"Lo spirito bachiano nel romanticismo di Mendelssohn"
Salmi
e Mottetti nella produzione vocale sacra di Felix Mendelssohn
Bartholdy
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Il
Romanticismo rappresenta un nuovo periodo della civiltà.
La sua patria d'origine fu la Germania, ma rapidamente dal
mondo tedesco esso si diffuse in tutta Europa, anche se
ogni popolo nell'accoglierlo lo adattò alle proprie tradizioni
e lo illuminò di una particolare luce. In realtà erano già
apparsi in tutta l'Europa spiriti e forme che enunciavano
il grande moto romantico e ne erano una lenta preparazione.
La Germania fu dunque per il Romanticismo ciò che la Francia
era stata per l'Illuminismo: il centro del vasto movimento.
Si può dire che le prime voci del Romanticismo già si fanno
sentire verso gli ultimi decenni del '700, l'epoca in cui
noi viviamo è forse ancora profondamente legata all'età
romantica e si muove essenzialmente entro le sue linee.
Tutte le manifestazioni della vita europea sono animate
nell'età romantica da un comune atteggiamento spirituale,
nessuna attività, nessuna opera umana si sottrae a questo
comune colore del nuovo periodo. Il Romanticismo nelle sue
espressioni più evidenti si manifesta anzitutto come opposizione
all'Illuminismo, anche se in sostanza ne fu uno sviluppo
e conservò molte delle conquiste ideali divulgate dagli
enciclopedisti. Per questo motivo nell'età romantica l'attenzione
sarà rivolta al sentimento più che alla ragione perché i
sentimenti appariranno un personalissimo possesso, sembra
che gli uomini scoprano allora nei moti dei loro cuori l'unico
vero titolo di una propria nobiltà, e si abbandonino al
sentimento come alla sola guida della loro esistenza. Questa
impetuosa affermazione dei valori individuali spiega la
frequente apparizione nell'età romantica di figure eroiche,
di uomini dalla tempra eccezionale, di spiriti ribelli e
passionali che vogliono sollevarsi al di sopra dei limiti
stessi della realtà umana e affidare il loro nome e le loro
opere all'eternità.
E' difficile tentare di definire univocamente il pensiero
romantico in quanto questo è costituito da caratteri apparentemente
contrastanti. L'idea centrale del Romanticismo, comune invece
a tutti i grandi poeti, scrittori, filosofi e musicisti
di questo secolo, è quella di abbracciare, attraverso il
pensiero e l'espressione artistica, l'infinito.
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Nel linguaggio musicale il genere che persegue
tale aspirazione è quello della musica strumentale, proprio perché
non avendo bisogno di un testo si può prestare meglio ad esprimere
sensazioni non determinate bensì assolute. Ed in effetti una larghissime
parte della produzione romantica è strumentale. Nello stesso tempo,
però, non va misconosciuta, sotto differenti aspetti, l'importanza
della musica vocale di cui l'alfiere, il portabandiera è il Lied.
L'importanza del Lied va ricercata nell'origine letteraria del
Romanticismo e nel potere di trasfigurazione lirica che ha la
poesia.
La sintesi nel segno della musica assoluta, tra espressione strumentale
e valore poetico, si ha con il poema sinfonico che traduce in
termini squisitamente strumentali un romanzo o un poema in versi.
Anche l'opera non è trascurata dai compositori romantici, anche
se questa è quanto di più lontano si possa immaginare dalla musica
assoluta; e tuttavia essa si adegua alle idee romantiche assumendo
argomenti naturalistici e magici, esaltando i caratteri nazionali
di ciascun popolo attraverso la celebrazione dei miti e delle
leggende, affrontando così i grandi temi della vita dell'uomo.
Altra contraddizione apparente del Romanticismo è la tendenza
verso composizioni di breve respiro affianco a quelle di smisurate
dimensioni. La prima, specialmente pianistica, sembra la più tipica
del Romanticismo proprio perché riesce a concentrare, in quadretti
molto caratterizzati in un breve lasso di tempo, in modo da conservare
intatta tutta la tensione, l'emozione che il compositore intende
esprimere. Il fine, dunque, di queste opere è quello di comunicare,
al di là della struttura e dello schema formale, uno stato d'animo,
una sensazione spesso improvvisa e inafferrabile. Corrispondono
in pieno a questo principio gli "improvvisi", i "momenti musicali",
gli "scherzi" ed altre forme ancora generalmente nello schema
A-B-A (detto forma lied ma che non ha attinenze con il lied vocale).
Ma il Romanticismo è anche il tempo delle grandi sinfonie, delle
opere sterminate, degli oratorii lunghissimi e degli imponenti
poemi sinfonici; anche nella musica pianistica e da camera si
trovano pezzi di ampie dimensioni. Almeno per quanto riguarda
le opere in forma sonata, la presenza di brani notevolmente ampli
è una diretta conseguenza dello "spirito geometrico" ereditato
dalle forme classiche che imponevano schemi espositivi e di sviluppo
predeterminati. Ed infatti molti sono gli aspetti in comune tra
il linguaggio musicale classico e quello romantico; non v'è distacco
netto tra le due epoche ma trasformazione graduale e compenetrazione
dell'una nell'altra.
Basti pensare, a sostegno di ciò, che se la musica romantica per
eccellenza è quella strumentale pura, sia Haydn che Mozart ne
composero in grandissima quantità. La forma sonata, pertanto,
non tramonta nell'800, anzi si continua ad adottarla spesso con
caratteri più regolari di quanto non facessero gli stessi Haydn
e Mozart. Nell'ambito di forme che abbiamo visto ereditate dal
'700, v'è comunque una evoluzione, sia in senso armonico sia melodico,
mediante un uso sempre più libero e spregiudicato del cromatismo
e della modulazione improvvisa.
A differenza di molti altri grandi compositori, Felix Mendelssohn
fu, come il suo nome di battesimo sembrava augurargli e presagire,
estremamente fortunato e felice durante l'intero corso della vita.
"Prima ero figlio di un padre, adesso sono padre di un figlio".
Può sembrare un assurdo gioco di parole, ma aveva un arguto significato
di verità, poiché a dirlo era Abraham Mendelssohn, figlio del
celebre filosofo Moses e padre di Felix. Il musicista nasce ad
Amburgo il 3 febbraio 1809 da una famiglia di agiate condizioni
finanziarie e di elevata estrazione: far parte della famiglia
dei Mendelssohn equivale a crescere e svilupparsi in un ambiente
di alta cultura umanistica e musicale, quale si trovava in Germania
tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento.
Mendelssohn, fin dalla giovane età, viene quindi educato alla
cultura umanistica, circondato dalla musica e dalle arti più raffinate;
vive sempre in un ambiente sereno e scevro da gravi preoccupazioni.
Lavora sodo applicandosi alle materie predilette: ogni mattina
alle cinque si alza e inizia la sua laboriosa giornata dedicata
allo studio del pianoforte, del violino, del disegno e delle lingue
straniere. A dodici anni ha al suo attivo varie graziose composizioni
scritte nelle forme più diverse. Ben presto le straordinarie doti
di compositore di Felix Mendelssohn si rivelano, quasi a compensare
qualche momento difficile per la famiglia dovuto anche all'antisemitismo
diffuso negli anni intorno al 1819.
In quel periodo i Mendelssohn adottano il secondo cognome Bartholdy
da un parente battezzato; vengono battezzati essi stessi divenendo
cristiani protestanti. Intanto tra il 1821 ed il 1823 Felix Mendelssohn
compone dodici Sinfonie per archi (l'undicesima anche con strumenti
a percussione), Concerti per violino ed archi, per due pianoforti,
per pianoforte e violino. Davanti a questo talento il padre rinuncia
a farne un uomo d'affari, tanto più dopo che Luigi Cherubini,
allora direttore del Conservatorio di Parigi e autorità musicale
di fama europea, aveva dato al ragazzo un giudizio positivo.
La carriera di Felix Mendelssohn prosegue fulminea e versatile,
con giovanile freschezza e ammirevole sapienza e con un attivismo
tipico dell'educazione israelitico-puritana. Con la sua musica
non solo raggiunge presto rinomanza mondiale in qualità di compositore,
ma riusce anche a realizzare pienamente quella che era la sua
più grande ambizione: richiamare l'attenzione dell'ambiente musicale,
allora piuttosto negligente, sulle opere, da troppo tempo cadute
nell'oblio, di uno dei massimi maestri della composizione musicale:
Johann Sebastian Bach.
Nel 1829, con l'attore Eduard Devrient, Mendelssohn organizza
la riscoperta della "Passione secondo San Matteo" di Bach e la
dirige in versione ridotta e ritoccata nella strumentazione, ma
meglio adatta a essere assimilata dal gusto di allora; l'esito
sarà trionfale e darà il via alla graduale rinascita Bachiana.
La musica di Mendelssohn si impone come un esempio di grande nitidezza,
dove l'afflato romantico trova un equilibrio d'invidiabile classicità,
pur in forme talvolta originali, come nelle sei "Sonate per organo".
Grandiose linee hanno gli oratori "Paulus ed Helias" e gli otto
volumi di "Lieder ohne Worte" (Romanze senza parole), che inanellarono
brevi, preziose pagine.
La musica sacra di Felix Mendelssohn Bartholdy risente di due
principi opposti fra loro: come seguace di Hegel il musicista
era propenso a dar risalto alla musica in se', incurante della
liturgia: come seguace del teologo Schleiermacher egli considerava
la religiosita' come "sociale" (l'unione degli uomini attraverso
l'amore) e tendeva a mettere in risalto nella musica i valori
religiosi che elevassero i sentimenti della comunita'. Non c'e'
dubbio che Mendelssohn cercasse di recuperare lo spirito del corale
luterano, attraverso i generi dell'oratorio e della cantata (concertanti)
e dei salmi e mottetti (a cappella), sintetizzando felicemente
il contrappunto barocco - che lui riporto' in luce agli occhi
dell'ascoltatore dell'ottocento - unito a soluzioni armoniche
di carattere piu' moderno, il tutto fuso in uno stile per la musica
da chiesa assolutamente personale e nuovo.
Il programma sara' articolato e proporra' al pubblico composizioni
per coro a voci pari maschili, voci pari femminili e voci miste:
nel caso specifico delle voci maschili, verranno eseguiti gli
unici tre mottetti facenti parte della produzione corale sacra
di Mendelssohn.
Il primo e' il famoso Vespergesang - Adspice domine, per coro,
soli e violoncello. Il responsorio e l'inno op. 121 di Mendelssohn
sono datati 1833 ma la loro pubblicazione venne approntata solo
dopo la morte dell'autore.
La composizione, per tre e quattro voci maschili, prevede un basso
continuo sostenuto dal violoncello e dall'organo. Come le corali-cantate
di Bach, Mendelssohn sviluppa prima di tutto le tre parti del
coro in forma di fuga. Segue una preghiera arricchita con la tecnica
contrappuntistica dei maestri italiani del XVII sec. Il testo
del responsorio, affidato ad una voce di basso, conduce all'inno
finale armonizzato secondo le regole del corale protestante.
Il secondo, Beati mortui, - per coro a voci scoperte - e' un mottetto
a quattro voci virili composto nel 1833 ed esprime il senso della
serena contemplazione della morte: il testo è tratto dall'Apocalisse
di S. Giovanni Apostolo: "Beati i morti che muoiono nel Signore,
già fin d'ora lo Spirito dice che si riposino in pace, perchè
le loro opere li accompagnano.
Nel brano Periti Autem - ancora per coro a voci scoperte - l'uso
del contrappunto rende vivida l'immagine dei giusti che risplenderanno
come folgore eterea e simili alle stelle per tutta l'eternità.
In questo modo il compositore ci restituisce la sua personale
visione della fede attraverso un romanticismo che evita i contrasti
più accesi e per questo definito il romanticismo felice.
Il presente progetto prevede la collaborazione con il Coro Femminile
Multifariam di Ruda, diretto dalla maestra Gianna Visintin, affermata
didatta e direttrice ed esperta interprete del repertorio romantico.
Il progetto verrà presentato al pubblico regionale in una serie
di concerti che toccheranno le quattro provincie in sedi da definire,
ma che dovranno essere necessariamente di grande respiro.
Officium Consort
Organico dell'Officium Consort:
Tenore I: Gianclaudio Martin, Nicolò Pasello,
Aleš Petaros, Claudio Zinutti
Tenore II: Marco Della Putta, Sandro Giusti, Stefano
Giusti
Baritono: Alessandro Drigo, Pio Francesco Pradolin, Carlo
Roni, Pietro Santoro
Basso: Sandro Bergamo, Marco Casonato, Francesco Del
Bianco, Fabio Zaccarin
Organo: Beppino Delle Vedove
Violoncello: Stefano Bonomi
Soprano: Laura Antonaz
| Programma
dei concerti: |
| per
voci pari maschili |
Beati mortui - Op. 115
3'00" |
| |
Periti autem 2'23" |
| |
Adspice
Domine - Op. 121 11'23" |
| |
|
| per
voci pari femminili |
Tre
Mottetti Latini Op. 39 |
| |
Veni
Domine 3'47" |
| |
Laudate
pueri 5'24" |
| |
Surrexit
pastor noster 2'38" |
| |
dall'Oratorio
"ELIAS" op.70 |
| |
Hebe deine Augen auf |
| |
Zion streckt ihre Hande
aus |
|
" |
| per
voci miste |
Psalm
43 "Richte mich Gott" - Op. 78 Nr.2 3'25" |
| |
Herr,
nun lässest du - Op. 69 Nr.1 5'12" |
| |
Jauchzet
dem Herrn alle Welt - Op. 69 Nr.2 4'27" |
| |
Zum Abendsegen - Op.
115 2'22" |
| |
Psalm 91, "Denn Er hat
seinen Engeln befohlen" 3'15" |
| |
Hör
mein Bitten, Herr10'30" |
| |
|
Coro Femminile Multifariam
Nato nel 1982 con la fondazione della Scuola Comunale di Musica
di Ruda, il CORO FEMMINILE MULTIFARIAM rappresenta oggi la naturale
evoluzione dal Coro di Voci Bianche al Coro Giovanile. Il termine
MULTIFARIAM significa “in molti luoghi e dai molteplici aspetti”
come la musica che è un linguaggio internazionale e abbatte
tutte le frontiere. Inoltre, esso si addice ad una formazione
corale che riunisce persone diverse in un’unica passione per
il canto.
Il coro si è esibito in numerosi concerti in Italia e all’estero,
con tournée in Ungheria (maggio 1988 e dicembre 1990), Germania
(giugno 1990 e giugno 1998), Svizzera (maggio 1992), Belgio
(dicembre 1992), Lussemburgo (settembre 1994), Austria (ottobre
1996), Russia (luglio 1997), Slovenia (settembre 1997), Polonia
(giugno 1998), Norvegia (agosto 1999), Francia (giugno 2003),
Liechtenstein (dicembre 2003 e maggio 2005), Croazia (aprile
e settembre 2005) e Francia (luglio 2006).
La formazione femminile ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti
artistici nazionali ed internazionali: ha presentato programmi
monografici quali “Le petites voix” di Francis Poulenc (Trieste,
1988 – “CoroVivo”,classificandosi nella fascia di eccellenza)
ed “Emmanuel” di Vic Nees (Gorizia, 1996 – concorso C.A. Seghizzi,
classificandosi come “Miglior Coro Italiano e Regionale” e aggiudicandosi
inoltre il “Premio segnalazione dei giovani”), polifonia sacra
e profana (Arezzo, 1989 – categoria voci pari femminili, 2°
premio; concorso nazionale “Città di Vittorio Veneto”, 1994
– 1° premio), musica contemporanea (Germania, 1990 – concorso
internazionale di Giessen, 3° premio) e musica popolare (1°
premio categoria voci femminili – concorso internazionale Città
di Azzano Decimo, 2004). Ha collaborato con altri cori all’esecuzione
della “Missa Populorum” del compositore Avgust Ipaveç (Vienna,
1996 e Brezje, 1997), della cantata “Alexander Newsky” di Serge
Prokofieff (Berlino e Stettino, 1998), della “Cantata Profana”
del Maestro Renato Miani (Gorizia, 1998 – Serata inaugurale
del concorso Seghizzi), del Miserere di G. B. Tomadini (ottobre
1999 - Cororgano), delle “Laudis Psalmi.
Esempi d’arte musicale del 600 e 700 in Friuli” (giugno-dicembre
2000 – itinerante), de “I concerti del Giubileo-da Cordans a
De Zorzi, un secolo di musica sacra in Friuli” (maggio 2000
– itinerante) e ha presentato, inoltre, lo “Stabat Mater” di
G. B. Pergolesi (maggio 2001).
Organizza annualmente il “Concerto d’estate”, rassegna corale
in Villa Toppani a Ruda e il “Concerto di Fine Anno”, il 26
dicembre nella Chiesa di S. Stefano a Ruda per presentare alla
comunità il lavoro svolto durante l’anno.
E’ diretto dalla sua fondazione dalla Maestra Gianna VISINTIN.
Gianna Visintin
Diplomata in Musica corale e Direzione di coro al Conservatorio
Cesare Pollini di Padova, Gianna Visintin è da oltre un ventennio
attiva nel panorama corale del Friuli Venezia Giulia avendo
diretto il coro Giuseppe Verdi di Ronchi dei Legionari, il Coro
Polifonico di Staranzano e, dal 1987 al 1990, il Coro Polifonico
di Ruda.
Gianna Visintin, attualmente alla guida dei cori Audite Nova
di Staranzano, Multifariam di Ruda e il coro giovanile del Liceo
“Buonarroti” di Monfalcone, ha seguito corsi di perfezionamento
in direzione corale con i maestri Vidas, Parkai, Acciai, Mazzucato,
Jaskulsky e von Ramm. Gianna Visintin - che ha tenuto più di
400 concerti in Italia e all'estero - ha frequentato i corsi
di Canto gregoriano organizzati a Cremona dall'Aiscgre e, con
i suoi cori, partecipato ai principali concorsi corali nazionali
ed internazionali. Ha vinto primi premi ad Arezzo (1992), Ravenna
(1983) e Vittorio Veneto (1990 e 1994); secondi premi ad Arezzo
(1989) e Vittorio Veneto (1989 e 1990), terzi e quarti premi
al concorso Seghizzi di Gorizia (1984 e 1992) e Giessen (Germania)
nel 1990.
Membro delle commissioni artistiche dell'Usci del Fruili Venezia
Giulia e del consorso internazionale Seghizzi di Gorizia, Gianna
Visintin - che dal 1994 tiene per l'Usci di Pordenone lezioni
di vocalità ed interpretazione a diversi cori femminili della
provincia - ha, inoltre insegnato esercitazioni corali al conservatorio
"F.A. Bonporti" di Trento.
Infine, con diverse formazioni corali regionali, ha partecipato
a diverse edizioni di CoroVivo, rassegna di cori itinerante
in Friuli Venezia Giulia, classificandosi sempre nella fascia
di eccellenza.
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