Magnificat
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Canto sacro e popolare tra l'Attesa e l'Evento



ll tema del progetto musicale che l'Officium Consort intende proporre per il periodo di Natale 2005 si divide in tre parti, intermezzate da brevi, opportuni e musicalmente coerenti intervalli organistici da parte del maestro Alessandro Drigo. Nella prima ripercorreremo l'origine del tempo cristiano, quindi dell'anno liturgico, secondo le più antiche norme e consuetudini rituali che la chiesa ha saputo esprimere nei secoli. Un repertorio che recupera gli splendori della sua migliore tradizione musicale: la polifonia antica ed il canto ambrosiano e gregoriano in ambito liturgico e sacro, legati al tema dall'Avvento e del Natale di Cristo. Da qui il titolo del progetto: Magnificat. Canto sacro e popolare tra l'attesa e l'evento, ove per attesa si intende il periodo dell'Avvento, mentre la nascita di Gesù, il Natale, rappresenta l'Evento. In questa prima parte vengono richiamati motivi teologici e musicali di cui quasi non si ha più memoria, a causa di un'autentica "deforestazione" o -se preferite- estinzione verificatasi dopo l' abolizione del Latino come lingua liturgica e in seguito al sostanziale accantonamento della tradizione gregoriana (o monodica) dai riti e dalle celebrazioni. La proposta musicale in sostanza vuole recuperare dei frammenti di quegli antichi splendori e riproporli secondo un percorso ideale, cronologico, che parte dall'ultima domenica di Avvento: secondo la tradizione ambrosiana "Ecce virgo concipiet.... " Ecco la Vergine concepirà un figlio che verrà chiamato Emmanuel "Dio con noi". Prosegue con il confractorio ambrosiano del giorno di Natale, nella tradizione gregoriana corrisponde all'introito: "Puer natus" è nato per noi un bambino. Naturalmente non potevamo trascurare il tema di Maria, il germoglio di Jesse, con il " Magnificat quarti toni" di Palestrina, autentico monumento polifonico tardo-rinascimentale. E si conclude con l'annuncio tratto dai vangeli da cui hanno tratto ispirazione i polifonisti cinquecenteschi Gallus e Costantini con i mottetti "Natus est nobis" e "Pastores loquebantur": secondo il vangelo di Matteo i pastori parlavano tra loro per mettersi d'accordo: andiamo fino a Betlemme per vedere ciò che è accaduto.




All'interno di questo insieme organico abbiamo ritenuto opportuno introdurre due discanti medioevali risalenti al XIII Secolo tratti -grazie all'aiuto del prof. Franco Colussi- dal vasto ed interessante fondo dell'archivio del Capitolo di Cividale, quindi legati alle nostre tradizioni cultuali risalenti all'epoca patriarchina. Interessante notare che, in uno di essi in particolare, il responsorio dell'ufficio cantato all'ora IX, con un uso della sintassi latina un po' controverso e di difficile interpretazione, proclama il mistero di colui che cielo, terra e mare non possono contenere e tuttavia oggi riempie una greppia. Chi regge l'universo succhia il latte dalla madre (particolare, questo, peraltro rinvenibile nell'antichissima tradizione cristiana Armena), il creatore si é fatto creatura, chi ha generato il tempo oggi nasce nella storia. L'obiettivo del progetto e quello di restituire, almeno in parte, un'idea di quegli antichi splendori musicali di cui si è accennato, accattivanti, ma ormai estranei al linguaggio contemporaneo, quasi espulsi sia dalla prassi cultuale che, ancora più grave, dalla nostra intimità. Si vuole anche tentare di evocare il tempo in cui il Natale non aveva ancora assunto contorni quasi del tutto mercantili e consumistici. Senza ricadere in banali rievocazioni nostalgiche, la stessa ricchezza dei riti e dei gesti, oltre che della musica, sapeva fornire senso, compiutezza e significati profondi proprio al tempo, al periodo, rivestendoli di adeguata solennità e di valenze simboliche efficacissime. E' inutile dire che il canto gregoriano ci aiuta molto in questa operazione, anche perchè sa donarci tutta la dimensione emozionale di questi eventi.

Nella seconda parte del Concerto cambiano i contesti da cui provengono i pezzi , mutano gli stili e i contenuti musicali. Qualche palato fine direbbe che scivoliamo verso una "volgarizzazione" di quanto é stato proposto nella prima parte. In realtà i contenuti profondi che emergono dai testi, riformulano semplicemente i medesimi concetti già visti prima, magari con una buona dose di elaborazione e mitizzazione. In tal senso infatti -con l'elaborazione e la mitizzazione- si esprime perlopiù la religiosità popolare. Spesso con forme eleganti e sofisticate come le laudi, provenienti dalle fraterne medioevali, ma sviluppatesi in seguito nella cultura religiosa popolare successiva: poetica spesso elevata e di antica tradizione. In questo contesto trovano spazio sicuramente le laudi raccolte dal francescano sopranista Francesco Soto de Langa, spagnolo vissuto in prevalenza a Roma nel Cinquecento, secondo alcuni ispirato dall'opera di San Filippo Neri, di cui vengono proposti alcuni assaggi significativi. Queste brevi composizioni provengono sicuramente da epoche più remote, anche se l'autore, nel raccoglierle ed elaborarle, pur non sconvolgendo le linee melodiche originarie, non ha mancato di lasciare i segni del proprio ingegno e gusto musicale. Tale breve monografia rappresenta quasi un trait d'union sul piano stilistico, ma anche dei contenuti testuali, che prepara, quasi introduce, l'evoluzione dei componimenti verso forme più spontanee, meno elaborate e codificate, ma sicuramente molto interessanti e dense di pathos.

Nella terza e conclusiva parte di questo progetto abbiamo pensato ai canti popolari tratti da tradizioni che sopravvivono e che vengono eseguiti anche nei tempi nostri: si tratta della cosiddetta tradizione musicale popolare tramandata oralmente, attraverso le generazioni successive. A questo proposito vengono in mente immagini mitiche ricorrenti nei brani in repertorio come i "tre lorienti" che stanno certo a significare i tre magi, ma anche luoghi mitici, indefiniti e lontanissimi, in cui si perde la fantasia popolare, tuttora cantati ai falò rituali dell'Epifania nelle nostre zone (almeno finchè il processo violento di omologazione culturale cui stiamo assistendo lo permetterà). Oppure la "Gran stella", la stella cometa, rintracciabile in certi componimenti popolari di area veneto-orientale ma anche nel Cadore e nella Carnia: stella ruotante, issata su una verga di legno, ostentata davanti agli usci delle case da giovani questuanti e portata in corteo per le vie del paese, beneaugurante per il nuovo anno. Se c'è una costante, poi, che caratterizza queste produzioni, é la danza, il ritmo coreico, il sentire ritmato che scatena allegria e passione per sottolineare un evento straordinario. E' una proposta musicale, insomma, piuttosto complessa, spesso semplicisticamente rinchiusa nel grande contenitore concettuale del canto polare, che ci porta a scoprire un universo quasi "nascosto" in cui culture molto diverse tra loro, nel tempo e nello spazio, si ritrovano simili nel rappresentare il medesimo evento con il semplice linguaggio popolare, ricco di saggezza e umanità, che coniuga l'idea dell'attesa e della manifestazione.
Pio Pradolin



Il programma dei concerti:

Prima Parte
ECCE VIRGO Confractorio
CONDITOR ALME SIDERUM Hymnus
AD CANTUM LETICIE Discanto dall'Archivio Capitolare di Cividale
QUEM ETHERA ET TERRA Discanto dall'Archivio Capitolare di Cividale
ECCE REX VENIET Antiphona
MAGNIFICAT IV TONI G. Pl. da Palestrina
ALLELUJA - DIES SANTIFICATUS In nativitate Domini
PASTORES LOQUEBANTUR A. Costantini
PUER NATUS Ingressa
NATUS EST NOBIS J. Gallus


Seconda Parte
DOLCE FELICE E LIETA da il "Quarto Libro delle Laudi"
raccolte da F. Soto. Roma, 1591
NELL'APPARIR DEL SEMPITERNO SOLE
DIO S'E' FATTO FANCIULLO
SOPRA IL FIENO COLCATO
QUEL FANCIULLIN

 

Terza Parte
GLORIA IN CIELO lauda dal Laudario di Cortona Sec. XIII
DEH VENITE PASTORI S. Razzi
SIAMO QUA DEI TRE LORIENTI lauda dialettale, elab. A. Tieppo
PUER NATUS lauda arm. G. Mazzucato
GESU' BAMBIN L'E' NATO lauda dialettale, elab. T. Colombotto
LAUDA DELL'EPIFANIA lauda dialettale, elab. E. Casagrande




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