - provenienti
tutti dalla ex-Biblioteca Capitolare ed ora, proprieta' dello
Stato italiano, custoditi presso il Museo Archeologico Nazionale
di Cividale - rappresentano la collezione piu' imponente - per
numero e per repertorio - di fonti di cantus planus binatim raccolte
in uno stesso luogo in Europa; inoltre tutti questi manoscritti
sono originari - con quasi assoluta certezza - dal luogo stesso
dove ora si trovano; essi erano cioe' destinati all'uso liturgico
della Chiesa Collegiata di Santa Maria Assunta di Cividale. Si
tratta di otto manoscitti, databili tra il XIV e XV secolo, contenenti
dodici pezzi diversi; alcuni di questi pezzi si trovano in piu'
di un manoscritto, ed uno dei codici, il LVI, li raccoglie tutti
dodici.
Le dodici polifonie primitive che compaiono alternativamente nei
manoscritti cividalesi si trovano riunite nel cod. LVI. A differenza
degli altri manoscritti, dove in genere il cantus planus binatim
si trova inserito nella posizione liturgica della festa alla quale
esso appartiene, in questa fonte le polifonie primitive sono tutte
raggruppate insieme in una sola sezione; anche qui la scelta,
cioe' la decisione di dedicare una sezione del manoscritto alle
polifonie e' ben cosciente, dato che - secondo la prassi liturgica
- il manoscritto, che e' un Graduale, dovrebbe contenere soltanto
polifonie primitive relative a parti della Messa, mentre invece
esso raccoglie tranquillamente anche quelle destinate all'Ufficio.
In realtà il manoscritto reca il titolo: Liber chori domini
decani e, oltre a contenere le parti cantate della Messa, esso
raccoglie le melodie e i testi di molte processioni, che non solo
precedevano e seguivano I'evento liturgico principe, ma che 'decoravano',
nel senso piu' esteso del termine, le solennita maggiori dell'anno.
Proprio come elemento atto a sottolineare, anzi a concludere in
bellezza la celebrazione della festa, il manoscritto raccoglie
in un'unica sezione proprio quelle polifonie primitive che a questo
appunto servivano: sette su dodici sono infatti prosae (o "tropi")
al Benedicamus Domino con cui si conclude il canto solenne dell'Ufficio
e insieme l'azione liturgica della giornata festiva.
E' comunque significativo che - in questo codice - la sezione
dedicata alle polifonie primitive si trovi immediatamente adiacente
a quella delle prosae, cioe' le sequenze monodiche; il compilatore
era ben cosciente del rapporto che intercorre tra le prosae e
le polifonie, essendo queste una ulteriore fase di quel processo
di aggiunte, di "tropi", al nucleo liturgico originale, cosi'
come lo sono le prosae. Ed e' in questo gruppo del codice LVI
che troviamo non solo tutte le polifonie che abbiamo ogni ragione
di supporre di origine e pratica locale soltanto, ma anche altre,
che compaiono in numerosi manoscritti provenienti e dislocati
in ogni parte d'Europa, secondo un arco di tempo che va dal XIII
a1 XVI secolo. Questa presenza di polifonie primitive che hanno
diffusione e incidenza europea ci permette di puntualizzare uno
dei tanti rapporti e contatti del Friuli con il resto del continente
durante il Medioevo; le polifonie del codice LVI ci permettono
di inserire anche quest'aspetto della cultura in Friuli in una
dimensione non gia' regionale e limitata, bensi' in una dimensione
sicuramente internazionale, una dimensione del tutto appropriata
al ruolo che la regione ha svolto nella storia d'Europa nel corso
dei secoli di mezzo.
Officium Consort
Organico dell'Officium Consort:
Marco Casonato, Francesco Del Bianco, Marco Della Putta, Alessandro
Drigo, Sandro Giusti, Stefano Giusti, Pio Francesco Pradolin,
Pietro Santoro, Claudio Zinutti
| Programma
dei concerti: |
| Item
in nativitate |
3'00"
|
| Dominus Dixit |
Introito |
| Missus ab arce |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale 11'23" |
| Quem ethera et terra |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
| Ad cantum leticie |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
| Jube Domine |
Lectio |
| Tecum principio |
Graduale |
| |
3'47" |
| Ad vesperas in
die sancte resurrectionis |
5'24" |
| Victimae paschali |
Sequentia2'38" |
| Submersus jacet pharao |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
| Alleluja |
|
|
" |
| In
die Pentecoste |
3'25" |
| Spiritus Domini |
Introito
5'12" |
| Amor Patris et Filii |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale7" |
| Veni Sancte Spiritus |
Sequentia2'22" |
| |
|
| In assumptione
gloriose Virginis Marie |
|
| Assumpta est Maria in
coelum |
Antiphona |
| O Lylium convallium
|
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
|
|
| In nativitate
Beate Virginis Marie |
|
| Alma redemptoris Mater |
Antiphona |
| Ave gloriosa |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
| Ave maris stella |
Inno |
|
|
| In festo beati
Nycholai ad Vesperas |
|
| Tam diu quippe |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
| Nicholay sollemnia |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
|
|
| Ad corpus Christi |
|
| Qui manducat |
Antiphona |
| Sonet vox ecclesie |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
|
|
| Item alia de Sancta
Maria |
|
| Salve Sancta parens |
Introito |
| Kyrie |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
| Verbum bonum |
Discanto
dall'Archivio Capitolare di Cividale |
|
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