"In omnem terram exivit sonus"
Un legame fecondo, nel tempo, fra tradizione monodica e letteratura organistica

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Nel recupero di liturgie antiche o di cerimoniali di altre epoche, non necessariamente medievali, la monodia gregoriana, pur in contesti musicali del tutto diversi, mantiene una sua personalità ben definita. Nel sorgere e svilupparsi della polifonia o nell'emancipazione della musica strumentale da quella vocale, il canto piano dialoga con le nuove forme musicali, rimanendone influenzato o ponendosi come substrato per nuove e vitali esperienze. Il canto gregoriano in dialogo con la musica organistica e con la polifonia testimonia che il canto liturgico attraverso i secoli abbia interagito con le esperienze culturali più innovative.

Trattare del rapporto tra gregoriano e musica per organo significa partire da un dualismo complementare che risale all'alto medioevo, più esattamente alla metà dell'VIII secolo, quando l'imperatore romano d'oriente Costantino dona un organo al re dei franchi Pipino il Breve. Un avvenimento che -almeno ufficialmente- segna l'inizio della storia organaria in Europa e precede di pochi decenni quella rivoluzione politicamente voluta ed indotta che passa sotto il nome di riforma carolingia del canto monodico cristiano, in seguito denominato canto gregoriano. Tale dualismo complementare si manifesta nella stessa concezione medioevale della musica divina: da un lato la lode a Dio attraverso i cori degli angeli, rappresentato nella musica da chiesa dal coro dei chierici, dall'altro il movimento delle sfere celesti in armonia tra loro, simbolicamente rappresentato dall'organo.

Tale simbologia perdura almeno fino al XV secolo, quando, da un lato, la tecnica organaria conosce l'invenzione dei registri, con un aumento delle possibilità tecnico-espressive anche in chiave "concertistica" dello strumento, mentre dal lato polifonico, si assiste alla grande epopea della scuola borgognona e franco-fiamminga. Tali fenomeni preludono, nell'arco di un secolo, ad ulteriori evoluzioni determinate durante il XVI Secolo dalla riforma luterana e dal concilio tridentino.

Questi eventi, nel lasso di tempo che va dalla seconda metà del '400, alla seconda del '500, fino alle soglie del periodo barocco, risultano dirompenti per la storia della musica sacra. Rappresentano infatti un turning point che porterà a maturazione, soprattutto dopo la prima metà del XVII Secolo, una sostanziale divaricazione tra l'ascetismo del cantus firmus negli ambienti ecclesiastici cattolici e l'austerità composta e rigorosa del corale luterano.

In quel periodo tra l'altro prende forma la prassi dell'alternatim che rappresenta in se l'apice evolutivo del rapporto tra la tradizione monodica e la letteratura organistica. I brani vengono presentati secondo l'ordine di una Missa alternatim. Un tipo di celebrazione liturgica che - definitivamente autorizzata, nel 1600, da Papa Clemente VIII- prevedeva la sostituzione di alcune parti di testo liturgico con specifici brani di organo. Il genere fu coltivato a lungo, fino a tutto il XIX Secolo dando origine a numerose raccolte di composizioni organistiche, fra cui spicca per perfezione formale quella dell'insigne compositore ferrarese Gerolamo Frescobaldi (1583-1643). L' alternatim con il canto gregoriano dona all'organista una personalità liturgica indipendente, in dialogo con il coro, utilizzando per le proprie variazioni la monodia liturgica. Un altro tipico esempio di rapporto/ispirazione tra monodia e organo è la composizione di messe polifoniche post-tridentine, la cui struttura prevede lo sviluppo di un tema gregoriano, pur rimanendo l'elaborazione contrappuntistica rispettosa dell'intellegibilità del testo e con un grado di difficoltà che ne permetta l'esecuzione a cantorie di medie capacità. Il modello di riferimento è quello della Missa brevis italiana, nella quale l'Ordinarium è intonato polifonicamente, mentre il Proprium viene eseguito in canto piano, con interventi organistici.

Ma anche in ambienti protestanti il canto gregoriano non viene del tutto dimenticato. Ne abbiamo un esempio in Bach con la Passacaglia per organo le cui prime otto battute sono ispirate dal communio del IV modo Acceptabis sacrificium iustitiae, secondo la vecchia scansione dell'anno liturgico, cantata alla X domenica dopo Pentecoste.

E' nel secolo dei lumi e fino alla metà del 1800 che l'organo conosce un inesorabile declino, connesso con l'avvento della modernità. E' questa l'età del classicismo in cui, sulla spinta di nuove istanze politico-sociali connesse con la rivoluzione borghese, l'organo sembra perdere quel substrato straordinario di motivazioni e significati simbolici che possedeva nelle età precedenti. Pare affievolrsi anche la prassi dell'alternatim ormai superata da un processo evolutivo che conferisce autonomia allo strumento, un'evoluzione in cui si assiste ad un notevole incremento sonoro e fonico, che lo trasforma e lo emancipa gradatamente da un ruolo strettamente connesso con la funzione religiosa, ad una vera e propria macchina da suono, in grado di imitare i suoni orchestrali o addirittura quelli bandistici. Insomma, stiamo assistendo ad una sorta di metamorfosi che coincide con una crisi di crescita, ma che corrisponde anche ad una profonda crisi di ruolo.

A cavallo tra il sette e l'ottocento si diffonde, a tutti i livelli, la musica operistica. L'Opera diventa ben presto il genere musicale più richiesto e più amato ed anche l'organo deve subire le inevitabili conseguenze di questo cambiamento, che sono mirabilmente espresse nelle composizioni dei musicisti italiani, opere che molto spesso sotto titolo di carattere ed ispirazione religiosa nascondono stili di vere e proprie musiche di scena. E' ovvio che anche nel campo delle foniche l'organo subisce una radicale evoluzione. Le voci propriamente organistiche, come i Principali ed i suoi derivati, spariscono quasi completamente e vengono privilegiati i registri di tipo orchestrale. Qui, forse, si gioca l'inesorabile dicotomia, che si andrà approfondendo, tra canto antico e tradizione vocale e musica organistica.

Grandi compositori del periodo romantico lasciano comunque corpose eredità in fatto di produzione organistica: Listz, Mendelshon, Bruckner, Frank, solo per citarne alcuni Nel periodo che va dalla seconda metà dell'ottocento agli anni trenta del XX Secolo si possono cogliere gli effetti della riforma ceciliana, alla quale, se da un lato va riconsociuto l'indubbio merito di aver reagito agli eccessi ed alla decadenza in cui era precipitata la musica liturgica e sacra, con l'introduzione della restaurazione gregoriana, dall'altro non possiamo che registrare un'indifferenza sostanziale nei confronti dell'organo e del suo ruolo, quasi che lo strumento dovesse pagare tutte le colpe di involuzioni epocali. Si assiste pertanto ad una dicotomia e ad una contraddizione che porta l'evoluzione sinfonica dello strumento ad una produzione di composizioni immensa. Questo è anche il periodo dei grandi concertisti e dei compositori-organisti che, oltre a svolgere le loro mansioni al servizio della liturgia, portano in giro per il Mondo la loro arte, arricchendo la letteratura musicale organistica di una mole di opere che da sola eguaglia e supera tutta la produzione dei secoli precedenti.

Se da una parte si è ormai raggiunto il massimo in fatto di resa fonica delle canne, dall'altra, soprattutto nell'area germanica, si assiste ad una riscoperta delle sonorità antiche. Gli aderenti a questo movimento di riscoperta, denominata 'Orgelbewegung', partendo da una ricerca storica accurata sia tecnica che fonica, propugnano il ritorno all'utilizzo di strumenti dalle caratteristiche antiche. L'affermarsi di questo movimento porta rapidamente alla costruzione, da parte di alcuni organari, di strumenti realizzati secondo progetti redatti da antichi artefici e, di conseguenza, alla riscoperta di tutta una letteratura organistica che era stata dimenticata. Questo movimento diventerà in seguito una vera e propria filosofia organaria.

In altri contesti, invece, l'organo moderno vede avvicendarsi alle sue consolles i grossi calibri (Duruflè, Messiaen, Duprè, Litaize, Peeters, Schilling...) di una generazione di organisti-compositori che hanno mirabilmente testimoniato, nelle loro opere, le varie anime del mondo musicale del novecento; accanto ad essi, altri compositori, non organisti, hanno lasciato il loro contributo dedicando composizioni a questo strumento (Hindemit, Schoemberg, Poulenc, Casella...).

Agli albori del nostro secolo il panorama musicale mondiale subisce una costante evoluzione, più che altro costituita da una serie di microevoluzioni, di interscambi, di contaminazioni ed interazioni stilistiche e formali; il Novecento è, musicalmente parlando, l'epoca forse più ricca e contradditoria, in cui il neoclassico si fonde con il postromanticismo, la sperimentazione con la riscoperta del contrappunto, la ricerca di nuove espressività con la rilettura del canto monodico antico il tutto in un continuo intreccio senza soluzione di continuità in cui emergono, purtuttavia, alcune grandi tendenze che orienteranno poi le scelte da cui prenderà origine la musica contemporanea. La musica organistica rispecchia anch'essa, seppure in modo minore, questo fenomeno artistico e quella tensione verso il nuovo che pervade il mondo musicale dell'epoca.

Pio Pradolin





Programma dei concerti:

IN OMNEM TERRAM Graduale II modo
ACCEPTABIS Communio IV modo
Johann Sebastian Bach
PASSACAGLIA E FUGA IN DO MIN. BWV 582
CONDITOR ALME SIDERUM Inno IV modo
(Oxford, Bodleian Library, MS Laud Lat. 95)
JESU REDEMPTOR OMNIUM Inno I modo
Marcel Dupré
"IL MONDO NELL'ATTESA DEL SALVATORE" Allegro Agitato,
I movimento dalla Sinfonia Passione
PLASMATOR HOMINIS Inno VIII modo, organum alla quarta
NOBILIS HUMILIS Magnus Hymn
dal manoscritto conservato nell'Università di Upsala
ALMA REDEMPTORIS MATER Antiphona V modo
Franz Liszt
"L'ALBERO DEL NATALE" Suite
Psallite, In dulci Jubilo, Campane della sera,
Adeste Fideles, Berceuse
Franz Herzog
AVE MARIS STELLA Elaborazione sulla melodia gregoriana
Erik Satie
"KYRIE" dalla Messe des pauvres Coro e organo
























 




 

 

 









La collaborazione con il M° Francesco Finotti...

Allievo di Istvan Koloss (Budapest) e Jean Guillou (Parigi), nel 1978 Francesco Finotti ottiene il Primo Premio al Concorso Internazionale d'Organo "Franz Liszt" di Budapest (Ungheria). La sua carriera di concertista lo porta a suonare regolarmente per i più importanti Festivals musicali ed organistici internazionali, tra i quali le Settimane Musicali Internazionali di Lucerna (Svizzera), le Settimane Musicali di Budapest, i Festivals d'Organo di Magadino (Svizzera), Tallin (Estonia), Lahti (Finlandia), Amburgo, Bielefeld, Wuppertal, Francoforte, Kevelaer, Korschenbroich (Germania), Lussemburgo, il Festival Estival di Parigi, i concerti d'organo a Parigi/Saint Eustache, Parigi/Notre Dame, l'Alpe d'Huez (Grenoble-Francia), i Festivals d'organo di Ravenna San Vitale, Aosta, Roma, Bergamo, Morelia e Guadalajara (Messico), Hong Kong, Kuala Lumpur (Malesia), Rotterdam, Breda, Kampen (Olanda).
Viene spesso chiamato a far parte della Giuria di importanti Concorsi Internazionali d'organo e a collaborare con solisti in qualità di accompagnatore al pianoforte o clavicembalo, coltivando in tal modo il repertorio cameristico.
Parallelamente all'attività di insegnante al Conservatorio "Pollini" di Padova (Organo e Canto Gregoriano) e al Corso di Interpretazione e Perfezionamento organistico di Arzignano (Vicenza), si misura con le problematiche di una moderna progettazione e costruzione del proprio strumento. Elabora un sistema di calcolo al computer dei corpi sonori (1997), con il quale esegue la parametrazione dei singoli registri di cui si compongono i suoi progetti, ricercando con questo ausilio prezioso e moderno nuove prospettive musicali in un campo - quello della costruzione delle canne - nel quale empirismo ed approssimazione sono pratiche ancora diffuse.
Realizza con prestigiose case organarie strumenti innovativi e particolarmente originali, attraverso i quali propone in maniera personale la figura del musicista-progettista del proprio strumento, un ruolo a tutt'oggi pressoche sconosciuto in Italia.
Pubblica la prima edizione italiana (Luglio '99) delle opere teoriche di Aristide Cavaillé-Coll, il grande costruttore d'organi, portando a conoscenza del mondo organistico italiano testi fondamentali per la comprensione dei meccanismi che presiedono alla realizzazione di queste speciali macchine sonore.
Collabora saltuariamente a riviste specializzate del settore, trattando argomenti specifici riguardanti la progettazione ed installazione di nuovi organi, o partecipando come relatore a convegni.
Per la firma "Edelweiss" ha registrato in compact-disc all'organo "Kleuker-Steinmayer" della Tonhalle di Zurigo le opere organistiche di Robert Schumann e Franz Liszt. Numerose registrazioni radiofoniche sono trasmesse dalle più importanti emittenti europee.
E' organista onorario del Duomo di Abano Terme - Padova e consulente artistico del Festival Internazionale d'Organo che vi si svolge nel mese di settembre.







 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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