PASSIONE DI CHRISTO
SECONDO GIOVANNI
(1527)
di
Francesco
Corteccia
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Passio
Domini Nostri Jesu Christi Secundum Johannes |
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Passione di
Nostro Signore Gesù Cristo Secondo Giovanni |
In quel tempo Gesù uscì co’ discepoli suoi di là dal torrente Cedron, dov’era un orto, nel quale entrò lui et i discepoli suoi. Ma anchora Giuda, che lo tradiva, conosceva il luogo, perché spesse volte vi era andato Gesù co’ suoi discepoli. Giuda adunque, avuta da’ Pontefici et farisei una compagnia di armati, venne là con lanterne et fiaccole et armi. Et Gesù, sapendo tutte quelle cose che havìeno a venire sopra di lui, disse loro: “Chi cercate?”. Così risposono a lui:
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Jesum, Jesum Nazarenum |
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Gesù, Gesù di
Nazaret |
Disse a quegli Gesù: “Sono io”. Et stava anchora Giuda, che lo tradiva, con quegli. Come adunque disse a loro “Sono io”, si tirorno indietro et caddono per terra. Di nuovo allora domandò a quegli: “Chi cercate?”. Et quegli dissono:
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Jesum, Jesum
Nazarenum |
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Gesù, Gesù di
Nazaret |
Rispose gesù: “Vi ho detto che sono io; se adunque cercate me, lasciate andare i miei discepoli” Questo asserì acciò che si adempisse la parola: “Di quegli che tu mi hai dati, non ho perduto alcuno”.
Ma Simon Pietro, havendo il coltello, lo cavò fuori et percosse un servo del Pontefice et taglioli l’orecchia destra. Il servo haveva nome Malco. Disse adunque Gesù a Pietro: “Metti il coltello tuo ne la guaina! Non berrò io il calice che mi ha dato il Padre?”
La compagnia degli armati, adunque, ed il tribuno et i ministri de’ Giudei presono Gesù et, legatolo, condussonlo primamente in faccia a Anna, perché era suocero di Caifa, il quale era Pontefice in quell’anno. Et era, Caifa, quello che aveva dato il consiglio a’ Giudei: “E’ bene un huomo solo ch’abbia a morire pel popolo”.
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Ecce vidimus eum non habentem speciem, neque
decorem. Aspectus eius in eo non est. Hic peccata nostra
portavit, et pro nobis dolet: ipse autem vulneratus est propter iniquitates
nostras: cuius livore sanati sumus. V.
Vere languores nostros ipse tulit, et dolores nostros ipse portavit. (cfr Is. 53,2-5) |
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Ecco, lo abbiamo
visto, senza apparenza né bellezza. Era irriconoscibile: ha portato i nostri
peccati e soffre per noi. E’ stato ferito dalle nostre iniquità, e noi siamo
salvati dalle sue ferite. V. Davvero ha
sollevato la nostra debolezza e ha preso su di sé i nostri dolori. |
Simon Pietro seguiva gesù, insieme con un altro discepolo. Et questo discepolo era noto al gran sacerdote; entrò quindi con Gesù nel palazzo del Pontefice. Pietro stava invece di fuora, a la porta. Uscì adunque quell’altro discepolo che era noto al gran sacerdote, parlò a la portinaia et mésse dentro anchora Pietro. Ma disse l’ancilla portinaia a Pietro: “Et non sei anche tu de’ discepoli di questo huomo?”. Egli rispose: “Non lo sono!”.
Perintanto i servi et i ministri, havendo acceso carboni perché era freddo, stavano ritti et scaldavansi. Et era, con quegli, anchora Pietro in piè, et si scaldava. Il Pontefice interrogò adunque Gesù sui discepoli suoi e su la dottrina sua. Rispose a quello Gesù: “Io palesemente ho parlato al mondo, et niente ho mai detto in occulto; perché adunque tu interroghi me? Domanda a quegli che hanno udito come io gli abbia parlato; ecco, questi conoscono tutte le cose che ho dette”. Ma ppena finite queste parole, uno de’ ministri, ivi presente, diede una gotata a Gesù, dicendo: “Così rispondi al Pontefice?” Gli replicò Gesù: “Se io ho parlato male, reni testimonianza del male; ma se bene, perché mi batti?”. Poi Anna mandò Gesù, legato, da Caifa, sommo sacerdote.
Simon Pietro stava in piè, et scaldavasi. Dissono adunque a lui:
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Numquid et tu ex discipulis eius es? |
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Sei forse anche tu
un suo discepolo? |
Quegli negò e disse: “Non lo sono!” Ma un de’ servi del Pontefice, parente di quello del quale Pietro haveva tagliato l’orecchia, gli disse: “Non ti viddi io nell’orto con lui?”. Pietro allora di nuovo negò, et subito cantò il gallo.
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Omnes amici mei dereliquerunt me et prevaluerunt
insidiantes mihi: tradidit me quem diligebam. |
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Tutti i miei amici
mi hanno abbandonato e su di me hanno prevalso quelli che mi tendevano
insidie: mi ha tradito colui che amavo |
Perintanto menarono Gesù da la casa di Caifa nel pretorio. Era da mattina, et essi non entrorno nel pretorio, acciò che non si contaminassino, per potere mangiare la Pasqua. Uscì adunque fuora Pilato, di fronte a quegli, et disse: “Che accusa portate contro a questo huomo?” Risposono a lui:
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Si non esset hic
malefactor, non tibi tradidissemus eum. |
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Se non fosse un
malfattore, non te l’avremmo consegnato. |
Ma disse a quegli Pilato: “Pigliatelo voi, et giudicatelo secondo la legge vostra!”. Dissono adunque a lui i Giudei:
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Nobis non licet
interficere quemquam. |
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A noi non è lecito
uccidere alcuno. |
Et questo, acciò che s’adempiesse la parola di Gesù, la qual disse, per significare di che morte havesse a morire.
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Tristis est anima mea, usque ad mortem.
Sustinete hic et vigilate mecum. Nunc videbitis turbam quae circumdabit me.
Vos fugam capietis, et ego vadam immolari pro vobis. V.
Ecce, appropinquat hora, et filius hominis tradetur in manus peccatorum. |
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La mia anima è
triste fino alla morte. Restate qui e vegliate con me. Tra poco vedrete la
folla circondarmi: voi fuggirete ed io andrò a sacrificarmi per voi. V. Ecco, si
avvicina il momento in cui il figlio dell’uomo sarà consegnato ai peccatori. |
Adunque Pilato entrò di nuovo nel Pretorio, chiamò Gesù e dissegli: “Tu sei il re dei Giudei?”. Gesù rispose: dici questo da te stesso, o altri te l’hanno detto di me?”. Rispose Pilato: “Sono io forse Giudeo? La gente tua et i pontefici ti hanno dato a me; che cosa hai fatto?”. Disse allora Gesù: “Il regno mio non è di questo mondo. Se il mio regno fosse di questo mondo, combatterìeno certamente i ministri miei acciò che io non fussi dato ne le mani de’ Giudei; ma il regno mio non è di qui”.
Chiesegli allora Pilato: “Adunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu l’hai detto: sono re. Io sono nato per questo et per questo son venuto nel mondo, acciò che io renda testimonianza a la verità. Ciascuno che è dalla parte della verità, ode la voce mia”. Dissegli Pilato:”Che cosa è la verità?” Et detto questo, di nuovo uscì fuora in faccia a giudei, et disse loro: “Io non truovo cagione alcuna in lui! Ma a voi è consuetudine che io vi lasci uno in libertà per la Pasqua; volete adunque che io vi lasci libero il re dei Giudei?”. Gridorno allora di nuovo tutti, dicendo:
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Non hunc, sed
Barabbam! |
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Non lui, ma
Barabba! |
Et era, Barabba, un ladrone!
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Vinea mea electa,
ego te plantavi: quomodo conversa est in amaritudinem, ut me criucifigeres,
et Barabbam dimitteres? (cfr. Is 5,1-4) |
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Vigna mia eletta,
io ti ho piantata: come hai potuto trasformarti in causa di amarezza, fino a crocifiggermi e liberare
Barabba? |
Allora Pilato prese Gesù et lo fece flagellare. Et i militi, tessuta una corona di spine, la posono sopra del capo suo: dipoi lo rivestirono d’una veste purpurea, et dicevano:
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Ave Rex,
Judaeorum! |
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Ave, Re dei
Giudei! |
Et gli davan de le ceffate. Pilato usci di nuovo fuora et disse loro: “Ecco, io ve lo conduco fuora, acciò che voi conosciate che io non truovo cagione alcuna in lui”. Venne adunque fuora Gesù, portando la corona di spine et il manto purpureo. Pilato allora disse a quegli: “Ecco l’uomo!”. Come adunque lo videro, i Pontefici e i ministri gridarono, dicendo:
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Crucifige,
crucifige eum! |
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Crocifiggilo,
crocifiggilo! |
Rispose a quegli Pilato: “Pigliatelo et crocifiggetelo voi, perché io non truovo cagione in lui”. Risposono a lui i Giudei:
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Nos legem
habemus, et secundum legem debet mori, quia filium Dei se fecit. |
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Noi abbiamo una
legge, e secondo questa legge deve morire perché si è fatto figlio di Dio. |
Quando adunque ebbe udito questo parlare, Pilato maggiormente temette; di nuovo entrò nel pretorio et chiese a Gesù: “Di dove sei tu?”. Ma Gesù non gli dette risposta. Disse adunque Pilato a lui: “Tu non mi parli? Non sai che io ho potestà di crucifiggerti et potestà di liberarti?”. Rispose a lui Gesù: “Tu non haresti contra di me potestà alcuna, se non ti fusse data dall’alto; per questo, chi ha dato me nelle tue mani ha maggiore peccato”. Dopo questo, Pilato cercava di liberarlo. Ma i Giudei gridavano, dicendo:
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Si hunc dimittis, non es amicus Caesaris. Omnis
enim, qui se regem facit, contradicit Caesaris. |
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Se lo liberi, non
sei amico di Cesare. Tutti quelli che si fanno re, sono contro Cesare. |
Et Pilato, havendo udito queste parole, condusse fuora Gesù, et sedè in tribunale, nel luogo chiamato Lithostrato: in hebreo, Gàbatha. Era la preparazione della Pasqua, quasi l’hora sesta; et disse a’ Giudei: “Ecco il re vostro”. Quegli allora gridavano:
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Tolle, tolle,
crucifige eum! |
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Via, via,
crocifiggilo.. |
Rispose loro Pilato: “Crocifiggerò io il re vostro?”. Dissono allora i grandi sacerdoti:
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Non habemus Regem, nisi Caesarem |
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Non abbiamo Re, se
non Cesare. |
Et così Pilato lo dette loro, acciò che fosse crocifisso. Presono adunque Gesù et lo condussono via.
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Caligaverunt oculi mei a fletu meo: quia
elongatus est a me, qui consolabatur me: videte, omnes populi, si est dolor
similis sicut dolor meus. V. O vos
omnes qui transitis per viam, attendite et videte. (cfr. Lam.
1, 12) |
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I miei occhi si
sono annebbiati dal pianto, perché è stato allontanato colui che mi
consolava. Guardate, popoli tutti, se c’è dolore simile al mio. V.
Voi tutti che passate per la via, fermatevi e guardate. |
Et Gesù, portando la sua croce, uscì in quel luogo chiamato Calvario – in hebraico Golgotha- dove lo crocifissono con duoi altri: un di qua et un di là, et Gesù in mezzo. Pilato, intanto, scrisse anche il titolo et lo pose sopra la croce; et era ivi scritto: “Gesù Nazareno Re de’ Giudei”. Molti adunque de’ Giudei lessono questo titolo, perché il luogo, dove fu crocifisso Gesù, era presso la città. Et era scritto in hebraico, in greco et in latino.
Dicevano adunque a Pilato i grandi sacerdoti de’ Giudei:
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Noli scribere:
Rex Judeorum, sed quia ipse dixit: “Rex sum Judeorum. |
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Non scrivere: Re dei Giudei, ma che egli disse: ”Sono il re dei Giudei”. |
Rispose Pilato: “Quel che ho scritto, ho scritto”. Li militi, perintanto, quando hebbono crocifisso Gesù, presono i vestimenti suoi et feciono di essi quattro parti: a ciascun milite una parte. Dipoi presono anchora la tunica; ma essa era non cucita, tessuta tutta insieme, da la summità sin’infondo. Dissono adunque fra sé:
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Non scindamus,
sed sortiamur de illa cuius sit. |
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Non tagliamola, ma tiriamo a sorte a chi debba appartenere |
Et questo, acciò si adempisse la scrittura, che dice: “Spartiti si sono i miei vestimenti et su la mia tunica tirarono la sorte”. I militi veramente feciono queste cose.
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Diviserunt sibi
vestimenta mea: et super vestem meam miserunt sortem. (ps. 22,19) |
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Divisero le mie vesti, e sulla mia tunica hanno gettato la sorte. |
Or presso la croce di Gesù stavano la Madre sua et la sorella de la Madre sua, Maria di Clèofe, et Maria Magdalena. Havendo adunque Gesù veduto la madre et, ivi presente, il discepolo che egli amava, disse a lei: “Donna, ecco il figliuolo tuo”. Dipoi disse al discepolo: “Ecco la madre tua”. Et, da questa hora, il discepolo la prese con sé.
Dopo questo, sapendo che già tutte le cose erano compiute (acciò che si adempisse la scrittura), Gesù disse: “Ho sete”. Era adunque lì un vaso pieno di aceto; et i militi, empiuta una spugna, di aceto, et ravvoltata su di una canna di hyssopo, l’accostarono a la bocca sua. Ma quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: “Tutto è finito”
Dipoi, inchinato il capo, rendé lo spirito.
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Tenebrae factae
sunt dum crucifixissent Jesum Judei: et circa horam nonam exclamavit Jesu
voce magna: “Deus meus, ut quid me dereliquisti”. Et inclinato capite,
emisit spiritum. V.
Exclamans Jesus voce magna ait: “Pater, in manus tuas commendo spiritum meum”
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Mentre i Giudei crocifiggevano Gesù, si fece buio; e intorno alle tre del pomeriggio, Gesù esclamo a gran voce: “Dio mio, perché mi hai abbandonato”. E, chinato il capo, spirò.V. Gesù esclamò a gran voce: “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito”. |
I Giudei adunque, essendo la Parasceve, acciò non rimanessino in croce i corpi il sabbato (et era, quello, un sabbato grande) pregorno Pilato che a quegli fussino rotte le gambe et levati via. Andarono adunque i militi, e ruppono le gambe certamente del primo et de l’altro che era crocifisso con quello. Ma venuti a Gesù, come lo viddono già morto, non ruppono le gambe sue; però uno de’ militi, con la lancia, gli forò il costato et subbito uscì sangue et acqua. Colui che vidde ne dette testimonianza, et la sua testimonianza è vera; et egli sa di dire il vero, acciò che anchora voi crediate.
Infatti, avvennero queste cose acciò che si adempisse la scrittura: “Non romperete osso a quello”. Et anchora un’altra scrittura: “Volgeranno gli occhi a colui che trafissero”.
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Post haec autem
rogavit Pilatum Joseph ab Arimathea, eo quod esset discipulus Jesu,
occultatus autem, propter metum Judeorum, ut tolleret corpus Jesu. Et permisit Pilatus. Venit ergo, et tulit corpus Jesu. Venit autem et
Nicodemus, qui venerat ad Jesum nocte primum, ferens mixturam mirrae et
aloes, quasi libras centum. Acceperunt ergo corpus Iesu, et ligaverunt eum
linteis cum aromatibus sicut mos est Judei sepelire. Erat autem in loco, ubi
crucifixus est, hortus: et in horto monumentum novum in quo nondum quisquam
positus fuerat. Ibi ergo propter Parasceven Judeorum, quia iuxta erat
monumentum, posuerunt Jesum. |
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Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato il corpo di Gesù. Pilato acconsentì.Venne, dunque, e prese il corpo di Gesù. Venne anche Nicodemo, che era stato a trovare Gesù di notte, e portò una mistura di mirra e aloe di quasi cento libbre. Presero dunque il corpo di Gesù, e lo avvolsero in un telo di lino assieme agli aromi, com’è costume tra i Giudei di seppellire. C’era in quel luogo, dov’era stato crocifisso, un giardino, e nel giardino un sepolcro nuovo in cui nessuno era stato deposto. Lì, dunque, a causa della Parasceve dei Giudei, che era prossima, deposero Gesù. |
Hoc humiliter transcripsit S.B. cantor minimus
A Kalendas usque ad diem sextam ante idus februariis MCMXCVIII
Bene vale, frater peccator, et converte.