JUSTUS UT PALMA FLOREBIT
GLI APOSTOLI, I MARTIRI E I SANTI NEL CANTO MONODICO CRISTIANO


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Nuovo progetto di canto monodico cristiano


Il simbolo della palma in epoca paleocristiana indicava la gloria, e in particolar modo quella dei martiri. Infatti "justus ut palma florebit" (il giusto fiorirà come la palma) che da il titolo a questo nuovo progetto di canto monodico cristiano, è l'introito ed il graduale proprio della festa dei santi. La palma è spesso rinvenibile, appunto, negli antichi codici miniati dei graduali (libri della Messa), in particolare nelle parti dedicate alle celebrazioni dei martiri delle persecuzioni anti cristiane. Si è cercato in questo nuovo percorso di rispettare una certa coerenza repertoriale, esplorando una della parti più impegnative del vastissimo corpo dei canti della messa e dell'ufficio divino, privilegiando le parti mobili (il proprium), dedicate agli apostoli, ai martiri ed ai santi della Chiesa e introducendo altresì l'innodia loro dedicata. Quest'ultima forma letteraria e musicale probabilmente fu inaugurata alla fine del IV Secolo quando, sotto la guida pastorale di Sant'Ambrogio, in Milano era molto intensa la contrapposizione tra la cattolicità e l'eresia Ariana giunta dal Nord Europa, e, peraltro, incoraggiata da vasti settori della corte imperiale. Non a caso spesso gli inni, che, ricordiamo, sono composizioni poetiche di natura devozionale, quindi non tratti dai testi sacri, terminano con la tipica invocazione trinitaria, proprio per richiamare i principi dell'ortodossia ed opporsi ad interpretazioni ereticali che potevano avere forte presa in un popolo cristiano da poco uscito dalla clandestinità. L''innodia, che ha raggiunto spesso livelli di sofisticata eleganza sotto il profilo poetico, ma anche di intenso fascino sotto quello musicale, pare anche molto coltivata nella sede metropolita di Aquileia fin dai tempi di S. Cromazio vescovo e sviluppatasi in seguito con poeti e letterati di grande levatura e spessore quali Venanzio Fortunato da Duplavilis (attuale Valdobbiadene) nella diocesi suffraganea di Ceneda (VI Sec) e, più tardi, dai cividalesi Paolo Diacono e Paolino d'Aquileia, (VIII Sec.), tutti cresciuti intellettualmente sotto l'influsso della metropoli friulana. Guardando agli aspetti più propriamente liturgico-teologici, i canti monodici che proponiamo in questo progetto, nel loro insieme, rappresentano un corpus per le celebrazioni di figure esemplari, che hanno testimoniato la Parola anche con il loro estremo sacrificio, divenendo imitatio Christi, e quindi assurgendo a figure simboliche da celebrare in modo speciale lungo l'anno liturgico.
Di qui la complessa elaborazione delle melodie e la particolare ricchezza nell'ornamentazione, in particolare nelle parti tratte dal proprium missae, che sono caratteristiche prevalenti in questo tipo di repertorio. Per dare un senso di compiutezza a questo nuovo percorso musicale, così come del resto l'Offiicium Consort ha fatto anche in passato, evitando l'eccessiva specialità, oltre al tradizionale canto gregoriano, ci sembrava opportuno non dimenticare e quindi proporre anche il repertorio pre-gregoriano o regionale, introducendo brani tratti dalle tradizioni ambrosiana (chiesa di Milano), romano antica (repertorio ad uso esclusivo della cappella papale a Roma), nonché dal vasto ed interessante fondo capitolare cividalese (Sec. XII), quindi appartenuto alla tradizione di derivazione aquileiese. Per quest'ultima parte ci sembrava interessante riscoprire dei fenomeni di amplificazione verticale del repertorio monodico, corrispondenti al cantus planus binatim, cioè ad operazioni di aggiunta al repertorio canonico di una vox superirior che si muove anche in senso contrario rispetto alla melodia condotta dal tenor o dalla vox principalis. Trattasi in sostanza di esempi di polifonia primitiva in cui spesso si verifica l'incrocio delle parti; tali effetti servono a creare contrasto, anche aspro, alla soavità rarefatta del canto monodico, contribuendo a conferire all'insieme una qualità e una sostanza sonora differenziata, per ritmo, per colore e per effetti contrappuntistici, con indubbi esiti di arricchimento estetico della composizione.

A cura di Pio Francesco Pradolin



Programma del concerto:


Introduzione

- Iustus ut palma (Intr.)

Gli Apostoli

- In omnem terram (gr. antico romano)
- Alleluja - Gaudete justi in Domino
- Stetit angelus (Off.)
- Aeterna Christi munera (Inno ambrosiano)

I Martiri

- Alleluja
- Te martyrum candidatus
- Gloriabuntur in te (Off.)
- Posuisti Domine in capite (Off.)
- Te laudamus Domine (Transitorium ambrosiano)
- Verbum supernus prodiens (Inno ambrosiano)

I Santi

- Quinque prudentes virgines (Co)
- Simile est regnum coelorum (Co)
- Ut Queant laxis (inno aquileiese)
- Nycholai sollemnia (tropo al Benedicamus Domino, trad. patriarchina-aquileiese)

Conclusione

- Iustus ut palma (Gr.)




Organico dell'Officium Consort:

Claudio Zinutti, Moreno Siega Brussatin, Marco Della Putta, Sandro Giusti, Stefano Giusti, Alessandro Drigo, Pietro Santoro,
Pio Francesco Pradolin, Marco Casonato, Francesco Del Bianco











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