Nel segno di Giona: dal mistero del silenzio all'apoteosi della liberazione
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Premessa
Il Triduo pasquale rappresenta il centro del Mistero della Salvezza cristiana, tutto racchiuso nelle celebrazioni che la tradizione della Chiesa ha profondamente mutato nel tempo, in particolare dopo gli interventi "riformatori" successivi al Concilio Vaticano II, causa di un'autentica "deforestazione" verificatasi con l'abrogazione del Latino come lingua liturgica ed in seguito al sostanziale accantonamento della tradizione gregoriana e polifonica dai riti e dalle celebrazioni. L'Ufficio del Triduo in particolare, nella migliore tradizione musicale della chiesa, si presenta ricco di contenuti celebrativi e rituali, intimamente legati al significato teologico ed escatologico del periodo centrale dell'Anno liturgico: la passione, la morte e la resurrezione di Cristo. Si chiude, infine, con il giorno della gloria vittoriosa e della proclamazione della salvezza universale: l'Agnello della pasqua ebraica non rappresenta più la celebrazione di una ricorrenza liberatoria, limitata ad una stirpe e ad una nazione, ma diventa la stessa liberazione integrale dell'uomo e per l'uomo. E' la stessa salvezza delle nazioni.

Il mistero del silenzio
In tale contesto il Sabato Santo è il giorno del grande silenzio! Perché : "Il Re dorme. La terra tace perché Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormono ". Di tutta evidenza é l'analogia con l'Agnello che risveglia il gregge nella sequenza "Victime Paschali..." Il Vangelo di Matteo non trascura di ricordarci l'episodio dell'aspra contestazione dei Farisei e Sadducei contro Gesù, essi volevano un segno miracoloso che provasse la sua divinità. Ma Cristo rispose: "Non riceveranno alcun segno, eccetto il segno del profeta Giona" (Mt. 16). L'episodio del profeta Giona che viene ingoiato dal mostro marino e poi rigettato dopo tre giorni, simbolizza efficacemente il significato teologico-dogmatico più profondo del Sabato Santo. Nella chiesa orientale, ma anche in quella di Aquileia, Gesù dopo la passione e morte in croce, nel giorno "aliturgico" del Sabato discende agli inferi per risvegliare e liberare i giusti dell'Antico Testamento. Allora solo egli da compimento alla volontà salvifica del Padre, sperimentando l'abbandono totale, l'allontanamento estremo da Lui, giungendo all'horror, alla visio mortis e al duello mirabile con la morte ancora evocato dalla sequenza Victimae paschali laudes. Gli inferi sono l'orrido, il fondo più spaventoso dell'universo, la voragine: "Aestimatus sum cum descendentibus in lacu"... Sono conosciuto come colui che scende nel profondo degli abissi, come recita uno dei responsori cantati nell'Ufficio del Sabato Santo. Ma anche il versetto del responsorio del medesimo Ufficio "Recessit pastor noster" : "Destruxit quidem claustra inferni, et subvertit potentias diaboli" Ed ha anche distrutto le prigioni dell'Inferno…. Così Gesù porta a compimento, fino alle estreme conseguenze, fino in fondo, il progetto salvifico per il quale si fece parte dell'umanità.

L'apoteosi della liberazione
Il segno di Giona dunque, ben prima e ben oltre il segno della morte-resurrezione, è il segno della Salvezza delle nazioni e cioè della "distrazione" dell'eredità e dell'elezione divina da Israele alla regione di Saba, da Gerusalemme alla città di Ninive, grazie alla loro apertura e disponibilità nell'accogliere rispettivamente il Figlio dell'uomo, Salomone e Giona. Gesù, portando a compimento fino alle estreme conseguenze il progetto salvifico del Padre, testimonia che la Salvezza è compiuta e che la morte è definitivamente sconfitta. Ecco allora emergere in tutta la loro toccante linearità narrativa i vangeli con la visitatio sepulcri. Il quem quaeritis? Che l'angelo rivolge a Maria Maddalena. Cristo che voi cercate non é qui. È' risorto e vi precede in Galilea. A questo punto viene in aiuto l'immagine fortemente simbolica contenuta nell'antifona pasquale "Angelus Autem Domini": l'angelo fa scorrere la pietra pesante che ostruisce il Sepolcro e vi si siede: pare di tutta evidenza che il gesto di sedersi sulla pietra sepolcrale significhi un'apertura definitiva -già anticipata con Lazzaro- di tutti i sepolcri, in sostanza una vittoria definitiva e generale sulla morte. Come'è scritto nella visione di Giovanni, nell'Apocalisse: "Ma egli, posando su di me la destra, mi disse: non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi". Dunque, chiunque vive e muore in Cristo ha modo di pregustare quella vita nuova situata nell'orizzonte dell'eternità. La morte rimane certamente come fenomeno fisico ma non domina l'uomo come destino inevitabile e definitivo.

Pio Pradolin


Programma dei concerti:

Sabbato Sancto
LECTIO I L.G. da Viadana
SICUT OVIS A. Scarlatti
AESTIMATUS SUM T.L. de Victoria
RECESSIT PASTOR NOSTER A. Scarlatti
SEPULTO DOMINO resp. Gregoriano
PLANGE QUASI VIRGO A. Scarlatti
O VOS OMNES T.L. de Victoria
ECCE QUOMODO MORITUR JUSTUS A. Scarlatti
Dominica Resurrectionis
ALLELUJA PASQUALE Gregoriano
VESPEREM AUTEM SABBATI ant. Gregoriano
MARIA MAGDALENE A. Gabrieli
HAEC DIES J. Gallus
ANGELUS AUTEM DOMINI ant. Gregoriano
ANGELUS AUTEM DOMINI F. Anerio
VICTIMAE PASCHALIS seq. Gregoriano
ALLELUJA Romano Antico
VIRTUTE MAGNA G. Croce
REGINA COELI ant. Gregoriano
REGINA COELI A. Lotti
























 




L'organico dell'Officium Consort:
(nei brani di Alessandro Scarlatti, Giovanni Croce, Andrea Gabrieli, Felice Anerio e Antonio Lotti)

soprani: Elena Bergamo, Vania Marzona, Silvia Nonis, Maura Roggio, Alessandra Rosso

alti: Patrizia Avon, Francesca Basso, Carla Brovedani, Lisa Friziero, Tania Lombardozzi, Alessia Nadin, Lucia Zigoni

tenori: Marco Della Putta, Andrea Furlani, Sandro Giusti, Stefano Giusti, Vania Pedronetto, Tarcisio Zavagno

bassi: Marco Casonato, Francesco Del Bianco, Alessandro Drigo, Daniele Fabbro, Pio Pradolin, Pietro Santoro




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